Aveva chiesto al suo migliore amico di vegliare sui due figli, arrivati da poco dal Marocco: di seguirli a scuola, di aiutarli a inserirsi in una vita nuova. Un ruolo che quell'uomo si è trovato a raccontare al Giornale di Vicenza con la voce spezzata dalla commozione, dopo che il 54enne — ucciso a coltellate nella notte tra martedì 8 e mercoledì 9 settembre a Marano Vicentino, in provincia di Vicenza, al culmine di una lite familiare — è morto per mano del figlio 15enne, secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti. Un delitto maturato, secondo l'amico, dentro un rapporto già segnato da mesi di difficoltà mai davvero affrontate.
«Dipendente dai social»
Il quindicenne, racconta, non si era mai davvero adattato alla vita italiana da quando era arrivato a vivere con il padre e la sorella minore: «Ha dimostrato fin da subito di essere un adolescente problematico», dice l'amico, che descrive un ragazzo chiuso su di sé, «sempre incollato al cellulare, dipendente dai social», capace di restare per ore in auto con lo sguardo fisso sul telefono anche quando il padre andava a trovarlo insieme a lui. Un disagio segnalato più volte, spiega, senza mai trovare risposta: il confronto con gli insegnanti delle medie, i tentativi di convincere il ragazzo a farsi seguire da uno psicologo. «Le nostre richieste sono sempre cadute nel vuoto», racconta, «il ragazzo si rifiutava di essere aiutato».
«Il suo gesto non ha scusanti»
A colpire è anche il ritratto che l'amico fa della vittima: un uomo arrivato dal Marocco nel 2019 per costruirsi una vita migliore, capace di reinventarsi da scenografo televisivo a operaio pur di garantire un futuro ai due figli, ricongiunti a lui solo lo scorso ottobre dopo anni di lontananza. «Una persona meravigliosa, educata, gentile», lo definisce, «un gran lavoratore che ha sempre fatto tutto per amore della sua famiglia».
Ma di fronte al gesto del quindicenne non lascia spazio a interpretazioni: «Per me non ha scusanti». E allarga il ragionamento a una generazione intera, quella cresciuta — dice — «drogata dai social», incapace di reggere il peso di un rifiuto: «Non distinguono più la realtà dalla finzione, il bene dal male. Sono abituati a sentirsi dire sempre di sì: così, quando arriva un no, ne fanno una tragedia».Ultimo aggiornamento: giovedì 10 settembre 2026, 14:00
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