
Dopo le interminabili giornate di luce, il sole ha già ricominciato a tramontare, le temperature si fanno più rigide e tra poco si avvisteranno le prime aurore boreali. A Longyearbyen, il centro abitato più settentrionale del pianeta nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, ci si prepara per l’autunno artico. Con il ritorno del buio, anche Huset cambia atmosfera. Le grandi vetrate smettono di essere solo un punto d’osservazione sul paesaggio e iniziano a riflettere gli interni, mentre la luce artificiale prende il sopravvento. È così che lo studio norvegese Snøhetta ha immaginato il nuovo volto del ristorante di alta cucina ai confini del Polo Nord.

Inaugurato nel 1951 come centro comunitario della compagnia mineraria Store Norske, Huset è un edificio-simbolo: nel corso dei decenni è stato chiesa, scuola, cinema, sala concerti, palestra, ufficio postale e perfino ospedale, accompagnando l’evoluzione della cittadina ben oltre l’epoca dell’estrazione del carbone. Dal 1977 ospita un ristorante che oggi, grazie alla cucina dello chef spagnolo Alberto Lozano e alla cantina con oltre mille etichette, è diventato una meta gastronomica internazionale. Per Snøhetta intervenire su un luogo così carico di memoria significa evitare qualsiasi gesto autoreferenziale.
«Uno degli insegnamenti più importanti di questo progetto è che la trasformazione non è un limite, ma un’enorme opportunità», spiega Marlene Fenger Vedal, project manager e responsabile del team di interior design. «Lavorando con ciò che già esiste è possibile sviluppare soluzioni più sostenibili e significative, in linea con la storia e l’identità di un luogo, dove la memoria non viene soltanto preservata, ma attivata come risorsa per plasmare il futuro». Da qui un approccio calibrato in cui arredi, materiali e illuminazione lavorano insieme per restituire l’atmosfera del Grande Nord. Il rovere tinto in due tonalità riprende il soffitto a cassettoni dell’antica sala cinematografica, la pietra di Öland ritorna nei banconi e nei tavoli conviviali, il linoleum rosso introduce una nota calda ispirata ai colori della tundra, mentre l’acciaio inox richiama il passato industriale dell’arcipelago.
A definire l’atmosfera contribuisce soprattutto l’installazione di strati di tessuto semitrasparente che filtra i raggi del sole di mezzanotte come quelli delle brevi giornate invernali.

Anche la cucina è una raffinata ‘arte dell’arrangiarsi’. Qui le provviste arrivano con difficoltà attraverso il Mare di Barents e la disponibilità delle materie prime è scandita da stagioni estreme. Lo chef Lozano, dopo esperienze in alcune delle migliori brigate europee, interpreta l’Artico con un menu degustazione di 14 portate che combina tecnica francese, sensibilità mediterranea e rigore nordico. Nel piatto arrivano renna, granchio reale, pernice bianca, frutti di mare artici, ma anche erbe spontanee, funghi e bacche raccolte sul posto. Tra i dessert, bonbon di cioccolato fondente ripieni di fitoplancton e lavanda.

La scarsità di materie diventa uno stimolo creativo: affumicature, salagioni ed essiccazioni permettono di valorizzare ogni ingrediente, mentre erbe aromatiche e microgreens vengono coltivati direttamente nel ristorante. Persino il pane nasce dai cereali recuperati dal birrificio locale e i drink analcolici sono prodotti con fermentati, infusi e aceti fatti in casa. «Tutto parte da ciò che troviamo qui: i fiordi, la tundra, le stagioni», dice Lozano. «E da lì costruiamo ogni piatto».

Dove: Huset, SJ, Vei 300, Longyearbyen, Svalbard & Jan Mayen, tel. +47/48044545
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