Si sono conclusi gli
interventi di manutenzione e restauro dedicati alle due macine
asinarie in pietra lavica e al grande forno a legna del
pistrinum che si affaccia sul Vicolo Meridionale al Parco
archeologico di Ercolano. Si tratta di uno dei due forni del
popoloso quartiere vicino alla Palestra, insieme a quello di
Sextus Patulcius Felix. L'operazione restituisce ai visitatori
un ambiente straordinario, uno dei luoghi che più di ogni altro
sa raccontare la vita di tutti i giorni nell'antica città
vesuviana prima dell'eruzione del 79 d.C. Il complesso, situato
in un popoloso quartiere nei pressi della Palestra, custodisce
una storia affascinante. Prima di diventare una bottega del
pane, l'edificio aveva una destinazione d'uso del tutto diversa:
gli ambienti oggi destinati a deposito ospitavano una latrina
pubblica con una grande seduta in legno in grado di accogliere
fino a dieci persone contemporaneamente. Soltanto in un secondo
momento, prima della tragedia che sommerse la città, gli spazi
vennero riconvertiti in panificio con forno, vasca per l'acqua,
sala di molitura e stalla per gli animali. A questo luogo è
legata anche la celebre storia dell'asinello ritrovato negli
anni Trenta dall'archeologo Amedeo Maiuri. Ai piedi di una delle
macine vennero infatti rinvenuti i resti dell'animale da soma
che, girando senza sosta, garantiva la produzione della farina.
Maiuri scelse di lasciare lo scheletro esattamente lì dove era
stato trovato, protetto da una teca in ferro, creando un
precursore dei moderni musei all'aperto. Sebbene i resti siano
stati trasferiti nei depositi negli anni Ottanta per ragioni di
conservazione, il Parco è pronto oggi a riportare in vita questa
narrazione attraverso strumenti digitali di ultima generazione,
tra cui rilievi tridimensionali e ricostruzioni virtuali. "Ogni
intervento di restauro è un'occasione per raccontare l'antichità
con strumenti nuovi. La storia di questo panificio, delle sue
macine e dell'asinello ritrovato da Maiuri ci parla del lavoro
quotidiano nell'antica Ercolano, e oggi, grazie ai rilievi
digitali realizzati durante il cantiere, possiamo immaginare
nuovi modi per farla conoscere a chi visita il Parco e a chi ci
segue online", ha dichiarato Federica Colaiacomo, direttrice del
Parco archeologico. La valorizzazione del pane ercolanese va
oltre i confini del sito archeologico: fino al 18 ottobre 2026,
a Castel Sant'Angelo a Roma, la mostra 'Ercolano. L'arte di
vivere' espone proprio una pagnotta carbonizzata giunta intatta
fino a noi, creando un filo conduttore tra la Capitale e
l'antica Herculaneum. (ANSA)
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