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«Abbiamo firmato un Progetto di Vita un anno fa. Oggi mi dicono che non garantisce i servizi»

September 24, 2026

Pubblicato il: 24/09/2026 – 8:22

Riceviamo e pubblichiamo

«Mi chiamo Maria, sono la mamma di Gwyneth, una ragazza autistica che vive a Maida. Non sono un’esperta di leggi e normative sulla disabilità e non voglio diventarlo. Sono semplicemente una mamma che da anni cerca di capire quali possibilità ci siano per aiutare sua figlia a crescere, diventare più autonoma e avere le stesse occasioni degli altri. Nel febbraio del 2025 ho presentato la domanda per il Progetto di Vita di mia figlia. Abbiamo aspettato mesi, partecipato agli incontri, raccontato i suoi bisogni, le sue difficoltà, quello che già faceva e quello di cui avrebbe avuto bisogno. Alla fine è stato elaborato un documento di oltre 80 pagine, che abbiamo sottoscritto il 3 settembre 2025. In quelle pagine non ci sono soltanto le cose raccontate da noi genitori. Ci sono le valutazioni dei professionisti e dei servizi che hanno partecipato alla costruzione del progetto e tra quelle valutazioni c’è scritto chiaramente che mia figlia ha bisogno di un sostegno importante nelle autonomie personali e sociali e che i sostegni che già aveva non erano sufficienti. Per questo nel suo Progetto di Vita è stato prevista anche l’assistenza educativa domiciliare. Nel documento era scritto già allora che la procedura per attivarlo era in corso. È passato più di un anno e quel sostegno non è mai partito. Il Comune di Maida ha garantito gli interventi di sua competenza, come l’assistenza educativa scolastica e il trasporto pubblico, sia a scuola che verso i luoghi di terapia che si trovano a Lamezia. Ma l’assistenza educativa domiciliare, di cui è responsabile il Comune di Lamezia Terme, prevista per aiutare Gwyneth a diventare più autonoma nella vita quotidiana, negli spostamenti, nelle piccole attività fuori casa e nelle relazioni con gli altri è rimasto sulla carta. Sono tutte attività che non sto inventando oggi: sono descritte nel suo Progetto di Vita, redatto dai Professionisti del Comune di Lamezia Terme oltre un anno fa. Martedì 22 settembre sono stata convocata per la revisione annuale del progetto: pensavo che avremmo parlato anche di ciò che, in questo anno, non era stato ancora realizzato. Mi sono invece sentita dire una cosa che mi ha lasciata sinceramente disorientata: aver sottoscritto il Progetto di Vita non significa avere la garanzia che quei servizi vengano effettivamente erogati. Mia figlia è stata inserita nella graduatoria per l’assistenza domiciliare dell’Ambito Territoriale Sociale di Lamezia Terme. È stata dichiarata idonea, ma, in sostanza, ci sono altre persone che vengono prima di lei e che le risorse non sono sufficienti per tutti. Io non penso che mia figlia abbia più diritto degli altri. Dietro ogni nome di quella graduatoria probabilmente c’è una famiglia come la nostra. E forse è proprio questo che mi fa più male: possibile che per dare una risposta a una persona con disabilità si debba necessariamente lasciarne fuori un’altra? Se abbiamo aspettato mesi per fare una valutazione, se diversi professionisti hanno stabilito di cosa ha bisogno mia figlia, se abbiamo costruito insieme un Progetto di Vita e alla fine lo abbiamo sottoscritto, a cosa serve tutto questo se poi, quando arriva il momento di attivare un sostegno, torniamo al punto di partenza e diventiamo semplicemente un numero in una graduatoria? Ci sono tante persone dichiarate idonee che non stanno ricevendo il servizio perché i soldi non bastavano. Ci sono famiglie che aspettano. Ci sono anche Progetti di Vita, come quello di mia figlia, nei quali determinati sostegni sono già stati individuati ma non sono mai partiti…poi veniamo a scoprire dalla stampa che per l’Ambito di Lamezia Terme ci sono quasi 950 mila euro di vecchi fondi per la non autosufficienza che erano rimasti inutilizzati. Per questo ho deciso di scrivere all’Assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface e al Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità Ernesto Siclari, chiedendo loro di aiutarci a capire cosa debba succedere adesso. Perché vorrei che qualcuno mi spiegasse una cosa molto semplice: che senso ha revisione ciò che dovrebbe essere fatto domani, se non siamo ancora riusciti a realizzare ciò che avevamo scritto e firmato ieri? Non voglio altre 80 pagine. Vorrei semplicemente che quelle che abbiamo già scritto insieme cominciassero a significare qualcosa nella vita quotidiana di mia figlia».

Maria Cristofaro, Mamma di Gwyneth