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Abusi, il caso Rupnik tallona il Papa in Francia: mosaici coperti a Lourdes, imbarazzo in Vaticano (e in nunziatura)

August 28, 2026

Il caso Rupnik è destinato a tallonare Leone XIV nel suo prossimo viaggio in Francia. Non soltanto a Lourdes, dove i grandi mosaici dell'ex gesuita sono stati coperti in vista della visita pontificia, ma persino nella nunziatura apostolica di Parigi, dove il Papa soggiornerà e dove la piccola cappella privata è anch'essa decorata con opere dell'artista sloveno accusato da numerose donne di abusi sessuali, psicologici e spirituali.

Un cortocircuito difficile da ignorare e che riporta direttamente a Roma una questione finora sospesa: che cosa intende fare la Santa Sede delle opere di Rupnik conservate in alcuni dei luoghi più importanti della cristianità, a cominciare dalla cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico e dalla cappella del Seminario Romano nel complesso del Laterano?

Il viaggio francese rischia così di trasformarsi in un detonatore. A Lourdes il problema era aperto da anni. Alcune vittime di abusi avevano denunciato il forte disagio e, in alcuni casi, il trauma provocato dalla presenza dei giganteschi mosaici di Rupnik sulla facciata della basilica del Rosario. Il vescovo ha finalmente scelto di oscurarli completamente con grandi pannelli. Una decisione significativa alla vigilia dell'arrivo di Leone XIV, che durante il viaggio dovrebbe incontrare anche un gruppo di vittime francesi di violenza sessuale.

Il nodo, del resto, non riguarda soltanto l'autore delle opere, ma investe inevitabilmente anche la loro genesi e il linguaggio spirituale che le attraversa.

Alcune delle donne che accusano Rupnik hanno raccontato che gli abusi sarebbero avvenuti anche in luoghi sacri e sarebbero stati accompagnati da una manipolazione sistematica del linguaggio religioso. Secondo le loro testimonianze, l'ex gesuita avrebbe utilizzato concetti teologici e immagini della mistica cristiana per giustificare comportamenti sessuali e rapporti di dominio.

Una delle accusatrici ha raccontato pubblicamente che Rupnik avrebbe cercato di estendere il proprio controllo a ogni aspetto della vita delle donne che gli erano affidate, arrivando a proporre rapporti sessuali a tre attribuendo loro un significato trinitario e utilizzando persino il gesto liturgico del bacio dell'altare per conferire un significato religioso agli atti sessuali. Accuse gravissime, sulle quali dovrà pronunciarsi il tribunale canonico e che rendono ancora più delicata la discussione sulla permanenza delle sue opere nei luoghi di culto.

Il problema, però, non si fermerà a Lourdes. Un dilemma quasi identico attende Leone XIV a Parigi, dove soggiornerà il 25 e 26 settembre nella nunziatura apostolica. Nell'edificio in cui il Pontefice mangerà e dormirà si trova infatti una cappella privata decorata anch'essa con mosaici di Rupnik.  Non è noto se Leone XIV utilizzerà quella cappella per la preghiera privata durante il soggiorno. Ma la semplice presenza dei mosaici nella residenza diplomatica vaticana rende evidente una contraddizione che il viaggio rischia di portare definitivamente alla luce: mentre Lourdes ha scelto di oscurare Rupnik, Roma non ha ancora indicato una linea generale sulle centinaia di opere disseminate in chiese, santuari e istituzioni ecclesiastiche di tutto il mondo.

Ed è proprio questo silenzio ad alimentare l'imbarazzo. Il dossier attraversa infatti diversi livelli della Santa Sede: quello giudiziario, con il processo canonico ancora aperto; quello pastorale, legato alla tutela delle vittime; e quello artistico e liturgico, che pone la questione della permanenza delle opere nei luoghi sacri. Una questione resa ancora più sensibile dal fatto che, negli anni precedenti all'esplosione pubblica dello scandalo, Rupnik aveva goduto di un vastissimo credito negli ambienti ecclesiastici e vaticani.

A rendere ancora più pesante il quadro sono ora nuovi documenti emersi dalla Comunità Loyola, la realtà religiosa femminile slovena nella quale si collocherebbe una parte consistente degli abusi denunciati. Ventidue donne avrebbero lasciato testimonianze scritte già nel 2000, oltre vent'anni prima che il caso diventasse pubblico.

Secondo quanto rivelato da OSV News, le lettere sarebbero state redatte durante la Pasqua del Giubileo su indicazione dell'allora superiora Ivanka Hosta e indirizzate allo stesso Rupnik. Circa quaranta religiose sarebbero state invitate a scrivere; ventidue avrebbero riferito episodi riconducibili, secondo le testimonianze, a manipolazioni, abusi di autorità e comportamenti di natura sessuale.

Fabrizia Raguso, ex appartenente alla Comunità Loyola e oggi docente di Psicologia all'Università Cattolica Portoghese, è finora l'unica tra le donne coinvolte in quelle lettere ad avere accettato di essere identificata pubblicamente. Ha raccontato che le religiose furono invitate a descrivere a Rupnik ciò che avevano subito e, nello spirito del Giubileo, a perdonarlo. Se confermata nella sua interezza, la documentazione mostrerebbe dunque che all'interno della comunità accuse e segnali d'allarme circolavano per iscritto già all'inizio del nuovo millennio.

Il Vaticano, il 22 luglio, ha confermato che il procedimento penale canonico nei confronti dell'ex gesuita è ancora in corso, definendo «completamente infondate» le indiscrezioni su una sua presunta assoluzione. Resta però il malessere espresso dalle vittime e dai loro legali per l'opacità e la scarsità di informazioni ricevute sull'andamento del processo.

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