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Acerra, spari contro l’asilo. «Una vendetta del racket», la proprietaria aveva denunciato i suoi estorsori

October 17, 2026

Almeno sette colpi di pistola sparati su porte e saracinesche di un asilo nido privato, poco prima della mezzanotte di giovedì. Un asilo che a quell’ora tarda era ovviamente chiuso ma il tiro al bersaglio avrebbe potuto ugualmente mettere in pericolo la vita di persone innocenti. Due dei sette proiettili finiti sull’edificio si sono infatti conficcati nel letto matrimoniale di una coppia, marito e moglie che al momento della sparatoria stavano dormendo nella loro abitazione ubicata sopra l’asilo attaccato dal commando di criminali. I coniugi hanno dichiarato agli inquirenti di non essersi accorti di nulla ma i colpi sono stati trovati dagli investigatori nella struttura del loro letto. Proiettili che sono penetrati in camera bucando i vetri del balcone. Le altre pallottole hanno raggiunto le saracinesche e il muro di cinta dell’asilo mandando in frantumi una vetrata.

Il contesto

Un quadro fosco. Gli emissari delle estorsioni, la pista seguita dagli inquirenti, non hanno soltanto preso di mira il nido privato “Il paese dei balocchi”, in via Stendardo, a poca distanza dal centro di Acerra. L’obiettivo è tutta l’azienda che lo gestisce. Le indagini sono dei carabinieri. L’asilo è gestito da Maria De Rosa, ex assessore alle politiche sociali e all’urbanistica della giunta del sindaco Tito D’Errico nonché moglie di Pasquale Balascio, giovane imprenditore il cui arresto, avvenuto tre anni fa, costrinse la consorte alle dimissioni dall’esecutivo comunale.

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La storia

Da allora, dal novembre del 2023, non c’è pace per Maria De Rosa, che oltre all’asilo finito nella sparatoria ne possiede altri due e ne sta per inaugurare un quarto, sempre ad Acerra. L’imprenditrice sta subendo minacce da tempo. Il marito nel frattempo è agli arresti domiciliari. Ha subito una condanna a sei anni per una storia di usura. Una lunga scia di paura. Ad agosto del 2025 alcuni pregiudicati coinvolti in un’inchiesta sulle estorsioni ad Acerra fecero irruzione nell’abitazione di De Rosa e Balascio. In quell’occasione Balascio fu costretto ad ascoltare e vedere in videochiamata un boss latitante che lo invitò a pagare il pizzo per l’ultimo asilo appena inaugurato. Successivamente gli stessi pregiudicati si ripresentarono in casa per minacciare la coppia. Una volta si recarono pure davanti a uno dei nidi di proprietà, in quel momento aperto, con i bambini dentro. Poi Maria e Pasquale decisero di denunciare i loro persecutori. A gennaio la dda (pm Giuseppe Visone) fece arrestare dai carabinieri i quattro soggetti denunciati. Tre erano già in carcere, il boss Antonio Aloia, Giovanni Tarantino e Pasquale di Norcia, mentre Giordano Salvatore Pacilio, della famiglia che gestisce le pompe funebri in città, fu prelevato dai militari in casa. Poco dopo Maria De Rosa e Pasquale Balascio testimoniarono al processo. Aloia, Tarantino e Di Norcia sono stati quindi condannati di recente in rito abbreviato per tentata estorsione con metodo mafioso. Pacilio attende l’esito del rito ordinario. Ma le minacce proseguono. «Certo, ho paura: sono una madre, un’imprenditrice e una donna libera - dichiara Maria De Rosa - ho denunciato e collaborato scegliendo di stare dalla parte dello Stato e oggi chiedo allo Stato di stare dalla mia parte: non abbasserò la testa». Ieri il sindaco D’Errico e l’amministrazione comunale hanno espresso «solidarietà verso tutte le vittime della stesa sull’asilo» garantendo più sicurezza. Anche il prefetto Michele Di Bari ha emesso un comunicato. «Quanto accaduto è estremamente grave - le parole del prefetto - confido nel lavoro dei carabinieri e della magistratura: lo Stato darà una risposta concreta a chi attenta a strutture che ospitano bambini».