Atletica.
10 agosto 2026 alle 00:23
Si è spento a 87 anni: aveva vinto i 200 metri ai Giochi del 1960A 87 anni, ieri Livio Berruti ha raggiunto Pietro Mennea nel paradiso dei fuoriclasse dello sprint azzurro. Il vincitore dei 200 metri alle Olimpiadi di Roma, che anticipò l’impresa replicata dal barlettano a Mosca 1980, è morto, dopo un periodo di malattia, in una clinica torinese. La famiglia, a cominciare dalla moglie Silvia lo saluterà in firma privata ma la sua grandezza è stata ed è pubblica.
La carriera
Al liceo Cavour, dove nel 1955 diventò presto il più veloce dell'Istituto, capì che l’atletica er fatta per lui più dell'amato tennis. Solo pochi anni dopo divenne campione olimpionico, primo velocista europeo a trionfare in questa gara. Il 3 settembre 1960 allo Stadio Olimpico di Roma, in appena due ore corse la semifinale in 20”5, eguagliando il primato mondiale, e la finale nello stesso tempo, mettedosi l’oro al collo davanti allo statunitense Lester Carney (20.6) e al francese del Senegal Abdou Seye (20.7). Una vittoria che gli valse un premio di 800 mila lire dal Coni, più 400.000 per il record mondiale e una “500”, dono della Fiat. Ai Giochi olimpici di Tokio, quattro anni dopo, ha corso la stessa distanza sulla scomoda prima corsia, finendo quinto e ancora primo degli europei (20”83). Il nome di Berruti è su una delle targhe della Walk of Fame dello sport italiano a Roma, individuata dal Coni per celebrare le leggende che hanno fatto la storia dello sport azzurro. Nel 2006 è stato uno degli otto italiani portatori della bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino, la sua città.
Le reazioni
Immediate le reazioni del mondo sportivo, politico e non solo. Le più belle sono quelle degli atleti. Marcell Jacobs, «profondamente addolorato» ammette di riconoscersi «molto nella sua affascinante falcata da "angelo". La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti. Dice quanto è bella la nostra specialità e quanta emozione ha potuto trasmettere a milioni di italiani e non solo. Gli sono grato per le sue parole dopo la mia vittoria a Tokyo (“Ho trovato un valido erede”): correrò per lui, a Birmingham». «Se ne va un pezzo della storia più bella e più emozionante dell'atletica italiana», aggiunge il presidente federale Stefano Mei, «affranto, perché con Livio mi legava un rapporto saldo di amicizia e di rispetto reciproco, nato dalla comune appartenenza allo sport e alimentato negli anni dalla stessa passione e dalla stessa determinazione». E spiega: «Fu il primo azzurro capace di rompere il tabù della velocità alle Olimpiadi, dimostrando che anche un ragazzo italiano poteva salire sul gradino più alto del podio nello sprint mondiale. E lo fece in casa sua, davanti a un Paese intero che si innamorò di lui». E, conclude Mei «ho chiesto alla European Athletics che la Nazionale italiana possa gareggiare con un segno di lutto sulla maglia nella prima giornata di competizioni».
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