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Addio a Francesco Guccini, il Maestrone che ha segnato la storia della musica - Notizie - Ansa.it

August 6, 2026

"Le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose". È un brano dell'ultima testimonianza di Francesco Guccini, raccolta nel libro 'Calde le pere!', al quale ha lavorato fino all'ultimo e che uscirà postumo a settembre per Giunti.

L'ultima volta in pubblico era apparso a maggio, ai Chiostri di San Pietro, a Reggio Emilia, per 'Canterò soltanto il tempo', la mostra allestita fino al 18 ottobre allo Spazio Gerra: un titolo tratto da un verso di 'Il Tema' (1970), che riassume uno dei nuclei della sua poetica, il rapporto tra parola, memoria e lo scorrere dei giorni. Guccini, 'il Maestrone' per le persone a lui più vicine, è morto a 86 anni nella sua Pavana, circondato dall'affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. I funerali si terranno nei prossimi giorni, in forma strettamente privata, mentre a settembre sarà organizzata una cerimonia commemorativa.

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Cantautore, autore, scrittore - è stato anche in cinquina al Campiello nel 2020 con 'Tralummescuro' -, sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti, allergico alle celebrazioni e alla retorica ma anche punto di riferimento, in un momento in cui si avverte drammaticamente la mancanza di figure simbolo, Guccini fa parte di quella generazione che con la canzone d'autore ha dato uno dei contributi più significativi e originali alla cultura italiana del secolo scorso. Nato il 14 giugno 1940 a Modena, vive la maggior parte dell'infanzia sull'Appenino tosco-emiliano.

Docente - insegna fino a metà anni '80 lingua italiana al Dickinson College di Bologna, ma anche nella sede bolognese della Johns Hopkins University -, giovane cronista alla Gazzetta di Modena e pubblicitario, nel mondo della musica entra con con atteggiamento riluttante prima come autore, per Caterina Caselli e soprattutto per i gruppi Beat, Equipe 84 e Nomadi, che hanno portato al successo "Auschwitz", "Per fare un uomo", "Dio è morto", "Noi non ci saremo". Contando su un bagaglio culturale ricchissimo, Guccini trova con il tempo una sua poetica precisa, fino ad arrivare, a partire dagli anni '70, a diventare uno dei personaggi più amati ed ascoltati della stagione dell'impegno, complici anche i suoi concerti, autentici happening in cui la musica e le canzoni si mescolano con monologhi e accenti del miglior cabaret. Sono tante le sue canzoni che sono diventate inni collettivi: "La locomotiva", "Piccola città", "Il vecchio e il bambino", "Vedi cara", "Incontro", "Autogrill", "Canzone per un amica", "Cirano", "L'avvelenata" per fare qualche esempio. Negli annali il concerto del 21 giugno 1984, in piazza Maggiore a Bologna, per i 40 anni di carriera: sul palco passano Lucio Dalla con 'Piazza grande', l'Equipe 84 con 'Auschwitz', i Nomadi con 'Dio è morto', Claudio Lolli che propone 'Ho visto anche degli zingari felici', i vecchi amici Viulan, Jimmy Villotti, Giampiero Alloisio e l'Assemblea musicale teatrale con 'Venezia', Paolo Conte con 'Genova per noi'.

E ancora, Giorgio Gaber, Pierangelo Bertoli, Deborah Kooperman e Andy J.Forest. Quarant'anni dopo, il Maestrone tornerà sul palco per rivivere quei momenti 'Fra la via Emilia e il West' (così si intitolò il concerto, da un passo del brano 'Piccola città', datato 1971) tra suggestioni e ricordi di "una sorta di piccola Woodstock italiana" . L'immagine del cantautore con l'eskimo è riduttiva per un autore che ha nobilitato la scrittura musicale attraverso riferimenti amplissimi che vanno dalla poesia italiana a Borges, da Dylan e la poetica Beat alla Bibbia e Procopio di Cesarea, da Cervantes a Dumas a Barthes, in un mix affascinante e sofisticato in cui emergono i suoi studi da linguista e la sua conoscenza della storia. La sua grande lezione, e per questo è stato amato anche dalle generazioni più giovani, è nell'aver saputo dimostrare che non esiste un solo modo di raccontare la storia e la realtà. E che attraverso il dubbio si può scoprire un altro punto di vista, a volte anche attraverso l'ironia. E anche così che le vicende delle sue canzoni sono diventate universali. Sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti, Guccini esordisce come scrittore nel 1989 con Crònache epafàniche, il suo primo romanzo, ispirato agli anni dell'infanzia; poi escono Vacca d'un cane e Cittanòva Blues, a chiudere una trilogia autobiografica. Nel 1998 pubblica il Dizionario del dialetto di Pàvana e ancora diversi gialli in collaborazione con Loriano Macchiavelli. Nel 2012 ecco L'ultima Thule, canzoni incise a Pàvana nel Mulino dei nonni: in questa occasione Guccini annuncia l'intenzione di lasciare la professione di cantautore. Ma dieci anni dopo esce a sorpresa Canzoni da intorto, vincitore della Targa Tenco per la categoria 'Interprete di canzoni' e album fisico più venduto del 2022, seguito nel 2023 dall'album Canzoni da osteria, raccolta di canti popolari e brani ispirati al repertorio nazionale e internazionale, poi pubblicati insieme in una raccolta. Negli ultimi anni vive ritirato a Pavana, il paesino dell'Appennino della sua infanzia e delle radici della sua famiglia. E grazie a lui, quel piccolo centro fuori da ogni rotta conosciuta è diventato un luogo che sconfina nel mito. 

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