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Addio a negozi e botteghe. Idraulici e commercianti: i numeri in picchiata

August 20, 2026

L’analisi della Cgia: in provincia un calo di 616 imprendiori artigiani in un anno. In controtendenza i settori del benessere, informatica e alimentare da asporto.

Un idraulico al lavoro

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Secondo una indagine della Cna, in provincia di Macerata le imprese artigiane sono il 28,9% del totale con una incidenza degli addetti (13,4% del totale) che la colloca al quarto posto della graduatoria nazionale. Lo stesso report, però, ha rilevato come sia in atto da tempo una progressiva riduzione del comparto, calo che colpisce soprattutto i territori in cui questo è più radicato. Su questa progressiva contrazione si concentra un’altra indagine, questa volta dell’Ufficio studi della Cgia, secondo il quale negozi e botteghe nelle città rischiano l’estinzione. In provincia il numero di imprenditori artigiani è passato da 11.472 nel 2024 a 10.856 nel 2025, una perdita secca di 616 unità, il 5,4% in meno in un anno. Si tratta di un valore più contenuto di Pesaro-Urbino, – 8,3%, il più alto d’Italia, di Fermo, – 6,4%, e di Ancona, – 6,2%. Se si allunga lo sguardo al lungo periodo ci si accorge che le Marche, ancora oggi la regione più artigiana d’Italia, sono anche la regione in cui il comparto ha conosciuto la più forte riduzione. Si è passati dai 67.154 imprenditori artigiani del 2015 ai 46.143 del 2024, 21.011 in meno, un crollo del 31,3%, il peggior dato d’Italia. Secondo la Cgia, nelle grandi città ma anche nei borghi, nelle zone di montagna e nei paesi di provincia le botteghe artigiane sono una presenza sempre più rara. "E quando scompare una bottega – sottolinea la Cgia – non si perde solo un’attività economica: si spegne un presidio di socialità, di competenze e di identità". L’invecchiamento della popolazione artigiana e la contrazione dei giovani che si avvicinano a questi mestieri, poi, rendono sempre più difficile trovare un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire una riparazione.

Stesso discorso per i negozi di vicinato. "Il primo fattore è la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. I grandi supermercati e le piattaforme online offrono prezzi più bassi grazie alle economie di scala, mentre il piccolo negozio acquista poco, paga di più i fornitori e non può competere sul prezzo. C’è poi il tema dei costi fissi elevati, che pesano molto di più su una piccola attività che su una grande catena. Un altro fattore è il declino demografico. Meno abitanti significa meno clienti, la scomparsa di servizi pubblici, riduce il passaggio di persone e rende le strade meno vive". L’Intelligenza artificiale darà l’ultimo colpo? "L’AI non farà sparire gli artigiani, ma li dividerà in due gruppi: quello di chi la userà come un aiutante instancabile, e quello di chi se la troverà come concorrente".

Non tutti i settori però sono in crisi: quelli del benessere e dell’informatica sono in controtendenza. Nel primo c’è un costante aumento di acconciatori, estetisti, massaggiatori e tatuatori; nel secondo sono in forte crescita i sistemisti, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media. Va bene anche l’alimentare da asporto, con risultati positivi per gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio, come si nota ad occhio nudo anche a Macerata.

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