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Affetto da sclerosi multipla muore nuotando nel suo mare, addio all'ex assessore di Otranto simbolo del battaglia contro la malattia

August 6, 2026

È morto facendo ciò che più amava: nuotare nel mare della sua Otranto, lo stesso che da anni rappresentava per lui un luogo di libertà e di sfida quotidiana alla malattia.

Fernando Coluccia aveva 64 anni ed è deceduto mentre si trovava nelle acque antistanti la Madonna dell'Altomare, uno dei tratti di costa più conosciuti della cittadina salentina. Inutili i tentativi di soccorso.

La sua scomparsa ha profondamente colpito la comunità otrantina, dove Coluccia era conosciuto non solo per il suo impegno politico e civile, ma soprattutto per il modo con cui aveva affrontato la sclerosi multipla.

Una malattia che non aveva mai accettato di vivere come una condanna, scegliendo invece di combatterla ogni giorno con determinazione, disciplina e una straordinaria forza d'animo.

Addio a Fernando Coluccia, simbolo di coraggio nella battaglia contro la sclerosi multipla

Per almeno sei mesi all'anno il mare era parte integrante della sua terapia personale. Ogni giorno raggiungeva la costa e affrontava la sua nuotata quotidiana, trasformando quell'appuntamento in un gesto di resilienza. L'acqua era diventata il luogo in cui ritrovare libertà di movimento e serenità, nonostante le difficoltà imposte dalla patologia.

Prima che la malattia lo costringesse a interrompere l'attività lavorativa, Coluccia aveva lavorato come bancario. Successivamente aveva scelto di dedicarsi con ancora maggiore intensità all'impegno pubblico. Durante le amministrazioni guidate dall'allora sindaco Luciano Cariddi aveva ricoperto gli incarichi di assessore comunale e di presidente del Consiglio comunale, contribuendo alla vita amministrativa di Otranto con particolare attenzione ai temi dell'inclusione e dell'accessibilità.

Le battagli politiche e non solo

La battaglia per l'eliminazione delle barriere architettoniche era diventata una delle sue principali missioni civiche. Attraverso iniziative, proposte e interventi pubblici aveva più volte richiamato l'attenzione sulla necessità di rendere Otranto una città realmente accessibile a tutti, trasformando la propria esperienza personale in uno stimolo per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità.

Coluccia aveva anche deciso di raccontare la propria esperienza con la sclerosi multipla in un libro, scegliendo una forma narrativa originale e intensa: un dialogo con la malattia, trattata come un interlocutore con cui confrontarsi quotidianamente. Un racconto capace di trasmettere dolore, ironia, rabbia e speranza, ma soprattutto la volontà di non lasciarsi definire dalla patologia.

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