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Affitti brevi, Salvini contro la proposta Ue. AIGAB: il settore vale 51,7 miliardi - Qualitytravel.it

October 27, 2026

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti agli Stati Generali degli Affitti Brevi annuncia l’opposizione del governo all’Affordable Housing Act. Celani: 509mila case online, pari all’1,4% del patrimonio abitativo italiano. Nelle cinque principali città l’offerta è sostanzialmente stabile.

«Cerchiamo di contrastare con ogni mezzo l’Affordable Housing Act dell’Unione europea». Matteo Salvini sceglie gli Stati Generali degli Affitti Brevi di Milano per ribadire la posizione del governo sulla proposta europea che punta a definire un quadro comune per gli interventi nelle aree sottoposte a maggiore pressione abitativa.

Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha anche la delega alla casa, è intervenuto subito dopo la presentazione dei dati sul mercato italiano di Marco Celani, presidente di AIGAB e amministratore delegato di Italianway.

«Il governo italiano ha il compito di essere capofila nel tutelare il settore degli affitti brevi», ha affermato Salvini, sostenendo che la proposta europea «legittima sostanzialmente una forma di esproprio». Il ministro ha aggiunto che l’obiettivo dell’esecutivo è «combattere culturalmente le lobby fin troppo presenti e strutturate e lavorare per mettere sul mercato nuove case».

L’Affordable Housing Act è al momento una proposta di regolamento, presentata dalla Commissione europea il 9 settembre 2026 e ancora in discussione. Il testo non introduce direttamente nuovi divieti o limitazioni agli affitti brevi, ma stabilisce le condizioni europee entro le quali le autorità competenti potrebbero adottare misure previste dagli ordinamenti nazionali per tutelare disponibilità e accessibilità degli alloggi. Il governo italiano ha espresso una valutazione contraria all’attuale impostazione della proposta, contestandone anche la base giuridica.

Salvini: «Gli affitti brevi non sono in competizione con gli alberghi»

Salvini è intervenuto anche sul rapporto tra locazioni turistiche e ricettività tradizionale. «Gli affitti brevi non sono in competizione con il mondo alberghiero: questa è una menzogna», ha affermato. Secondo il ministro, «i target e gli obiettivi sono diversi, la clientela è diversa. I numeri dimostrano che anche l’ospitalità alberghiera continua a crescere».

Il ministro ha poi collegato il tema degli affitti brevi alle difficoltà del mercato delle locazioni residenziali. «Gli affitti brevi permettono di mettere a reddito un patrimonio immobiliare altrimenti inutilizzato», ha detto, sostenendo che per incentivare i proprietari a scegliere contratti di maggiore durata occorre garantire tempi e condizioni certe per rientrare in possesso degli immobili, in particolare nei casi di morosità.

«Se ho bisogno di rientrare in possesso del mio immobile, se cambio idea o se un inquilino non paga, lo Stato deve garantirmi la restituzione del mio bene. Altrimenti il proprietario può essere scoraggiato dal mettere l’immobile sul mercato».

AIGAB: gli affitti brevi sono l’1,4% delle abitazioni italiane

Il tema della dimensione effettiva del fenomeno è stato al centro della relazione di Marco Celani. Secondo i dati presentati da AIGAB, in Italia ci sono 35.610.483 abitazioni, delle quali 21.745.570 occupate da residenti e circa 9,6 milioni classificate come non occupate. A settembre 2026 gli annunci online riconducibili agli affitti brevi erano 509.342, pari all’1,4% del patrimonio abitativo nazionale. AIGAB utilizza questo dato per contestare l’attribuzione agli affitti brevi di un ruolo generalizzato nell’emergenza abitativa. La categoria delle abitazioni non occupate, va precisato, non corrisponde però interamente a case vuote immediatamente disponibili per il mercato residenziale: comprende, tra l’altro, seconde case e abitazioni utilizzate per le vacanze.

Da dove arrivano le case messe in affitto breve

AIGAB ha analizzato anche la provenienza degli immobili destinati alle locazioni brevi. Dai dati illustrati da Celani emerge che una quota consistente deriva da case ereditate, immobili sfitti da tempo o abitazioni precedentemente utilizzate dagli stessi proprietari. La rilevazione presentata agli Stati Generali indica inoltre che solo una parte degli immobili arriverebbe direttamente dal mercato della locazione a lungo termine.

L’associazione lega la crescita dell’offerta anche al passaggio generazionale del patrimonio immobiliare: nel solo 2025 sarebbero stati ereditati circa 395mila immobili, ponendo molte famiglie davanti alla scelta tra vendita, utilizzo diretto e messa a reddito.

Roma, Milano, Firenze, Bologna e Venezia: offerta quasi stabile

La crescita degli affitti brevi non sarebbe inoltre distribuita uniformemente sul territorio. Secondo AIGAB, negli ultimi due anni gli annunci presenti a Roma, Firenze, Bologna, Milano e Venezia sono rimasti sostanzialmente stabili, con una variazione complessiva di circa +1%. Le abitazioni stabilmente online sarebbero invece diminuite dell’8%.

Anche il peso delle cinque città sul mercato nazionale è sceso, passando dal 12 all’11% degli annunci complessivi. La crescita dell’offerta si starebbe quindi spostando soprattutto verso borghi e località di villeggiatura. Nei venti capoluoghi di regione gli annunci risultano 78.927, con un incremento del 2,5% rispetto ad agosto.

Il mercato degli affitti brevi vale 51,7 miliardi

Il dato economico più rilevante presentato da AIGAB riguarda il valore complessivo generato dal settore. Tra gennaio e settembre 2026 il comparto avrebbe raggiunto 51,7 miliardi di euro, considerando prenotazioni, indotto e investimenti sugli immobili.

Le prenotazioni dirette valgono 10,1 miliardi, contro gli 8,5 miliardi dello stesso periodo del 2025, con una crescita del 19%. L’indotto stimato sale da 32,9 a 40,6 miliardi di euro, circa il 23% in più. Gli investimenti in ristrutturazioni, arredamento e manutenzione passano invece da 600 a 800 milioni di euro.

La fotografia tracciata da Celani mostra allo stesso tempo un mercato più articolato rispetto alla semplice crescita dell’offerta: più listing, meno notti vendute e tariffe mediamente più alte, con forti differenze tra le destinazioni.

Per AIGAB il punto centrale resta quindi separare le diverse questioni che attraversano il mercato immobiliare. L’associazione sostiene che la crisi dell’accessibilità abitativa, soprattutto nelle grandi città, debba essere analizzata considerando patrimonio inutilizzato, dinamiche demografiche, locazioni residenziali e disponibilità di nuove abitazioni, evitando di ricondurla esclusivamente alla crescita delle locazioni turistiche.

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