Che l’agopuntura sia efficace è confermato da un numero crescente di studi, ora stiamo cercando di capire perché. Grazie anche a progetti internazionali come l’Atlante topografico per la ricerca in agopuntura, Tara (Topological Atlas and Repository for Acupoint), finanziato dai National Institutes of Health.
Scoperto perché l'agopuntura è scientifica. E perché si apre una nuova rivoluzione in medicina
"Un progetto che punta ad associare i testi della tradizione, i dati clinici e quelli che arrivano dagli studi più recenti”, spiega il presidente della Federazione italiana delle società di agopuntura Carlo Maria Giovanardi, che rappresenta il nostro Paese nella Society for Acupuncture Research che lo promuove.
Il progetto
L’obiettivo è realizzare una mappa tridimensionale dei punti in cui si inseriscono gli aghi e delle strutture sottostanti, “in grado di spiegare con i criteri della medicina occidentale perché uno specifico punto agisca su determinate patologie (per esempio perché un ago nel piede può curare l’emicrania) aumentando la consapevolezza dell’efficacia di questa terapia», sottolinea Giovanardi.
Anche un articolo da poco uscito su Pnas fa il punto sugli studi più recenti, come quelli di Vitaly Napadow dell’università di Harvard che studia l’azione degli aghi sul sistema nervoso centrale. Oggi, ricorda Giovanardi, “la ricerca sta cercando di capire se il sistema dei meridiani su cui si basa la medicina tradizionale cinese abbia una realtà fisica o sia una semplice estrapolazione filosofica”.
I tessuto connettivo
La spiegazione potrebbe arrivare dal tessuto connettivo e in particolare dalla fascia, una rete di tessuto fibroso composto in gran parte di collagene che avvolge tutto il corpo. Proprio gli interstizi di questo sistema, che spesso coincidono con i punti di agopuntura e i meridiani descritti dall’antica medicina cinese, potrebbero essere il mezzo attraverso il quale si trasmettono gli stimoli attivati dagli aghi.
"Ed è su questo tessuto che agisce l’agopuntore manipolando l’ago dopo l’inserzione. Sappiamo — ricorda Giovanardi — che durante la rotazione l’ago resiste all’estrazione come se la cute lo trattenesse, un effetto generato probabilmente dall’attorcigliarsi delle fibre di collagene”, responsabile tra l’altro della sensazione di formicolio e dolore sordo che a volte i pazienti sperimentano. L’ipotesi non è nuova: “Alla fine del secolo scorso provammo a iniettare il tecnezio radioattivo, già usato in diagnostica, nei punti di agopuntura per identificare i cosiddetti meridiani”, spiega Giovanardi. “La sostanza iniettata nei punti di agopuntura si spandeva velocemente seguendo l’ipotetico tragitto dei meridiani, mentre ristagnava se iniettata in altri punti. Ma l’esperimento si esaurì perché non c’erano strumenti per approfondire”.
Agisce sul dolore
Mentre oggi stiamo cominciando a comprendere i meccanismi che permettono la trasmissione degli stimoli anche attivando segnali elettrici e biochimici che ne spiegano, tra l’altro, gli effetti sulla percezione del dolore. Altre ricerche mostrano invece come l’agopuntura sia in grado di potenziare l’effetto placebo: “Un effetto che potrebbe derivare dal fatto che l’agopuntura agisce sulle strutture cerebrali che generano la componente emotiva del dolore, come il talamo e i nuclei della base anche se — osserva Giovanardi — non dobbiamo dimenticare che l’effetto placebo è una componente importante di qualunque farmaco o atto medico”.
L’effetto analgesico
Altri studi stanno incrementando le indicazioni terapeutiche per l’uso dell’agopuntura, “se in passato se ne studiavano soprattutto gli effetti bioelettrici e quelli sulla modulazione degli oppioidi endogeni, in particolare per l’effetto analgesico, ora ci stiamo rendendo conto che i recettori degli oppioidi endogeni sono presenti in molti tessuti e cellule del nostro corpo, tra cui il sistema immunitario. Quindi — spiega Giovanardi — c’è un’azione sulla nostra immunità sia acquisita che innata e un riequilibrio della risposta infiammatoria: un elemento che conferma la validità del meccanismo di opposizione e complementarietà alla base della medicina tradizionale cinese”. Intanto si stanno diffondendo nuove metodiche derivate dall’agopuntura tradizionale. “Come la neuroagopuntura, che ha un ruolo importante nel trattamento delle malattie neurodegenerative e nella riabilitazione post ictus”.
Anche per questo è auspicabile che il progetto Tara continui a svilupparsi, nonostante le difficoltà legate al taglio dei finanziamenti alla ricerca messo in atto dall’amministrazione Trump.