Introduzione
Le alte temperature e i prezzi incerti - ormai quasi sempre in salita - delle materie prime energetiche stanno influendo duramente sulla quantità e la commercializzazione di moltissimi prodotti fra cui cereali, latte, olio, frutta, verdura, funghi e miele.
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Quello che devi sapere
A giugno in Ue persi 2 miliardi in raccolto di cereali
Secondo un'analisi pubblicata dall'Energy and Climate Intelligence Unit, organizzazione no profit con sede in Gran Bretagna, l'ondata di caldo anomalo che ha colpito l'Europa nel mese di giugno ha causato una perdita di oltre 2 miliardi di euro nel valore del raccolto di cereali in Ue e Regno Unito, con Francia e Ungheria tra i Paesi più colpiti. Un documento che fa eco a un altro studio, sulla stessa linea, firmato da Cocereal, associazione europea che si occupa di commercio di cereali. "A causa dell'ondata di calore in Europa, Coceral pubblica una previsione straordinaria sui raccolti dell'Ue", si legge sul sito dell'associazione: nel documento viene stimato un raccolto totale di cereali per il 2026 in Ue e Regno Unito pari a 286,6 milioni di tonnellate, con un calo di circa 9 milioni di tonnellate rispetto alle iniziali previsioni di giugno, riviste a seguito del rialzo delle temperature.
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La produzione di grano e mais
Nello specifico, Cocereal analizza la produzione di grano, prevista adesso a 140,8 milioni di tonnellate e in calo rispetto ai 149,8 milioni di tonnellate del 2025. "La recente ondata di calore ha influenzato la fase di riempimento delle cariossidi di grano nella Francia centrale e meridionale, nella Germania meridionale, in Austria, Polonia e Ungheria", spiegano dall'associazione, aggiungendo che "una correzione al ribasso è stata apportata anche per la Spagna, dove un'ondata di calore a fine maggio ha causato danni tardivi ai raccolti superiori alle aspettative". Stesso destino anche per la produzione di mais in Unione europea e Regno Unito, le cui stime per il 2026 sono già state riviste al ribasso, con una previsione settata a 52,7 milioni tonnellate, quasi 5 milioni di tonnellate in meno rispetto all'anno scorso, con Francia e Ungheria che anche in questo caso figurano tra i Paesi più colpiti.
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La produzione di latte scende del 10%
Le eccezionali ondate di calore arrivate sull'Italia stanno mettendo sotto pressione anche gli allevamenti e rischia nodi compromettere la produzione lattiero-casearia. Il caldo estremo, senza tregua anche nelle ore notturne, sta causando un grave stress termico agli animali e una conseguente riduzione della produzione di latte di circa il 10% rispetto ai mesi scorsi. A lanciare l'allarme è Confcooperative Agroalimentare, che evidenzia come alle temperature record si sommino l'emergenza idrica in Pianura Padana e la scarsità dei foraggi. In più, a complicare il quadro economico degli allevatori intervengono anche i continui rincari del gasolio agricolo, l'aumento dei costi energetici (superiore al 15%) e il rischio costante di blackout elettrici.
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Il fronte economico e delle esportazioni
Sul fronte dei mercati, la situazione è delicata: il nostro Paese si avvia verso una produzione record per l'anno in corso di circa 1,4 milioni di tonnellate, in aumento di circa il 5% rispetto al 2025, ma la domanda, spiega Alessandro Mocellin, Presidente del Settore Latte di Confcooperative Agroalimentare, "non riesce ad assorbire completamente l'offerta, con inevitabili tensioni sui prezzi". In questo scenario, va registrata una sostanziale tenuta delle denominazioni d'origine più strutturate che, sottolinea Mocellin, "dispongono di strumenti più efficaci per affrontare la situazione di criticità: il Parmigiano Reggiano continua a distinguersi per la solidità del mercato e anche il Grana Padano mantiene un equilibrio soddisfacente. Più complessa, invece, la situazione delle altre produzioni Dop, che risentono maggiormente della contrazione dei consumi interni e di una minore capacità di esportazione". Anche produzioni importanti come l'Asiago, conclude, "mostrano un mercato sostanzialmente stabile, ma con crescenti difficoltà nella commercializzazione del prodotto. Oggi sono soprattutto i mercati esteri a sostenere le vendite, ma non tutte le Dop possono contare sulla stessa forza esportatrice dei due grandi formaggi italiani".
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Caldo e crisi economica colpiscono i raccolti di frutta e verdura
Il caldo record sta devastando inoltre i raccolti di frutta e verdura, due comparti sotto l'attacco incrociato di crisi climatica ed economica, riducendo la disponibilità dei prodotti. Eppure i prezzi pagati ai produttori registrano cali medi del 20%, soprattutto per la frutta, e il reddito delle imprese crolla. Nella quarta settimana di luglio, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, dati Ismea analizzati dalla Coldiretti indicano prezzi scesi del 17% per le pere, del 18% per le pesche e le nettarine, del 20% per le susine e del 34% per le albicocche. Costi che però crescono sugli scaffali, in uno scenario che sta spingendo la Consulta ortofrutticola di Coldiretti a richiedere l'applicazione della legge sulle pratiche sleali. Tra l'altro, nei primi quattro mesi dell'anno le importazioni di frutta fresca sono aumentate del 9% in quantità, con un picco del 44% per quella dall'Africa. Le altew temperature stanno quindi scottando i frutti rendendoli invendibili, e a questo si aggiunge la stangata dei costi di produzione e delle materie prime. A pesare è il prezzo del gasolio agricolo che, dopo una breve tregua a 1,16 euro, è schizzato a 1,44 euro al litro, rincaro che rende difficile anche azionare gli impianti di irrigazione contro la siccità.
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La richiesta di un piano strategico nazionale per l'ortofrutta
Da qui la richiesta della Consulta ortofrutticola di Coldiretti di un piano strategico nazionale per l'ortofrutta. Tra le priorità, accelerare l'innovazione tecnologica, puntando su Tecniche di evoluzione assistita e agricoltura di precisione, e rispettare la reciprocità nelle importazioni, con gli stessi standard sanitari ed etici italiani. Ma anche la costruzione di moderne infrastrutture irrigue, il potenziamento delle difese attive come le coperture antigrandine e antibrina e polizze assicurative più accessibili e convenienti. Non ultimi, accordi di filiera più equi con la grande distribuzione e misure strutturali per abbattere bollette e costo dei fertilizzanti, promuovendo l'autoproduzione da fonti rinnovabili.
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Olio, fra stoccaggi e raccolta anticipata
Secondo un’elaborazione dell'Osservatorio Sol Expo-Teatro Naturale, nei primi sei mesi dell'anno le vendite di olio nazionale si sono fermate a 57 milioni di litri, contro i 62 dello stesso periodo del 2025, con un calo del fatturato di quasi 100 milioni di euro. Ma tra aprile e giugno i volumi sono tornati a crescere, passando da 37,1 milioni di litri del secondo trimestre 2025 a 39,5 nel 2026 (+6%). Tuttavia questo aumento non ha dato una boccata d'ossigeno al mondo della produzione, che vede le giacenze rimanere alte, essendo passate dalle 134mila tonnellate di aprile alle 112mila tonnellate di giugno, secondo i dati del report Frantoio Italia dell'Icqrf. Giacenze che dovranno fare i conti anche con le operazioni di raccolta che, a causa del gran caldo, potrebbero iniziare addirittura a metà settembre. Per questo Coldiretti/Unaprol e Foa, Fondazione Evoo school Italia, hanno scritto una lettera al ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida sottolineando l’urgenza dell'emanazione di un bando per l'olio extravergine d'oliva 100% italiano destinato agli indigenti. Una misura che, tuttavia, deve prevedere controlli innovativi sull'origine e sui centri di stoccaggio, per proteggere le giacenze certificate e tenere lontani i trafficanti di prodotto contraffatto. Inoltre le organizzazioni evidenziano come le giacenze di olio extra vergine e vergine italiano presenti nei depositi in alcune zone del Paese, in particolare in Puglia, stiano determinando una rigidità del mercato, in combinazione con un aumento dei costi di produzione. Infine, le organizzazioni chiedono l'istituzione di un Fondo Interessi che copra fino al 100% degli oneri finanziari sostenuti nel 2026, riproponendo una misura già adottata nel 2024, essenziale per garantire la necessaria liquidità alle imprese in vista della prossima campagna.
Il caldo frena i funghi
Coldiretti e Federforeste lanciano anche l’allarme sulla scarsa produzione di funghi, un fenomeno che non è casuale ma rappresenta uno dei primi segnali visibili dello stress climatico che stanno subendo i boschi. Il micelio, la rete sotterranea da cui si sviluppano i funghi, necessita di umidità costante nel terreno e di un’alternanza tra giornate miti e notti fresche - viene spiegato - Quest’anno, invece, le elevate temperature si sono mantenute anche in quota, con uno zero termico che ha raggiunto valori eccezionali, mentre le precipitazioni sono risultate spesso violente ma concentrate in poche ore, senza riuscire a ricaricare efficacemente il terreno. Le prospettive per il resto della stagione dipenderanno ora dall’evoluzione del meteo: se nelle prossime settimane arriveranno precipitazioni diffuse, accompagnate da un sensibile abbassamento delle temperature, il micelio potrà riattivarsi e la stagione potrebbe recuperare nella seconda metà di agosto o, più probabilmente, nel mese di settembre.
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Il miele fra clima e importazioni
A fare i conti con costi elevati e clima instabile è anche l'apicoltura italiana. A realizzare la prima indagine statistica realizzata in Europa sui costi aziendali delle aziende apistiche è Honey Cost - Analisi di contesto e risultati economici dell'apicoltura italiana. Biennio 2023-2024, il Rapporto realizzato dal Crea, Centro Politiche e Bioeconomia, con il contributo del Centro Agricoltura e Ambiente per gli approfondimenti su clima, patogeni e salute delle api. Una ricerca che prende in considerazione il biennio 2023- 2024, il quadro più aggiornato disponibile dopo le necessarie fasi di raccolta, validazione ed elaborazione dei dati aziendali. Dall’analisi emerge come la produzione nazionale di miele, stimata in circa 44 mila tonnellate, abbia recuperato rispetto al biennio precedente, ma resti esposta a forti incertezze. Clima estremo e fioriture primaverili compromesse rendono più difficile programmare l'attività aziendale. Sul mercato pesano importazioni competitive, domanda poco vivace e margini ridotti, che rendono più difficile riconoscere nel prezzo finale il reale aumento dei costi sostenuti dagli apicoltori.
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