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Alessandro Onorato: «Sono pronto a parlare con Renzi, solo uniti cambieremo il Paese»

October 18, 2026

Alessandro Onorato, leader di Progetto civico, assessore di Roma Capitale, che succede il 23, 24 e 25 ottobre?

«Ci saranno i nostri Stati generali e lanceremo il piano industriale per il Paese: proposte, coperture economiche, tempi di attuazione. Il tutto elaborato da 20 centri studi, a cui hanno partecipato 800 professionisti, amministratori e tantissimi cittadini».

Questo è un pezzo del vostro programma, tema del quale nel centrosinistra si parla tanto...

«Sì. Noi daremo un contributo spero decisivo. Al nostro evento parteciperanno tanti sindaci, presidenti di provincia, assessori, consiglieri regionali e comunali. Ci sarà anche il sindaco di Roma Gualtieri, quello di Napoli Manfredi, i governatori De Pascale e Proietti, i leader politici del centrosinistra. Poi ci confronteremo con esponenti della società civile come Bebe Vio e Giovanni Malagò».

Diceva delle proposte. Me ne indica una in particolare?

«Parleremo di giovani, formazione, fragilità, casa. Ecco, su questo argomento tre azioni concrete: mutui a tasso zero per l'acquisto della prima casa entro i 40 anni e a un determinato Isee; creeremo “Abitare”, un'agenzia in capo a Cdp, che recupererà sul mercato privato 200 mila alloggi da affittare a canone calmierato, massimo il 30% dello stipendio; l'utilizzo della tassa di soggiorno, come abbiamo fatto a Roma, per acquistare case popolari e non solo per promuovere il turismo in città».

La ratio?

«Proteggere le fasce povere. Aiutare il ceto medio che si è impoverito. E oltre a questo, parlare di come semplificare la vita agli imprenditori. Negli altri Paesi vale il silenzio/assenso, fai un progetto imprenditoriale e parti, poi lo Stato controlla. Inoltre la sicurezza, dove solidarietà e rispetto delle regole devono andare insieme. Gli immigrati irregolari che commettono un reato devono tornare nel loro Paese, ma i figli di immigrati che studiano e crescono con i nostri figli non possono aspettare i 18 anni per diventare italiani».

Questa mole di proposte sembra la risposta a chi dice che a sinistra si parla molto ma si fa poco.

«Progetto Civico è in campo per colmare questo gap. Perché il centrosinistra vince così tanto nei Comuni? Perché la destra non sa ancora chi candidare a Roma, Napoli, Milano, Torino, Bologna? Noi amministratori portiamo la cultura del fare: basta polemiche astratte. Anche perché se ci si trova intorno ad un tavolo, sono sicuro che la sintesi si trova».

Bastano anche le primarie?

«No, le primarie servono e vanno fatte il prima possibile. Ma devono rappresentare un grande strumento di partecipazione popolare, non una resa dei conti. Non un duello. Non uno scontro tra partiti. Perché se le dovessimo vivere così, anche i rispettivi elettorati le vivranno così. Invece per vincere il centrosinistra deve unire un campo larghissimo, fatto di forze civiche, riformiste, popolari, cattoliche, liberali e di sinistra».

Poi serve anche un leader.

«È evidente, perché poi la domanda che ti fanno tutti, quando vai a prendere i figli a scuola è questa: ma chi è il leader del centrosinistra?».

Meglio Conte o Schlein?

«Non partecipo al toto-nomi. Noi alle primarie avremo un nostro candidato, poi chi vincerà, rappresenterà tutto lo schieramento. Devo dire che Conte, nei nostri confronti, ha fatto un atto di generosità, consentendoci di creare una componente parlamentare e rispondere al vulnus democratico che obbliga chi sta fuori dal Parlamento a raccogliere 400.000 firme. Comunque ne restano da raccogliere 94 mila. Ma ce la faremo anche se sono quattro volte in più di quelle che dovette raccogliere FdI nel 2013 quando prese l'1,9%».

Lei, a Roma, era all'opposizione – anche dura – alla sindaca di Cinquestelle Virginia Raggi. M5S da allora, e con Conte, è cambiato?

«Assolutamente sì, Conte ha portato nel Movimento 5 Stelle la cultura di governo. E con i progressisti ha già governato, salvando l’Italia. Mi pare che la decrescita felice sia stata abbandonata da tempo...».

E le divisioni sulla politica estera?

«Guardi, ci sono molte più divisioni a destra. E la stessa Meloni, al governo, ha avuto posizioni nettamente diverse da quelle che aveva quando stava all'opposizione. Aggiungo una cosa».

Prego.

«Io sono del 1980, sono nato nel mito americano, sono ancorato al Patto atlantico, sono per la difesa dell'Ucraina, per l'Europa, contro ogni autoritarismo. Bisogna però dire che da quando Putin ha invaso l’Ucraina, con una decisione criminale, insieme all’aiuto militare sacrosanto che l’Europa ha dato al Paese aggredito, è scomparsa dall’orizzonte la parola pace, tranne le invocazioni del Papa. La pace è un bene supremo. Se non c’è la pace, non c’è nient’altro perché si va all’estinzione della nostra specie».

A proposito di pace, c'è spazio perché le forze centriste del centrosinistra si mettano insieme?

«Progetto Civico nasce per unire, tanto che stiamo già facendo un percorso comune con Avanti-Psi e ControCorrente. Un soggetto politico unico può nascere a condizione che i vari contributi che confluiscono, siano rispettati tutti in egual modo e siano considerati paritetici. Valorizzando le nuove energie».

Renzi ha detto che parlerebbe con lei. Ma lei parlerebbe con Renzi?

«Sono pronto a farlo. Mi faccia dire: la priorità è l’unità. Le primarie sono importanti, ma cento volte più importante è battere la Meloni. Su questo io e Matteo la pensiamo allo stesso modo: abbiamo un’enorme responsabilità per dare una prospettiva nuova al nostro Paese che è indispensabile anche all’Europa e agli equilibri nel mondo. Ad essa dobbiamo tutti in amicizia rendere conto».

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