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Alfieri (Pd): "Sulle armi a Kiev nessun passo indietro. Ora basta veti, o regaliamo il Paese a Meloni"

October 14, 2026

ROMA – “Per il Pd non si può smettere di mandare all’Ucraina quegli aiuti militari che permettono ad esempio di intercettare i missili russi che uccidono donne e bambini nelle loro case”. Lo afferma in un’intervista a la Repubblica Alessandro Alfieri, capogruppo Pd in commissione Esteri del Senato, motivando così i testi separati sulle risoluzioni in vista del Consiglio Ue.

Sulla mancanza di una mozione unitaria delle opposizioni, Alfieri spiega: “In questa legislatura è sempre accaduto. In ogni caso, il 90% dei nostri testi conterrà punti condivisi. Rimane una differenza di vedute sul tipo di sostegno da fornire a Kiev”. Non si può “improvvisare” un testo comune, precisa, perché “ci vuole tempo, è un aspetto serio e qualificante per ogni forza politica” e il lavoro andrà fatto “al tavolo del programma comune”.

Tuttavia, il senatore dem si dice convinto che si possa “raggiungere un punto di sintesi che insista sul rafforzamento dell’iniziativa diplomatica e sulla necessità di scegliere un inviato europeo unico che possa sedere al tavolo dei negoziati”. L’obiettivo per il Pd è non lasciare la soluzione delle crisi “solo a Xi Jinping, Putin e Trump”, ma lanciare “una nuova ‘Helsinki’, una grande conferenza per pensare una nuova architettura di sicurezza europea”.

Sul fronte della politica interna e del programma del centrosinistra, Alfieri sottolinea che con la risoluzione unitaria sul Dpfp l’opposizione ha creato “un embrione di programma comune” su temi come sanità, stipendi e caro energia. Sulla difesa, aggiunge, è stato chiesto di rivedere l’obiettivo del 5% del Pil in spese militari, definito un target “non raggiungibile e irrealistico che Meloni ha accettato per accontentare Trump”.

Infine, un richiamo alle tensioni tra leader nel centrosinistra: “In questo momento bisogna mettere da parte i veti perché la posta in gioco è troppo alta. Serve senso di responsabilità” conclude Alfieri. “La garanzia migliore è che siamo tutti consapevoli di non poter sbagliare: il rischio è regalare altri cinque anni a Giorgia Meloni e alla sua destra”.