Sassari.
09 agosto 2026 alle 00:43
Il batterio nei rubinetti al Santissima Annunziata, può provocare polmonitiTanto piccolo quanto pericoloso. Il batterio della legionella ha fatto la sua apparizione nel posto peggiore: i rubinetti utilizzati dai pazienti nei reparti ospedalieri dell’ospedale Santissima Annunziata. A registrarne la presenza sono state le analisi fatte a fine luglio su alcuni campioni di acqua, l’elemento dove si annida con più frequenza, oltre che nei sistemi di areazione. Il batterio, se inalato, può provocare anche forme di polmonite grave e, per questo motivo, l’Aou è subito corsa ai ripari attivando il protocollo operativo per la gestione e il controllo della legionella.
Ai ripari
La circolare del 7 luglio, firmata da Paolo Castiglia, direttore medico di presidio, e inviata a tutte le unità operative, prescrive allora una serie di indicazioni con cui si vuole arginare e debellare il batterio. Rimarcando che il ristagno d’acqua rappresenta il principale veicolo per la sua proliferazione e, in seguito, per la trasmissione, tramite via aerea, respirando le goccioline infette. Serve quindi compiere un flussaggio abbondante che, nel documento, si indica debba essere fatto per almeno cinque minuti, sia per l’acqua calda che per quella fredda. E utilizzando per la bonifica le mascherine ffp2, a riprova della pervasività dell’agente patogeno. Operazioni da fare tutte coi pazienti lontani, e usando particolare attenzione, si sottolinea, per quelli “a maggior rischio” come, tra gli altri, i trapiantati, gli immunocompromessi, gli oncologici.
Proprio in questi casi si verificano le forme più severe della legionella pneumophila, con la cosiddetta Malattia dei Legionari, evoluzione negativa dello stadio leggero, la febbre di Pontiac che, di solito, si presenta con sintomi simili a quelli dell’influenza e svanisce in poco tempo. L’altra possibilità apre invece strade in potenza letali che l’Azienda vuole evitare con la prevenzione di cui si dovrà fare carico il personale sanitario. Tra i punti da seguire vi sono quelli di individuare i terminali idrici a rischio, “non utilizzati con frequenza quotidiana o superiore” come, per esempio, docce di emergenza o lavabi di laboratori e ambulatori dall’uso saltuario. Si chiede anche di rispettare la destinazione d’uso dei locali, senza ammassare materiali estranei che possano ostacolare le operazioni di flussaggio. E, soprattutto, evitando che siano i pazienti a farle aprendo i rubinetti.
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