Amanda Knox torna a parlare di Meredith Kercher e degli anni che hanno seguito la sua morte. «Meredith, era intelligente, era brava. Si prendeva cura di me perché io ero più ingenua e disinibita», racconta a Silvia Toffanin. La descrive come una ragazza con i piedi per terra, «la persona di più buon senso», e soprattutto come la coinquilina con cui aveva condiviso quella fase della sua vita.
Knox è tornata anche a Perugia, fino alla casa di via della Pergola dove Meredith venne uccisa. Una visita che, spiega, aveva un significato preciso: «Per dire addio a quella vita che Meredith e io avevamo insieme». A Toffanin racconta di essere tornata anche per incontrare l'allora pubblico ministero Giuliano Mignini e per affrontare quello che definisce «un passaggio di lutto».
«Sono stata strappata dalla mia vita e volevo tornare per onorare il passato e quella vita che abbiamo vissuto», dice. Oggi vuole ricordare Meredith soprattutto attraverso i momenti quotidiani, lontani dal clamore del processo. «Come i momenti nei quali si metteva sdraiata sul terrazzino per leggere un romanzo giallo mentre io suonavo la chitarra vicino a lei. Voglio ricordare quelle cose».
«In carcere ho pensato al suicidio»
Nel racconto di quegli anni c'è anche il carcere e il peso psicologico della detenzione. Knox ricorda di essersi sentita isolata e di aver attraversato un periodo nel quale la sua vita le sembrava non avere più un futuro. «Credevo che la mia vita non meritasse di essere vissuta», racconta, spiegando di aver pensato al suicidio.
Poi, dice, ha trovato un modo per andare avanti, mantenendo una routine e cercando di non lasciarsi completamente travolgere dalla situazione. Gli anni della detenzione, racconta, hanno segnato profondamente la sua percezione di sé e della propria vita.
Lumumba e la calunnia
Durante l'intervista torna anche sulla vicenda di Patrick Lumumba, il proprietario del pub dove Knox lavorava e che lei indicò agli investigatori nelle prime fasi dell'inchiesta.
Lumumba risultò completamente estraneo all'omicidio e trascorse comunque 14 giorni in carcere.Per quell'accusa Knox è stata condannata per calunnia. Nel giugno 2024 la Corte d'assise d'appello di Firenze ha confermato la condanna a tre anni, già scontati. «Gli ho chiesto scusa ma per lui non basta», racconta Knox. «Ritiene che è colpa mia quello che è successo».
La vicenda della calunnia è distinta dall'accusa di omicidio: per quest'ultima Knox e Raffaele Sollecito sono stati definitivamente assolti dalla Cassazione nel 2015, dopo anni di processi e sentenze contrastanti.
«È un delitto di un uomo»
Nel corso dell'intervista Knox torna anche sulla figura di Rudy Guede, l'unico condannato in via definitiva per l'omicidio di Meredith Kercher. Guede è stato condannato a 16 anni per concorso in omicidio e violenza sessuale e ha terminato di scontare la pena nel 2021.
«È un delitto di un uomo che ha commesso un femminicidio ma è una donna che si ricorda quando parliamo del delitto», sottolinea Knox, riferendosi a se stessa e alla grande attenzione mediatica che per anni ha accompagnato la sua vicenda.
Knox e Sollecito hanno sempre respinto l'accusa di omicidio e sono stati definitivamente assolti nel 2015. Meredith, invece, resta al centro del ricordo di Amanda: «Sto provando a riscoprire la memoria di quella ragazza di 21 anni che mi stava vicina nel momento in cui io ero una ragazzina con tutto il mondo e il futuro davanti. Una ragazza che non sono più».
Ultimo aggiornamento: domenica 27 settembre 2026, 20:49
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