C ome un beffardo scherzo del destino (ma c’è poco da scherzare, visto che è sempre sembrato qualcosa fatto su commissione), ad otto giorni dalle elezioni che - in caso contrario - lo avrebbero visto il 10 ottobre prossimo sul soglio dell’AIA, ieri è arrivato anche l’ultimo tassello che compone la parola «innocente» nel puzzle di Gianluca Rocchi. Il procuratore della federcalcio, Giuseppe Chiné, ha archiviato anche sotto il profilo sportivo l’inchiesta che lo ha visto coinvolto alla procura di Milano (con uno stralcio finito a Monza per la vicenda delle “bussate”). Una decisione che avevamo anticipato da tempo, la cui ufficializzazione era già nell’aria da un paio di settimane, materializzata dopo che in via Allegri è arrivato anche l’assenso della Procura generale dello sport, guidata da Taucer, che ha dato la propria «condivisione». Rocchi, anche da un punto di vista formale, adesso è un uomo... “libero”: una volta che arriveranno anche le firme del Gip sulle due richieste di archiviazione dei pm di Milano e Monza, tutto sarà compiuto. Ma siamo a meno della formalità. Una vera beffa, per Rocchi: il destino (diciamo così) che gli ha voluto tarpare le ali prima che potesse mettere la sua esperienza a disposizione dell’Assoarbitri ha portato a termine il suo mandato. Ma l’appuntamento è solo rimandato.
Il senso di frustrazione di Rocchi
La decisione di Chiné ha, in qualche maniera, aumentato il senso di frustrazione che questa vicenda ha provocato in Rocchi. Che da innocente, come è sempre stato a dispetto di chi lo aveva visto già dietro le sbarre (sportive), ha dovuto subire l’onta dell’avviso di garanzia, tre mesi di illazioni, la lunga attesa che tutto venisse rimesso al proprio posto. L’anima nera che c’è dietro tutto questo è riuscita a fare centro. Rocchi era stato indagato per concorso in frode sportiva dall’allora pm titolare dell’inchiesta, Ascione. Un capo d’accusa, però, che ha perso ben presto forza, visto che il concorso prevede la partecipazione di altre persone al fine delittuoso. E nessuno, né all’interno del mondo dell’AIA (con lui erano stati indagati il suo vice Gervasoni, archiviazione da Chiné anche per lui, Nasca, Di Vuolo e Paterna, quest’ultimo per false dichiarazioni al pubblico ministero), né all’esterno (si era parlato del coinvolgimento dell’Inter attraverso il suo referee manager, Schenone, altra cosa che non ha mai trovato conforto dalle evidenze delle indagini) è stato coinvolto. Nulla, zero.
Capitolo elezioni: ci siamo
Niente elezioni per Rocchi, che adesso si gode il suo lavoro in seno alla Uefa (è osservatore di Rosetti) e chissà cos’altro gli riserverà il futuro. Immediato. Il prossimo 10 ottobre, dunque, quando verrà eletto il nuovo presidente dell’AIA al posto di Zappi (ancora “benemerito” in barba alle regole dell’Associazione, ha anche fatto ricorso al TAR che si terrà mercoledì prossimo), Rocchi non ci sarà: a contendersi il posto Pacifici (al momento in vantaggio negli exit poll), Pisacreta (che ha una gran parte di voti in Lombardia) e Massini, vice vicario di Zappi, fra gli autori della lettera a Gravina che indicava la criticità di governare l’AIA.