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Anche l'Ocse teme El Niño: l'impatto può essere devastante per l'economia globale - LifeGate

October 2, 2026

L’ultimo rapporto dell’organismo economico teme un imminente episodio di intensità eccezionale: i prezzi del cibo potrebbero aumentare del 10 per cento.

Anche l’Ocse teme El Niño: l’impatto può essere devastante per l’economia globale

El Niño spaventa gli economisti di tutto il mondo © Satish Bate/Hindustan Times via Getty Images

Il clima forse ha smesso, finalmente, di essere solo una nota a margine nei rapporti pubblicati dai più grandi organismi economici, diventando invece un fattore che fa parte integrante delle previsioni degli scenari futuri. È certamente un bene, sperando che non sia troppo tardi. Nell’ultimo documento dell’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico, per esempio la questione climatica viaggia ormai alla pari con energia e finanza tra i fattori che decideranno la traiettoria della crescita mondiale nei prossimi due anni. Certo le prospettive, appunto, non lasciano molto tranquilli, né gli economisti e tantomeno i cittadini.

L'animation satellite vapeur d'eau montre bien le corridor d'humidité partant de la zone cyclonique du Pacifique Nord-Est où #ElNiño est opérationnel. Il génère une dépression de type Nor'Easter sur l'Est des E-U, puis poursuit sa route vers l'Europe avec ses remontées chaudes pic.twitter.com/4lf6PZXpSL

— Météo Pédagogie (@MeteoPedagogie) September 25, 2026

El Niño spaventa l’economia

Il rapporto intermedio delle Prospettive economiche dell’Ocse a fine settembre 2026 mette infatti al centro il potenziale impatto sull’economia globale di un possibile imminente episodio El Niño di intensità eccezionale: e sarebbe meglio dire quasi certo, più che possibile, dal momento che – sottolinea l’Ocse, secondo le stime della National oceanic and athmosferic administration (NOAA), la probabilità che tra ottobre e dicembre 2026 si sviluppi un episodio estremo dovuto al ciclone è del 95 per cento.

Un Niño di portata eccezionale, spiega l’Ocse, altera i regimi di pioggia e le temperature oceaniche in modo da colpire proprio le aree agricole più sensibili: il rapporto parla così di maggiore probabilità di siccità in Australia, monsoni indeboliti in India, siccità in Indonesia e nel Sud-Est asiatico. E avvisa che episodi di questa portata possono far salire i prezzi mondiali del cibo per un periodo fino a due anni. Tradotto in cifre: nello scenario di rischio costruito nel rapporto, l’Ocse ipotizza che nel 2027 i prezzi alimentari potrebbero essere più alti del 10 per cento rispetto alle proiezioni di base, con un impatto sulla produzione agricola stimato in circa un quarto di punto di Prodotto interno lordo nelle economie più esposte, soprattutto America Latina, Africa e area Asia-Pacifico. A complicare le cose, si aggiungono le forniture di fertilizzanti dal Golfo, ancora in affanno, che rischiano di pesare sulle rese future più di quanto previsto finora.

Messi insieme, tutti gli shock considerati nel rapporto (clima, energia, mercati finanziari) potrebbero costare 0,7 punti di crescita mondiale nel 2027 e aggiungere 1,1 punti di inflazione. Sembrano freddi numeri, ma l’impatto sulla vita quotidiana di miliardi di cittadini potrebbe essere enorme: difficoltà nel trovare prodotti alimentari nei mercati, prezzi alle stelle, senza contare naturalmente i rischi naturali derivati da fenomeni meteorologici estremi.

Basta con i sussidi ambientalmente dannosi 

Il rischio climatico, nel rapporto, non viaggia da solo, ma si intreccia con quello energetico: le scorte di gas in Europa sono ai livelli più bassi registrati in questo periodo dell’anno da oltre quindici anni, ricorda l’Ocse, mentre benzina e gasolio sono saliti rapidamente un po’ ovunque. L’Ocse suggerisce perciò che  sostegni pubblici contro il caro energia dovrebbero essere mirati alle famiglie più vulnerabili e alle piccole imprese, senza però disincentivare il risparmio energetico né la diversificazione delle fonti, e prevedendo scadenze ben definite: no netto dunque sgravi fiscali generalizzati, come i famigerati sussidi ambientalmente dannosi, o prezzi calmierati (come quelli introdotti in alcuni settori anche in Italia) più costosi per i conti pubblici e meno efficaci.

Tra le riforme di lungo periodo suggerite, l’Ocse cita la diversificazione delle fonti energetiche e il miglioramento dell’efficienza, attraverso standard normativi, campagne informative e incentivi mirati. C’è anche un paradosso, va detto: un El Niño molto intenso potrebbe alzare le temperature invernali nell’emisfero boreale, come già successo nel 2023-2024,, e quindi ridurre la domanda di energia, allentando un po’ la pressione sui prezzi del gas in Europa. Un effetto collaterale magari positivo nell’immediato, ma che in realtà è solamente l’ennesimo campanello di allarme di un surriscaldamento che è ormai non più ipotesi o prospettiva, ma realtà cogente.

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