Il prezzo dei carburanti continua a correre, ma per gli aiuti, questa volta "mirati", bisognerà aspettare fino a fine mese. "Gli uffici stanno lavorando, 25 giorni potrebbero essere sufficienti per trovare una soluzione", ha detto da Cernobbio il ministro dell'Ambiente e Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. La soluzione non sembra a facile portata perché, ha spiegato il ministro, il governo lavora "anche a quello che riguarda lo scostamento e quindi la verifica delle compatibilità delle misure va fatta in rapporto anche tecnico con l'Unione Europea. Siamo al 5 settembre, 25 giorni dovrebbero bastare", ha aggiunto smorzando l'ipotesi di aiuti in arrivo per il 10 settembre quando scadrà l'ultima proroga del taglio delle accise sul gasolio prevista dall'ultimo decreto interministeriale.
Intanto il prezzo del diesel ha ripreso a correre, nella modalità "self" ha raggiunto in media 2,164 euro al litro, in autostrada 2,237 euro. La benzina, che non gode più della misura, ha toccato 2,052 euro al litro e in autostrada 2,138 euro. Esattamente un mese fa, il 5 agosto, i prezzi sulla rete stradale erano di 5,5 centesimi in meno (1,997 euro al litro) per la benzina e di 6,7 centesimi in meno (2,097 euro al litro) per il gasolio. "Con una media di 2,138 euro al litro in autostrada la benzina supera il secondo prezzo medio più alto di sempre raggiunto nella settimana del 21 marzo 2022 (a un mese dall'inizio della guerra Russo-Ucraina ndr.) quando un litro di verde costava 2,137 euro al litro, e si avvicina sempre di più al record storico italiano di 2,184 euro al litro toccato il 14 marzo 2022", ricorda il Codacons. Mentre per quanto riguarda il gasolio, "il rincaro dal 1° luglio sulla rete ordinaria è stato pari a 28 centesimi al litro nonostante il taglio delle accise", mangiandosi il taglio di 17 centesimi deciso dal governo e lasciando al consumatore "un aggravio di spesa di 14 euro a pieno" calcola il Codacons. Il prossimo decreto energia al quale si lavora non prevederà tagli generalizzati, ma misure "mirate", come ha anticipato la premier Giorgia Meloni. Da marzo, cioè dall'inizio della crisi dello Stretto di Hormuz, sono stati 7 gli interventi sulle accise decise dal governo, per un costo complessivo di oltre 2 miliardi.
Per finanziare l'ultima proroga del taglio dell'accise sul gasolio, che sarebbe scaduta oggi, si era ricorsi ad un anticipo sulle tasse sui dividendi delle società energetiche, per circa 130 milioni di euro.
L'ultima proroga sarà invece finanziata attraverso il meccanismo delle "accise mobili" ovvero l'extragettito Iva incassato dallo Stato che, quando aumentano i prezzi, viene utilizzato per ridurre temporaneamente l'accisa. Per il prossimo decreto, che dovrebbe arrivare dunque a fine settembre o inizi ottobre, si pensa a misure rivolte a famiglie con i redditi più bassi e le categorie professionali più colpite.
Per le coperture, i tecnici valutano in particolare la tassazione degli extraprofitti delle società di raffinazione, schizzati alle stelle. Tuttavia la parola "extraprofitti" unita all'idea di tassarli, trova sempre contraria una parte della maggioranza. Il vicepremier Matteo Salvini spinge perché gli aiuti vadano anche alle partite Iva e si mostra scettico sull'uso dell'Isee per individuare il tetto di reddito oltre il quale la misura si spegne. L'altro vicepremier Antono Tajani vorrebbe i petrolieri come alleati in questo sforzo. In attesa di una soluzione, l'Adusbef (l'organizzazione dei consumatori specializzata nei servizi bancari) ricorda che il Cipe, in caso di una situazione di emergenza nazionale come l'attuale, permette al governo di valutare un ritorno temporaneo ai prezzi amministrati.
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