
A questo punto siamo tutti in attesa del teletrasporto. E chi riuscirà a inventarlo meriterà la benevolenza dell’umanità intera. Dopo aver consegnato all’intelligenza artificiale immagini, desideri (e una discreta quantità di ansia) ci aspettiamo almeno di poter partire da una città e ritrovarci qualche istante dopo sotto il Kilimanjaro senza coincidenze, file al gate e calzette compressive. Nel frattempo resta una recentissima riflessione di Miuccia Prada, forse una delle più limpide sul nostro tempo, quella dell’essere ossessionata dalla piccolezza del corpo umano nel senso umano del termine. Dal contrasto tra noi, i nostri corpi e l’immensità di ciò che ci circonda. Una sproporzione che potrebbe spaventarci e invece ci affascina perché essere minuscoli davanti a una montagna non significa valere meno. Significa finalmente rivedere le proporzioni. E forse anche per questo qualche giorno fa ci siamo fermati davanti a un reel dove una donna bionda bellissima cavalcava nella savana mentre un branco di giraffe correva accanto a lei, piccolissima dentro un paesaggio che sembrava non avere né margini né fine. La caption diceva più o meno così: non mi serve una borsa questo è il lusso più grande che possa avere. Siamo d’accordo, ovviamente, fino a un certo punto (sorrisetto). Ma se proprio dobbiamo stabilire una priorità sappiamo già quale immagine continuerà a tornarci in mente. Forse è per questo che continuiamo a partire. E tornando al Kilimanjaro (dove prima o poi sogniamo tutti di teletrasportarci) Alpitour World intanto qualcosa l’ha fatto davvero: con Neos ha appena inaugurato il nuovo collegamento diretto tra Milano Malpensa e il Kilimanjaro attivo fino al 20 ottobre 2026.
Il Kilimanjaro visto dalla savana. Fino al 20 ottobre 2026 il nuovo volo diretto Neos collega ogni settimana Milano Malpensa all’aeroporto internazionale del Kilimanjaro, accorciando il viaggio verso i safari della Tanzania.
Così da qualche giorno questo paesaggio è raggiungibile dall’Italia con una traiettoria molto più lineare. Il volo è operato con Boeing 787-9 e prosegue poi verso Zanzibar prima del rientro a Milano. Detto così sembra soprattutto un’informazione pratica (e lo è), meno scali, meno attese, meno ore trascorse a osservare un tabellone partenze interrogandosi sul significato esistenziale di delayed. Ma ogni nuova rotta modifica anche la geografia mentale di chi viaggia. Una destinazione considerata complessa comincia a entrare nel campo delle possibilità. La cartina si accorcia. L’“un giorno mi piacerebbe” può finalmente diventare una data. Elle ama i viaggi capaci di conservare una parte di imprevedibilità. Quelli in cui il programma esiste, certo, ma non occupa tutto lo spazio disponibile. Perché la savana non è una lista da spuntare e gli animali non rispettano l’orario concordato. Si attende. Si tace quando serve. Si guarda a lungo un cespuglio che potrebbe contenere una sorpresa. È una forma di educazione dell’occhio. Siamo abituati a zoomare, scorrere, mettere a fuoco con due dita. Davanti a una distesa attraversata da un branco, invece, dobbiamo accettare di non governare l’inquadratura. La natura decide le distanze, le apparizioni e perfino i finali. Un ghepardo potrebbe arrivare. Potrebbe anche non arrivare affatto. E la giornata conserverebbe comunque il valore delle ore trascorse a cercarlo. Il volo diretto nasce insieme alla Safari Kilimanjaro Edition, la programmazione di Alpitour World firmata Francorosso, Bravo e Made by Turisanda1924. Gli itinerari attraversano il circuito settentrionale della Tanzania, tra il Serengeti, il Tarangire, il Lago Manyara e l’area di conservazione di Ngorongoro, con la possibilità di proseguire il viaggio sulle rive di Zanzibar. È una combinazione che sulla carta sembra riunire due vacanze opposte. Prima la sveglia all’alba, la terra sulle scarpe, gli occhi incollati all’orizzonte. Dopo, l’Oceano Indiano, la sabbia chiara e l’idea meravigliosa che il programma della giornata possa consistere nel decidere quando entrare in acqua. In realtà le due esperienze hanno molto in comune. Chiedono entrambe di rallentare abbastanza da accorgersi di ciò che abbiamo davanti. Francorosso costruisce il suo itinerario tra il Lago Manyara, il Serengeti e il cratere di Ngorongoro, prima del trasferimento verso Zanzibar e la costa di Nungwi. Bravo concentra il viaggio tra il Tarangire e Ngorongoro con spostamenti in fuoristrada, pranzi nella savana e una guida locale di lingua italiana, per concludere poi sull’isola. Made by Turisanda1924 attraversa gli altipiani e la Rift Valley, contempla l’avvistamento dei rinoceronti neri e offre anche la possibilità di salire in mongolfiera sopra il Tarangire, prima di raggiungere Zanzibar. Tre proposte, dunque, e tre diverse inclinazioni. C’è chi desidera inseguire i grandi animali del Serengeti. Chi vuole conoscere la Tanzania attraverso una guida capace di tradurre abitudini, luoghi e distanze. Chi sogna di osservare la savana dall’alto, quando all’alba gli alberi diventano piccoli segni e gli animali sembrano muoversi seguendo una mappa conosciuta soltanto da loro. Il viaggio dovrebbe servire anche a questo. Ridimensionare per qualche giorno l’importanza delle nostre urgenze.
Binocolo alla mano, davanti a un branco di zebre nella savana tanzaniana. Spettacolo.
Questa nuova tappa del viaggio di Alpitour World arriva dopo due progetti che Elle ha già raccontato dalle sale del MUDEC di Milano. Con La forma del desiderio Turisanda1924 aveva trasformato le copertine dei cataloghi in donne generate dall’intelligenza artificiale, figure nate dall’incontro tra corpo e destinazione. Donne-zebra, donne-deserto, donne immerse tra le ninfee chiedevano a chi le osservava di immaginare un altrove prima ancora di prenotarlo. Con 100 fotografie per ereditare il mondo invece il viaggio si era avvicinato alla memoria e alla responsabilità. La mostra sostenuta da Turisanda1924 attraversava due secoli di immagini e ricordava che fotografare e partire possono essere due modi di entrare in relazione con persone, culture e luoghi, lasciando che l’esperienza continui a lavorare dentro di noi anche dopo il ritorno. Oggi quelle riflessioni escono dal museo e incontrano una geografia concreta. La zebra immaginata dall’AI lascia il posto a un branco reale. La fotografia che risveglia la coscienza diventa lo scatto che decidiamo di fare (o magari di non fare) per restare qualche minuto a guardare. Perché il safari porta con sé anche una domanda delicata. Come osserviamo ciò che abbiamo raggiunto? Con quale attenzione entriamo in un ecosistema che esisteva molto prima del nostro arrivo e continuerà, ci auguriamo, molto dopo la nostra partenza? L’esperienza acquista valore quando alla meraviglia si accompagna il rispetto. Il desiderio di avvicinarsi deve saper convivere con la distanza necessaria. Persino il binocolo, in fondo, contiene questa lezione. Avvicina senza toccare. Permette di vedere meglio senza pretendere di possedere ciò che mostra. Davanti a una mandria di zebre o a una fila di giraffe ci ricorda che guardare può essere un gesto attivo e responsabile. La Tanzania del Kilimanjaro è un luogo di contrasti enormi. La cima raggiunge i 5.895 metri e attraversa ecosistemi diversissimi, dalla foresta pluviale ai paesaggi alpini e ai ghiacciai. Poco più in basso iniziano le strade verso Arusha e i grandi parchi del nord.
Il Kilimanjaro sopra i fenicotteri. Fino al 20 ottobre 2026 il nuovo volo diretto Neos da Milano Malpensa apre l’estate di Alpitour World tra safari e Zanzibar.
Poi c’è Ngorongoro con la sua caldera e una concentrazione di vita che costringe gli occhi a muoversi in continuazione. C’è il Tarangire conosciuto per i baobab e per gli elefanti. C’è il Lago Manyara dove l’acqua si riempie di uccelli. E c’è il Serengeti il cui nome è diventato quasi una parola universale per indicare l’immensità pur restando un luogo concreto, abitato e vulnerabile. Alla fine arriva Zanzibar. L’isola completa il viaggio con un’altra natura e un’altra storia. Le influenze swahili, arabe, indiane ed europee si incontrano nell’architettura, nella cucina, nei mercati e nei ritmi quotidiani. Il mare può occupare l’ultima parte della vacanza ma non dovrebbe cancellare ciò che è venuto prima. La polvere della savana resta nelle scarpe anche davanti all’oceano. Forse è questo che rende irresistibile la Safari Kilimanjaro Edition. Non la semplice somma di volo, safari e resort, bensì la possibilità di attraversare più paesaggi interiori nello stesso viaggio. Prima l’attesa. Poi l’apparizione. Infine il mare dove rallentare si deve. Quanto dista allora una giraffa da Milano? Da quest’estate un volo diretto settimanale. Ma sarebbe un peccato rispondere soltanto così. Dista quanto la nostra disponibilità a guardarla davvero e a conservarne l’immagine tutta per noi almeno per un po’. Il volo accorcia la strada. Il viaggio, quello importante, può finalmente prendersi tutto il tempo che gli serve.
Fino al 20 ottobre 2026, il nuovo volo diretto Neos da Milano Malpensa al Kilimanjaro apre l’estate di Alpitour World tra Serengeti, Ngorongoro e Zanzibar. Le giraffe sono già lì.



