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Anziana morta, indagato il figlio e il medico per la mancata visita a domicilio. Il presidente dell'Ordine Lucchini: «Quelle a casa non sono obbligatorie»

August 6, 2026

PORDENONE - «Il medico di medicina generale è un professionista che lavora in autonomia, responsabile delle proprie scelte. Per quanto riguarda la visita domiciliare, valuta caso per caso se ci sia necessità di andare o meno secondo criteri specifici. Le regole sono sancite dal nostro contratto collettivo nazionale». Sgombra il campo dai dubbi Guido Lucchini, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Pordenone.

All’indomani dall’iscrizione nel registro degli indagati del medico di base e del figlio dell’87enne di San Quirino, Alice Diviacco - morta lo scorso 16 luglio, dopo essere arrivata in condizioni disperate in pronto soccorso a Pordenone - il presidente dei medici ha chiarito punto per punto quali sono gli esatti compiti del medico di medicina generale. Compiti non opinabili, ma regolamentati dal contratto collettivo nazionale.
Per quanto riguarda la morte dell’87enne, la Procura sta indagando su un eventuale sovradosaggio di antidolorifici somministrati dal figlio o su possibili visite a domicilio mancate da parte del professionista. La notizia dell’indagine sul medico ha creato confusione tra i cittadini sui reali compiti dei medici di famiglia, con tanti commenti anche sul web. Ma Lucchini chiarisce tutto: «Non sono obbligati alle visite domiciliari, c’è un protocollo».

LA SPIEGAZIONE

«Se un medico viene chiamato da un paziente prima delle ore 10 del mattino - spiega il presidente dell’Ordine - dovrà svolgere la visita entro le 20 del giorno stesso. Ma non obbligatoriamente. Se valuta la congruità della richiesta. Altrimenti può decidere di gestire in altro modo la telefonata. O con un colloquio telefonico o, se il paziente deambula, richiedendo una visita in ambulatorio, dove può avere il supporto dell’infermiera e della strumentazione, come l’ecocardiogramma o presidi di laboratorio di primo livello». Se invece la richiesta del paziente arriva dopo le ore 10, l’eventuale visita dovrà essere svolta entro le 12 del giorno dopo. Ma sempre previa valutazione del medico. «Nel caso invece di emergenze o urgenze - aggiunge Lucchini - il medico deve attivare il 112 che a sua volta attiva il 118».

PAZIENTI CRONICI

Lucchini passa poi a esaminare il caso dei malati cronici, come la signora Diviacco. «Per le visite a domicilio dei pazienti allettati o con demenza - precisa - il medico valuta caso per caso, anche in base al rapporto di fiducia che si instaura con l’assistito, conoscendone patologie e aspetti psicologici. Naturalmente ci possono essere dei casi sfumati che sfuggono alla sua conoscenza, ma conta sempre la sua valutazione. Se il medico commette un errore, essendo un libero professionista, ne risponde autonomamente». 
Nel caso dei pazienti anziani e cronici, c’è anche un’altra strada. «Il professionista - continua Lucchini - può attivare il percorso di assistenza domiciliare integrata sul territorio, con il supporto infermieristico e di altri specialisti, come gli psichiatri. Il medico dichiara quante volte al mese intende visitare l’assistito e il presidente di Distretto ne prende atto». Nella provincia di Pordenone sono oltre duemila le persone fragili curate a domicilio a fronte di 640 pazienti ricoverati in ospedale. 
Per il presidente dell’Ordine fronteggiare la cronicità è diventato essenziale. «Con l’aumento dell’età media - conclude Lucchini - la cronicità imperversa. Si cura e si gestisce nei territori. Le case di comunità possono essere di supporto».

 Guido Lucchini, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri