Il presidente Alberto Stefani l'aveva annunciato una decina di giorni fa da Treviso, durante l'assemblea di Anci Veneto, davanti ai sindaci allarmati per l'aumento della spesa a sostegno degli anziani: «Stiamo già lavorando sulla legge di Bilancio per inserire delle risorse. E si intersecheranno con il Fondo per la non autosufficienza, che il Governo ha già dichiarato di voler aumentare».
In attesa delle conferme statali, la Regione è arrivata al proprio risultato, scrivendo una cifra rotonda nella manovra contabile. «Un importo senza precedenti», è il commento a Palazzo Balbi di chi ha visto la bozza: 20 milioni, di cui 16 per contrastare il caro-energia o il caro-rette delle Rsa e 4 per l'assistenza domiciliare.
Criteri e obiettivo
Secondo quanto trapela, lo stanziamento è previsto già nell'impianto della manovra coordinato dall'assessore Filippo Giacinti (Bilancio). Dunque non in un emendamento da inserire in corsa, con il rischio che passi magari per una risposta della Giunta alle richieste dell'opposizione. È anzi facile immaginare che il governatore Stefani voglia guidare in prima persona l'operazione, lasciando semmai all'assessore Paola Roma (Sociale) la conduzione degli incontri con le associazioni dei gestori delle case di riposo, come ad esempio Uripa e Uneba.
Nel confronto con gli enti dovrebbero essere definiti i criteri in base a cui ripartire fra le strutture i 16 milioni, finalizzati a coprire le spese per l'energia e le impegnative per gli ospiti non autosufficienti, con l'obiettivo di sterilizzare i rincari delle rette che graverebbero altrimenti sulle famiglie e sui Comuni.
Gli altri 4 milioni verrebbero invece dedicati ai familiari degli anziani che se ne prendono cura a casa, considerata la mancanza di posti negli ospizi, che complessivamente registrano quasi 11.000 domande in lista d'attesa.
Stando a quanto filtra, questa destinazione sarebbe la prima applicazione della spending review più volte dichiarata da Stefani. Si tratta di revisione della spesa nelle società partecipate, efficientamento dell'organizzazione interna alla Regione e recupero di soldi non impiegati, ad esempio per bandi rimasti parzialmente inutilizzati ed esborsi risultati inferiori alle previsioni, prima che finiscano nel "calderone" dell'avanzo di amministrazione.
Ats e Ipab
È evidente che, nel medio e lungo termine, serviranno misure strutturali. Non a caso è in corso con gli Ambiti territoriali sociali il ragionamento su una strategia di potenziamento dei posti-letto, attraverso la costruzione di nuove Rsa, allo scopo di ridurre le "quote fantasma": disponibilità indicate nei piani di zona, ma in realtà mai realizzate. Così come proseguono le interlocuzioni fra i partiti di maggioranza sulla riforma delle Ipab, considerata la vera soluzione alla sfida del risparmio di risorse.
Ma intanto per il 2027 arriveranno questi 20 milioni: la risposta di Stefani alle richieste di aumentare l'addizionale Irpef, sostanzialmente introducendo una tassa di scopo per la non autosufficienza. A sollecitarla erano state di recente le famiglie dell'Enea di Treviso, segnalando l'esosità della degenza in regime privato, considerata l'insufficienza delle impegnative pubbliche: fino a 117 euro al giorno, più di 3.500 al mese. Per il leghista, però, c'è ancora margine per evitarla.
I numeri
I numeri contabilizzati dalla Regione, ad ogni modo, fanno riflettere. In base alle ultime statistiche, in Veneto sono 251.566 gli ultra65enni non autosufficienti, cioè il 21,2% della popolazione in quella fascia d'età. Ma soltanto il 16% degli over 65 e il 18% degli over 75 non autosufficienti trovano ospitalità nelle 351 case di riposo, che in tutto dispongono infatti di 33.158 posti. Solo un terzo dei letti ha visto un cambio di ospite nel corso dell'anno: 42.053 persone sono entrate e uscite, ma la lista d'attesa è lunga quasi un quarto. Attraverso il riparto del Fondo nazionale per la non autosufficienza, e dunque grazie a 564,9 milioni, la Regione paga la quota sanitaria a 27.000 soggetti, mentre ulteriori 10 euro al giorno per anziano vengono versati dall'Ulss di riferimento per le spese dei farmaci, del medico e dei fisioterapisti. Oltretutto il 54% degli ospiti delle Rsa, cioè 17.905 individui, soffre di patologie neurodegenerative come la demenza senile o il morbo di Alzheimer.
Nei dati regionali rientrano poi 1.729 posti nei centri diurni e altri 145 nelle sezioni ad alta protezione Alzheimer. Ma se è vero che 600.000 caregiver veneti devono accudire a casa i loro cari, significa che la domanda è comunque superiore all'offerta. Al momento solo 38.092 anziani non autosufficienti, per la metà da 75 anni in su, fruiscono di un sostegno all'assistenza domiciliare. Tutti problemi che, dopo la maratona contabile di fine anno, la giunta Stefani conta almeno di tamponare con 20 milioni.