La risposta del presidente dell’Asp dopo il report sulle case di riposo piene: 760 le domande in fila

Anziani ospiti di una Residenza sanitaria assistenziale (foto di repertorio)

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Una società che cambia tra grandi anziani sempre più numerosi e con patologie croniche, riduzione della capacità delle famiglie di farsi carico dei non autosufficienti, variazione dei flussi migratori che hanno garantito fino ad oggi una sostanziale offerta di lavoro per l’assistenza familiare, ha motivato, anche secondo l’Asp Cesena Valle Savio - ente pubblico dei Comuni col compito di gestire i servizi alla persona - quell’enorme divario che caratterizza nel territorio cesenate il numero dei posti letto disponibili per gli anziani non autosufficienti (858) rispetto ad una lista d’attesa (760 domande) che è quasi pari alla disponibilità. "Come ASP, tuttavia - dice il presidente Andrea Pullini - gestiamo diversi servizi che cercano di dare risposte ai bisogni delle persone anziane e a quelli delle loro famiglie".
Presidente Pullini, quali sono questi servizi?
"Innanzitutto la Casa Residenza Nuovo Roverella, a S.Mauro in Valle, con 108 posti letto e un’accoglienza diurna, dalle 8 alle 18, per 15 anziani, poi un servizio di teleassistenza a domicilio per altri 50 residenti. Inoltre collaboriamo con la Casa Residenza di Sarsina, 50 posti letto, e stiamo mettendo a punto una Comunità Alloggio nella frazione di Quarto. Infine sosteniamo l’azione delle associazioni in 10 Punti Anziani e 8 Sportelli di Comunità, per favorire il mantenimento in salute delle persone anziane e contrastare la solitudine. Non abbiamo, tuttavia, progetti per l’assistenza domiciliare che viene organizzata dall’Ausl e dall’Unione dei Comuni".
Ci sono risorse che possono lasciar pensare a una disponibilità maggiore di posti letto in futuro?
"Il tema delle risorse è una questione seria. Il bisogno sta crescendo con ritmi tali da richiedere investimenti di una portata insostenibile. La nostra Regione è quella che in Italia ha deciso di investire la maggior quantità di risorse sulla non autosufficienza, e ogni anno aumenta il fondo dedicato. Nonostante ciò, le liste d’attesa continuano a crescere. Temo che il solo aumento delle risorse sia una partita a perdere: forse serve un pensiero nuovo che coinvolga e integri profondamente tutta la rete dei servizi per gli anziani, da quelli sanitari fino a quelli volti a favorirne la vita autonoma e in salute il più a lungo possibile".
Che fare per arginare la scarsità di personale dedicato?
"Abbiamo commissionato una ricerca per capire perché il lavoro di cura non riscuota interesse tra le giovani generazioni. È emerso che tale impegno non è adeguatamente riconosciuto a livello sociale e viene solitamente relegato a motivazioni etiche e morali più che professionali. Di qui la necessità di superare la retorica degli eroi per il valore specifico di vera e propria professione. Facciamo spesso corsi e tirocini per Oss e bandiamo concorsi. Stiamo sperimentando inoltre una riorganizzazione del lavoro che impegna anche l’intelligenza artificiale per il monitoraggio degli ospiti".
Ci sono misure da mettere in atto per far scendere le rette? "Tutti i servizi ad alto impiego di manodopera, come quelli sanitari e socio-sanitari, soffrono di una malattia incurabile: l’aumento dei costi. A parità di servizio nessuna innovazione è sufficiente a coprire il loro costante incremento determinato anche dall’aumento dei salari a seguito dei periodici rinnovi contrattuali. Su questo fronte penso sia corretto continuare a muoversi con l’applicazione dell’Isee, in modo che i cittadini vengano chiamati a partecipare alle spese dei servizi sulla base della loro reale capacità economica".
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