Fra tre anni il ristorante albergo gestito dalla famiglia Licciardi avrebbe festeggiato i cinquanta di attività. Il dramma di ieri mattina ha posto fine ad un’iniziativa imprenditoriale che ha rappresentato da sempre un fiore all’occhiello per l’intero paese, un punto di ritrovo anche per turisti desiderosi di visitare Apice vecchia, un raro caso di trasferinento di un’intera comunità da unluogo ad un altro dopo il terremoto. Crescenzo Licciardi, padre dei tre fratelli morti tragicamente era un carabiniere in servizio a Taranto ed originario di Apice. Congedatosi dall’Arma era ritornato nel paese di origine con la famiglia nel lontano 1979, ed aveva iniziato questa attività di ristorazione puntando sull’apporto in un primo momento dei figli maggiori Gianni e Franco e successivamente anche di Donato. Ed i tre fratelli avevano imboccato senza esitazioni questa attività riscuotendo un notevole successo.
LA PARABOLA
Ben presto anche se non c’erano nei primi anni novanta ancora i messaggi con le recensioni e gli indici di gradimento su internet, i buongustai avevano inserito il locale di Apice tra le proprie mete. Un punto di riferimento per i sanniti ma anche per coloro residenti in località limitrofe. Al punto che specie per i fine settimana molti giovanissimi del paese venivano reclutati per svolgere il ruolo di camerieri in occasione di banchetti anche nuziali con numeosi commensali. In particolare i veglioni di Capodanno rappresentavano un appuntamento annuale con numerosifedelissimi. Con il passare degli anni non solo si era riammodernata la sala ristorante, ma si era puntato anche sulla realizzazione di un albergo. Un hotel anch’esso che aveva conseguito una buona frequentazione tenuto anche conto che le carenze del settore alberghiero della città finiscono con l’indirizzare molti turisti nei centri dell’hinterland. Ma i fratelli Licciardi hanno continuato la loro attività tra l’altro dotando l’albergo anche di una piscina e di al tri comfort per renderlo più attraente anche nel periodo estivo.
Poi avevano rivolto la loro attenzione anche ad altre iniziative. I tre fratelli si erano aggiudicati anche la gestione del Castell dell’Ettore di Apice vecchia e ogni anno organizzavano i mercatini di Natale. Infatti il Castello veniva trasformato in un regno incantato ispirato tra l’alto anche alle favole di Disney. Poi avevano creato nell’ambito del castello altre attrazioni tra cui la Casa di Santa Claus per consentire ai bambini di depositare le lettere perBabbo Natale.Inoltre i vari espositori mettevano in mostra prodotti artigianali e gastronomici ed inoltre non mancava un percorso enogastronomico. Basti pensare che lo scorso anno l’iniziativa aveva visto la presenza di circa cinquantamila persone con moltituristi giunti anchenella città di Benevento per poi nel pomeriggio e in serata trasferitisi ad Apice per i mercatini.
GLI AFFETTI
Tutti e tre i fratelli erano coniugati e ciascuno aveva due figli che al momento non erano inseriti nell’attività di ristorazione ed alberghiera dei genitori. Solo dei familiari di Donato erano inseriti nel ristorante. Un figlio di Gianni Liccardi è divenuto un noto chef ma ha preferito svolgere la sua attività in un rinomato ristorante della costiera amalfitana. Negli ultimi tempi Gianni era apparsomolto provato per le condizioni di salute della moglie che accudiva nella sua abitazione alla via della Solidarietà. I rapporti tra i tre fratelli non erano idilliaci e non mancava qualche alterco per motivi economici, tenuto conto anche diuna certa flessione negli incassi. Inoltre da oltre un anno avevano ipotizzato la vendita della struttura ma non avevano finora trovato acquirenti.