Sale a 1.114 il numero delle vittime provocate dalla devastante alluvione che ha colpito il Nepal mercoledì 26 agosto, nelle aree al confine con la Cina. Secondo il bilancio preliminare diffuso dall'autorità per la gestione delle emergenze, sono 3.916 le persone ancora disperse.
Sul versante tibetano, invece, i media statali cinesi riferiscono di 16 morti e 546 dispersi. L'ondata di fango e detriti ha travolto vallate, abitazioni e infrastrutture, spazzando via ponti e trascinando con sé persone e mezzi. A una settimana dal disastro, le autorità continuano a lavorare per recuperare i dispersi e definire l'esatta portata della tragedia.
I corpi sepolti nelle fosse comuni
In Nepal, mentre proseguono le operazioni di soccorso, è iniziata anche la sepoltura delle vittime che non è stato ancora possibile identificare. Centinaia di corpi vengono deposti in fosse comuni dopo il prelievo di campioni di Dna, che potranno consentire il riconoscimento anche in un secondo momento. Nel distretto di Chitwan sono numerose le vittime già sepolte in questo modo.
La ricerca degli operai dispersi
Particolarmente drammatica resta la situazione degli operai che potrebbero essere rimasti intrappolati nei tunnel degli impianti idroelettrici. Le squadre di soccorso stanno utilizzando ruspe e cariche esplosive per farsi strada attraverso il fango e raggiungere le gallerie. Secondo le stime più recenti, sono circa seicento gli operai ancora dispersi, circa trecento in meno rispetto al giorno precedente. Il dato è stato aggiornato dopo il salvataggio di 279 persone, riuscite a uscire dalle gallerie degli impianti idroelettrici alla fine della scorsa settimana. Rimane però difficile stabilire quante persone si trovassero effettivamente nei tunnel al momento dell'alluvione. Secondo quanto riferito dalla Bbc, lunedì i soccorritori sono riusciti a entrare in una delle gallerie, senza però trovare superstiti.
Il mistero sul bilancio in Tibet
Anche sul versante tibetano le ricerche proseguono, ma la situazione è più difficile da verificare. I media statali cinesi hanno riferito di 16 morti e 546 dispersi, mentre l'accesso dei giornalisti stranieri alla regione è fortemente limitato. Secondo quanto riportato dall'Agence France-Presse, alcuni attivisti hanno accusato il governo cinese di sottostimare il numero reale delle vittime.
Il cambiamento climatico nel mirino
Il governo nepalese attribuisce la causa ultima della tragedia al cambiamento climatico. Tra le ipotesi sulla dinamica dell'alluvione c'è anche quella del possibile crollo di un ghiacciaio, che avrebbe contribuito a innescare la devastante ondata di acqua, fango e detriti. Il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa indiana Pti, ha annunciato l'intenzione di chiedere un risarcimento ai maggiori produttori di gas serra, indicando Cina, Stati Uniti e India. «Non è una questione di beneficenza, è una questione di responsabilità legale e morale», ha dichiarato Khanal in un'intervista alla televisione nepalese Khantipur.
Ultimo aggiornamento: mercoledì 2 settembre 2026, 08:13
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