Un altro missile sull’aeroporto di Riad. Gli Houthi yemeniti sono accusati di aver colpito ancora lo scalo della capitale saudita, appena due giorni dopo gli attacchi che avevano ucciso tre persone. Almeno dodici morti ieri e circa 300 i feriti. Voli cancellati e passeggeri evacuati. Il nuovo attacco allarga l’allarme regionale.
Informato del bombardamento, Donald Trump ha detto che dovrà «prendere una decisione» se intervenire in quel conflitto, ma intanto è trapelato che avrebbe chiesto a Israele di tornare a bombardare l’Iran, senza un intervento americano. E a Gaza altri cinque palestinesi sono morti nei raid israeliani, sotto una tregua che, a un anno dalla firma, continua a lasciare sul terreno vittime e promesse inattuate.
Il bilancio dell'attacco
Il bilancio dell’attacco di Riad è ancora provvisorio. Una fonte ospedaliera ha riferito che almeno cinque feriti rimanevano in terapia intensiva. Kuwait Airways ha cancellato subito alcuni voli e le ambasciate di Germania, Canada e Spagna hanno sconsigliato ai propri cittadini di transitare per lo scalo.
Mohammed al-Bukhaiti, alto esponente degli Houthi, ha rivendicato il lancio come rappresaglia per i bombardamenti sauditi, anche contro infrastrutture civili in Yemen: «Gli aeroporti, i porti marittimi, le sale per matrimoni e per cerimonie funebri, gli ospedali e i mercatini nello Yemen sono strutture civili che non devono essere prese di mira né danneggiate», ha ammonito.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha rinnovato la solidarietà a Riad, mentre il premier del governo yemenita riconosciuto, Shaya Zindani, ha definito gli Houthi un gruppo che agisce per conto dell’Iran. L’escalation tra sauditi e ribelli yemeniti si intreccia così alla vasta crisi regionale, fra pressioni militari e tentativi diplomatici.
Prima del 3 novembre
Washington non vuole riaprire il fronte iraniano prima del voto di metà mandato del 3 novembre, ma, secondo il quotidiano israeliano Maariv, nelle ultime due settimane avrebbe chiesto a Israele di riprendere la guerra contro l’Iran, da solo. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir avrebbe risposto che un’operazione simile avrebbe con ogni probabilità fatto slittare le elezioni israeliane, e l’ipotesi sarebbe stata accantonata. Sempre secondo Maariv, gli americani ritenevano che nuovi raid avrebbero potuto giovare alla campagna di Benjamin Netanyahu.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto con un messaggio su X, accusando il premier israeliano di cercare «con altro sangue e soldi americani» di salvarsi dalla giustizia.
Washington avrebbe chiesto l'intervento di Israele perché preoccupata dalla capacità di Teheran di produrre ancora missili e droni. Un rapporto di Bloomberg, che cita funzionari occidentali, confermerebbe che Teheran ha salvato gli impianti di produzione di missili e droni e sarebbe in grado di ricostituire le scorte. Disporrebbe ancora di armi antinave e di ampie riserve di missili balistici. La valutazione contraddice le dichiarazioni di Trump e del segretario alla Difesa Pete Hegseth, che parlavano di capacità industriale militare e infrastruttura di difesa distrutte.
Sul piano diplomatico sembra intanto che Mosca si offra come intermediario. Il Cremlino ha riferito che Vladimir Putin, dopo due incontri con Masoud Pezeshkian a margine del vertice in Turkmenistan, ha illustrato a Donald Trump, nella telefonata di venerdì, la posizione di Teheran su una possibile soluzione.
Trump ha già respinto la precedente offerta iraniana, che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz entro sette giorni in cambio di un cessate il fuoco regionale, dello sblocco dei beni congelati, della revoca delle sanzioni petrolifere e della fine del blocco navale americano.
Dall’Iran arrivano comunque segnali di preparazione militare. Il comandante delle forze terrestri, Ali Jahanshahi, parla di oltre cinquanta unità schierate lungo i confini. Il direttore del quotidiano Al-Wefaq, Mokhtar Haddad, dice ad Al Jazeera che Teheran si prepara a un confronto lungo fino a due anni.
A Gaza, in questi stessi momenti, la tregua non riesce a fermare le morti. Secondo il personale sanitario, quattro palestinesi sono stati uccisi in due diversi attacchi. L’esercito israeliano afferma di aver colpito miliziani e accusa Hamas di riarmarsi e attaccare in violazione degli accordi. Hamas nega e attribuisce a Israele il logoramento del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
Dall’intesa dello scorso ottobre, le autorità sanitarie di Gaza hanno contato finora almeno 1.400 palestinesi uccisi dal fuoco israeliano, mentre Israele denuncia quattro militari morti. Il disarmo di Hamas, il ritiro delle truppe israeliane e la ricostruzione restano problemi irrisolti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA