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Arabia Saudita sotto tiro: "Non si può lasciare l’area. I pericoli per i soldati italiani"

September 20, 2026

L’analista El Khoury: l’Europa dovrebbe essere più attiva sul piano diplomatico "L’Ue non resterà a secco di petrolio, ma i prezzi sono destinati a salire" .

L’analista El Khoury: l’Europa dovrebbe essere più attiva sul piano diplomatico "L’Ue non resterà a secco di petrolio, ma i prezzi sono destinati a salire" .

L’analista El Khoury: l’Europa dovrebbe essere più attiva sul piano diplomatico "L’Ue non resterà a secco di petrolio, ma i prezzi sono destinati a salire" .

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La tensione resta alta sulle sponde del Mar rosso dove i guerriglieri filo iraniani Houthi giocano la loro partita di guerra su due tavoli, nello Yemen dove hanno il controllo dello stretto di Bab el Mandeb e in Arabia saudita, che appoggia il governo dello Yemen, e dove hanno già colpito diversi target compresa la base di Taif, danneggiando anche un Eurofighter F-2000 dell’aeronautica italiana che si trova lì con la missione difensiva Inherent resolve. Parola a Bernard E. Selwan El Khoury (foto), direttore del Centre for Oriental Strategic Monitoring e docente di questioni arabe e mediorientali.

Che sviluppo possono avere le minacce degli Houthi all’Italia?

"È un avvertimento, gli Houthi non hanno intenzione di coinvolgere Roma in un conflitto. Le dichiarazioni di questi giorni hanno l’ obiettivo politico di rompere l’allineamento dell’Italia con il regno saudita evitando così pericolosi coinvolgimenti di un Paese occidentale".

Che senso ha per l’Italia mantenere una presenza militare in casa saudita?

"La presenza italiana risale a marzo in chiave difensiva quando c’è stata la crisi acuta tra Stati Uniti e Iran. Mantenere assetti nell’area sotto l’ombrello di missioni internazionali è fondamentale anche se ciò può comportare qualche pericolo. Il ministro Guido Crosetto comunque sta lavorando per riposizionare la presenza militare italiana garantendo maggiore sicurezza alla missione".

L’Arabia al centro dello scontro con i milizianifilo iraniani oggi si scopre più fragile dopo che per mezzo secolo ha garantito stabilità nell’area?

"Rimane una presenza solida, ma il regno ha compreso che deve fare a meno di un appoggio militare Usa nel conflitto e per questo ha siglato un patto con due Paesi come Turchia e Pakistan che le danno solide garanzie di sicurezza. Sul piano economico Riad dispone di ampie riserve di petrolio e può reggere, è in grado di garantire ancora forniture ai propri clienti senza però poter garantire la sicurezza nei trasporti".

Perchè gli Usa hanno abbandonato l’aiuto militare a Riad?

"Non parlerei di abbandono. Gli Usa non vogliono aprire un secondo fronte di guerra oltre a quello iraniano anche perché ci sono le elezioni di Mid term in arrivo. Continuano a fornire assistenza con l’intelligence e con consiglieri militari".

Esiste la possibilità che l’Arabia saudita cerchi un contatto con l’Iran per disinnescare la mina yemenita?

"Ci sono contatti diplomatici, i due Paesi si parlano con la mediazione dell’Oman, ma una vera e propria intesa è improbabile perché Riad non può permettersi di rompere l’alleanza con la Casa bianca".

Contraccolpi per l’economia europea?

"Sono inevitabili anche per l’Italia se non si risolve la crisi dei due stretti di Hormuz e Bab el Mandeb. L’Europa non resterà a secco e dovrà affrontare costi maggiori. Non ci sarà embargo, ma salgono le spese di viaggio, di assicurazione con rallentamenti delle forniture".

Cosa può fare l’Ue per contribuire a stabilizzare l’area?

"Dovrebbe essere più attiva nella diplomazia per agevolare accordi di pace e sul piano militare può attivare una risoluzione per rafforzare la scorta alle petroliere che passano da Bab el Mandeb e garantire sicurezza ai traffici marittimi. Bene ha fatto il ministro Guido Crosetto a chiedere con urgenza attraverso una lettera all’Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas, il potenziamento della missione navale europea Aspides nel Mar rosso".

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