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Assorbenti, la Sardegna stanzia 14,7 milioni contro la “povertà mestruale”. Fino a 126 euro all’anno per 50mila ragazze

August 15, 2026

Cagliari, 15 agosto 2026 – Ad ogni spesa, il prezzo degli assorbenti e dei prodotti per l'igiene femminile presenta il conto. Per sostenerne l’acquisto, la Regione Sardegna adotta una nuova misura e stanzia 14,7 milioni di euro in tre anni destinati alle ragazze fino a 18 anni. Il contributo annuale sarà uguale per tutte e potrà variare, sulla base delle modalità che saranno definite dalla giunta regionale, tra 100 e 126 euro. “Ci aspettiamo che l’intervento possa smuovere qualcosa a livello nazionale. La politica regionale può essere di ispirazione. E questa è una norma di civiltà”, spiega la consigliera regionale del M5s Lara Serra, che ha promosso l’iniziativa.

Il contributo senza Isee per quasi 50mila ragazze

La misura è stata proposta dal gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle e poi approvata dalla maggioranza nell'ambito della variazione di bilancio. Le risorse ammontano a 2,1 milioni di euro per il 2026 e a 6,3 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. La platea potenziale è di circa 49.836 ragazze residenti in Sardegna.

Per il contributo annuale, inoltre, non è previsto il requisito dell'Isee. "Vogliamo una società in cui le donne abbiano uno sgravio sui beni di prima necessità, irrinunciabili e legati al genere. Vogliamo lavorare concretamente per la parità di genere" sottolinea Serra. La misura interviene su una spesa ricorrente che grava sulle famiglie, in particolare quando sono presenti più figlie.

Dalla Valle d’Aosta al Lazio: le altre misure regionali

Quello della Sardegna è tra i primi interventi regionali in Italia a destinare risorse direttamente alle famiglie. Il tema non è nuovo e sono diverse le Regioni ad aver adottato provvedimenti per aiutare le donne ad affrontare quella che Serra definisce una “spesa iniqua”.

Dal 2025 la Valle d’Aosta fornisce distributori di assorbenti gratuiti in tutte le 10 scuole superiori del territorio, con l’obiettivo di estendere il progetto alle medie. Sulla stessa scia, quest’anno è la Campania ad aver approvato un progetto pilota per la distribuzione gratuita degli assorbenti nelle scuole.

Dal 2022, invece, nel Lazio esiste una legge regionale che prevede un cashback dell’Iva sugli assorbenti e altri prodotti igienici femminili per donne tra 14 e 50 anni con Isee fino a 20mila euro. Sempre nel 2022 la Toscana ha promosso un progetto per le scuole della provincia fiorentina con le TamponBox: contenitori con prodotti igienico-sanitari destinati alla solidarietà tra studenti.

Infine l’Emilia Romagna, che nell’anno in corso ha approvato una risoluzione che impegna la giunta ad approfondire la “povertà mestruale” e a prevedere agevolazioni economiche per l’acquisto di prodotti igienici femminili per le fasce più deboli.

Serra: "L’Iva sugli assorbenti è superiore a quella del tartufo"

L'importo definitivo del contributo, la fascia di età, i requisiti e le modalità di accesso saranno stabiliti dalla giunta regionale in Sardegna. Il provvedimento “è stato condiviso da tutti, senza problemi” aggiunge Serra, ricordando ricordando come il tema sia ancora “in modo anacronistico, divisivo, seppur fondamentale”. Un tema, quindi, che assume colori politici. La politica, incalza la consigliera pentastellata, ha il “dovere” di affrontare “emergenze e questioni quotidiane che hanno una ricaduta nella vita delle persone”.

“Nel nostro Paese è assurdo che l’Iva degli assorbenti sia superiore a quella del tartufo”, ribadisce Serra. La consigliera M5s legge la misura anche in contrapposizione alle scelte del governo sull'Iva: "Mentre il governo Meloni ha riportato l'Iva sugli assorbenti al 10% dopo averla ridotta al 5% nel 2023, la Sardegna sceglie di investire direttamente per sostenere le ragazze e le loro famiglie". Il provvedimento prevede, inoltre, che le eventuali risorse non utilizzate potranno essere destinate a iniziative di contrasto alla violenza di genere.

Un tema divisivo: il peso dello stigma

Intorno al tema mestruale vige ancora il silenzio in primis da parte delle donne. Quasi fosse qualcosa di cui vergognarsi. Un silenzio che “contribuisce alla stigmatizzazione” sostiene Serra. Questo tipo di spesa riguarda invece un bene necessario e diventa un elemento discriminatorio. “Siamo consapevoli che la sanità sta attraversando una crisi gravissima e stiamo affrontando queste difficoltà, ma servono anche interventi che aumentino la consapevolezza sul tema”, chiosa Serra, invitando il governo a seguire l’esempio e auspicando che l’intervento possa contribuire a rompere il silenzio e sensibilizzare cittadini e cittadine.