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- Atalanta, la bandiera Berat Djimsiti annuncia l’addio: vola in Arabia all’Al-Diriyah
Il saluto ai tifosi del 33 difensore: “Si può lasciare una squadra. Si può lasciare una città. Ma una casa ce la portiamo dentro. Grazie di tutto, Bergamo”

Berat Djimsiti lascia l'Atalanta e vola in Arabia

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Bergamo, 10 agosto – Dopo dieci anni, 334 presenze, una ventina delle quali con la fascia di capitano, una Europa League conquistata nel 2024 a Dublino e cinque partecipazioni alla Champions League, e’ arrivata al capolinea l’avventura in maglia atalantina di Berat Djimsiti. Che ha scelto di accettare l’offerta di un ricco biennale giunta dagli arabi dell’Al-Diriyah.
L’albanese-svizzero classe 1993 è stato in questi ultimi anni il ‘terzo capitano’ dietro a Marten De Roon e Mario Pasalic, il quarto giocatore della storia nerazzurra in termini di presenze ufficiali dietro a ancora De Roon, a Bellini e a Pasalic. Un pezzo di storia, una bandiera, il 33enne difensore svizzero di nascita, ma albanese di passaporto e nazionalità calcistica.
Un centrale di impatto fisico e ordine arrivato in sordina nel gennaio 2016, insieme al centrocampista elvetico Remo Freuler, scovato 23enne da Luca Percassi allo Zurigo, prelevato a parametro zero. Un affarone con il senno di poi pensando che Djimsiti, dopo un primo rodaggio con Reja e due prestiti in B ad Avellino e in A al Benevento e’ poi diventato un pilastro intoccabile per la difesa nerazzurra alla media di una quarantina di partite stagionali.
Poteva andarsene nel Golfo già due estati fa, chiesto dai qatarioti dell’Al-Rayyan ma allora, a 31 anni, Djimsiti aveva preferito restare a Bergamo per continuare a giocare ad alto livello. Adesso, a 33 anni, la scelta di monetizzare il finale della carriera in Arabia.
“Sono arrivato a Bergamo dieci anni fa - ha scritto il giocatore sui suoi profili social, con un lungo messaggio di saluto ai tifosi - come un giovane calciatore, con un sogno e tanta voglia di dimostrare il mio valore. Oggi me ne vado sapendo che questo posto mi ha dato molto più del calcio. Qui sono cresciuto come giocatore, come uomo e come padre. Qui è cresciuta la mia famiglia. Bergamo è diventata casa e l’Atalanta molto più di una squadra. In questi dieci anni abbiamo vissuto vittorie, sconfitte, notti indimenticabili e traguardi che forse un tempo avremmo soltanto sognato. Ma ciò che porterò con me più di ogni altra cosa sono le persone. I miei compagni, gli allenatori, tutto lo staff, ogni persona che lavora per questa società, la famiglia Percassi, i nostri tifosi e tutta la gente di Bergamo: grazie per la fiducia, per il sostegno, per aver lottato con noi e per aver fatto sentire me e la mia famiglia parte di qualcosa di speciale. Niente di ciò che abbiamo raggiunto ci è stato regalato. Lo abbiamo costruito insieme, con lavoro, sacrificio, disciplina, cuore e quella mentalità che unisce profondamente l’Atalanta alla sua città. Oggi inizia un nuovo capitolo. Ma ci sono luoghi che non si lasciano davvero. Si può lasciare una squadra. Si può lasciare una città. Ma una casa ce la portiamo dentro. Grazie di tutto, Bergamo. Grazie di tutto, Atalanta. Per sempre nel cuore.”
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