L’ingegner Ivone Benfatto ha lavorato all’estero per gran parte della vita. Oggi, in pensione, risiede in Francia; ma da consulente di un’azienda cinese è in procinto di partire per Shanghai, dove trascorrerà i prossimo 3 anni. I lettori di Vaielettrico lo conoscono per i suoi reportage dalla Cina e i documentati interventi su ricarica, batterie, guida autonoma. E’ cittadino del mondo ma la sua patria è l’Europa. Ed è decisamente stanco di vederla bistrattata. Per scriverci: [email protected].

“Oggi ho letto alcuni articoli sui tagli di posti di lavoro alla Volkswagen e poi ho visto su LinkedIn i soliti commenti del tipo: “Ah, l’Europa… l’Europa ha deciso… l’Europa ci impone…”, come se esistesse questa entità superiore chiamata “Europa” che, quasi come un imperatore, prende decisioni e le impone ai cittadini e agli Stati.
Non ho purtroppo il tempo di scriverci un articolo, ma mi è venuto in mente che forse potrebbe essere interessante per Vaielettrico fare un pezzo, chiamiamolo di “educazione civica”, che spieghi in modo semplice come funziona realmente il processo decisionale dell’Unione Europea.
Perché, per quello che ne so, alla fine si tratta di un sistema democratico nel quale noi cittadini siamo molto più coinvolti di quanto spesso si voglia far credere.
I Commissari europei non piovono dal cielo: vengono indicati dagli Stati membri, quindi da governi che a loro volta derivano da elezioni nazionali. La Commissione nel suo insieme deve poi ottenere l’approvazione del Parlamento Europeo, che eleggiamo direttamente noi cittadini.
E soprattutto, nella maggior parte della legislazione europea, non basta affatto che “la Commissione decida”. La Commissione propone, ma poi le norme devono essere approvate dal Parlamento Europeo, cioè dai rappresentanti che abbiamo eletto noi, e dal Consiglio dell’Unione Europea, formato dai ministri dei governi degli Stati membri.

Quindi forse, anziché dire continuamente “l’Europa ci ha imposto questo”, sarebbe più corretto dire: “I nostri rappresentanti, direttamente o indirettamente scelti da noi, alcuni anni fa hanno approvato una determinata strategia e oggi possiamo discutere se quella strategia abbia prodotto o meno i risultati attesi”.
Se oggi pensiamo che una certa scelta sia stata sbagliata, dovremmo forse prima di tutto chiederci: chi avevo votato alle elezioni europee? Che posizione aveva? Che cosa ha votato il mio gruppo politico? E lo stesso vale naturalmente per il governo nazionale che ci rappresentava nel Consiglio.
Poi, personalmente, non sono affatto convinto che ciò che sta accadendo oggi all’industria automobilistica europea sia semplicemente il risultato delle politiche dell’Unione Europea: secondo me le cause sono molto più complesse. Ma questo sarebbe un altro articolo.
Il punto che secondo me sarebbe utile ricordare è molto più semplice: “l’Europa”, quando parliamo del suo sistema decisionale, siamo anche noi. E proprio per questo è importante sapere come funziona, votare e poi chiedere conto delle decisioni a chi abbiamo eletto, invece di considerare Bruxelles come un’entità estranea che decide sopra le nostre teste„. Ivone
Risposta – Caro Ivone, non c’è molto da aggiungere a quello che hai scritto (e condividiamo in pieno). Tutte le decisione dell’ Unione Europea sono frutto del laborioso processo democratico che hai ben sintetizzato. Fin “troppo democratico”, ci verrebbe da dire, poichè prevede l’adesione unanime di tutti i 27 Stati membri. Cosa che non avviene in nessun altra democrazia del mondo, dove si decide a maggioranza. Questo non significa che tutte le scelte di Bruxelles siano giuste. Ma ogni giudizio deve sempre partire dall’interesse collettivo. Rispetto al quale ogni forma di sovranismo è una contraddizione in termini.
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