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L'auto elettrica conviene di più di quella a benzina: ecco quanto si risparmia

September 29, 2026

L'ultimo EV Transition Check dell'ICCT mostra che la convenienza delle batterie è ormai un fatto. Ecco quanto si può risparmiare con un'elettrica di ultima generazione

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Auto elettrica si o no? Il prezzo non è più la scusa. Conviene più della benzina
Immagine Depositphotos

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Con l’auto elettrica risparmio del 33% sui costi di gestione

Auto elettrica si o no? Meglio a batteria oppure a benzina? Il dilemma quasi amletico ha una risposta. Se il risparmio nei costi di gestione può essere un motivo sufficientemente valido, allora l’auto a batteria è la soluzione. Anzi secondo il report EV Transition Check dell’International Council on Clean Transportation elaborato (ICCT) che quest’anno allarga l’analisi a camion e autobus, la domanda è ormai superata.

Tenendo conto dei costi di esercizio, un’elettrica costa in media il 33% meno di una a benzina, il cui prezzo alla pompa continua a crescere purtroppo a causa del conflitto in Iran. Il dato attuale sulla presenza di BEB già in circolazione a livello europeo, evita importazioni di combustibili fossili per circa 4,5 miliardi di euro l’anno.

Il conto alla pompa e il nodo della ricarica

L’ICCT ricorda che la crisi petrolifera ha rafforzato questa tendenza. C’è però una precisazione. Lo stesso rapporto riconosce che le colonnine pubbliche sono ormai sufficientemente diffuse in Europa, ma che la ricarica pubblica resta molto più cara di quella privata. Questo significa che quel 33% di risparmio che viene indicato dall’ICCT, ovviamente dipende molto da dove e quando si ricarica. Chi ha un box o una wallbox lo incassa per intero, chi dipende dalle colonnine pubbliche molto meno. Per capire la portata del risparmio ecco un dato che fa riferimento all’uso di ogni giorno: ICCT sottolinea anche che il costo medio di 7,43 euro per coprire i 100 km per un’elettrica salgono a circa 11 euro per una benzina equivalente.

Il paradosso del prezzo

Altro dato sa segnalare, l’autonomia (tallone d’Achille delle BEV di prima generazione) è cresciuta in media del 30% circa, mentre il prezzo medio (grazie anche alla presenza diffusa in Europa di auto cinesi) è sceso del 18% in cinque anni. Il motore di questa discesa è la batteria, il cui costo globale, al netto dell’inflazione, è calato del 35%. Nonostante questo, il consumatore continua ad avere una percezione ancora viziata da pregiudizi.

In Germania, ad esempio, il primo mercato europeo per le auto, quelle a batteria sono quadruplicate tra il 2020 e il 2025, fino a circa 160 ed ora quelle sotto i 30.000 euro sono circa 35.

Infrastruttura di ricarica e rete elettrica

Il problema delle colonnine è migliorato notevolmente: quelle pubbliche nell’UE sono cresciute di quasi otto volte dal 2020, raggiungendo 1,16 milioni a giugno 2026, il che indica che ci sono colonnine di ricarica pubbliche sufficienti per l’attuale parco veicoli dell’UE in circolazione.

Per quanto riguarda la copertura della rete autostradale, le colonnine di ricarica a corrente continua con una potenza di 150 kW o superiore coprono il 92% della rete e le colonnine dedicate ai veicoli pesanti coprono il 16%. La distribuzione delle colonnine di ricarica tra gli Stati membri è disomogenea, ma coerente con le aree in cui i mercati dei veicoli sono più ampi e l’adozione dei veicoli elettrici è più forte: il 55% delle colonnine di ricarica pubbliche è concentrato nei Paesi Bassi, in Germania e in Francia.

L’Europa non guida più

La quota di auto elettriche sulle nuove immatricolazioni nell’Unione ha raggiunto il 22% nel primo semestre del 2026. Il dato è in crescita, ma nel confronto internazionale l’Europa non è più da capofila. Il Vietnam è al 47%, la Thailandia al 36%, la Cina al 35%. La transizione è un fenomeno globale e l’Europa la sta inseguendo, non guidando.

Sul fronte industriale la fotografia è invece più incoraggiante. Nel 2025, il 19% della produzione automobilistica europea era già a batteria, e le capacità di produzione di celle annunciate sarebbero sufficienti a coprire la domanda di veicoli entro il 2030.

Camion e autobus: l’economia c’è, i volumi no

Nel trasporto pesante il quadro è più a due velocità. Per i camion il costo totale di proprietà di elettrico e diesel si sta avvicinando, e in alcuni casi, come i mezzi regionali e a lungo raggio in Germania, la parità è già stata raggiunta. Nel primo semestre del 2026 gli autobus a batteria hanno toccato il 28% delle nuove immatricolazioni, i camion di medie dimensioni il 21%, con vendite raddoppiate in un anno. I camion pesanti, invece, si fermano al 2,3%.

L’opinione

La domanda da porsi in questo momento non è più se le elettriche convengano. Questo nuovo dossier lo dimostra, ma non è il solo e ci sono altri studi che equiparano termiche ed elettriche. La risposta è netta: le BEV sono più convenienti, anche se il costo iniziale è più alto. La questione è di politica industriale e di infrastrutture, non più di tecnologia. E poi c’è il dato culturale, un certo pregiudizio, il più duro a morire. Ma anche questo è destinato a scemare, a diventare nel tempo una minoranza. D’altronde, il consumatore tende a scegliere ciò che è più conveniente, deve solo imparare a conoscerlo.