VENEZIA Dopo polemiche, ricorsi e perizie, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ieri ha annunciato ufficialmente lo spegnimento di 84 autovelox in Veneto e di altri 47 in Friuli Venezia Giulia: fanno 131 in tutto il Nordest.
È la conseguenza dell’entrata in vigore della riforma voluta da Matteo Salvini, che mira a fare un po’ di ordine nella selva di dispositivi che in questi anni si sono moltiplicati sulle strade d’Italia. Per quel che riguarda il Veneto, quindi, risultano omologati 380 dispositivi a fronte dei 464 dislocati sul territorio. «Dopo 34 anni abbiamo messo fine al caos delle multe da rilevamento automatico grazie all’individuazione di criteri univoci per tutti i dispositivi utilizzati», commenta soddisfatto il ministro leghista. «Se da un lato è fondamentale garantire la sicurezza stradale con misure chiare che devono essere rispettate dagli automobilisti, dall’altra il controllo non può trasformarsi in un modo poco trasparente per fare cassa alle spalle dei cittadini».
PANORAMICA
A finire nel mirino sono soprattutto gli apparecchi più vecchi, installati prima del giugno 2017, che hanno ottenuto soltanto l’approvazione ma non l’omologazione. Nel contesto regionale, a Verona tutti i 56 autovelox censiti sono risultati regolari. A Venezia pure. Mentre a Padova ne sono stati spenti soltanto tre, fra Este e Cadoneghe. Nell’infografica in alto ecco i primi dati usciti dal Ministero con indicati Comuni e aree geografiche in cui sono stati spenti gli apparecchi in Veneto.
A livello nazionale sono 850 – indica il Mit – quelli che dovranno ottenere una omologazione per tornare attivi, 3.150 quelli regolarmente in funzione perché già hanno tutti i requisiti. Così sono stati spenti, tra gli altri, 12 misuratori in Abruzzo, 18 nella provincia di Bolzano, 7 in Campania, 15 nelle Marche, quattro in Val d’Aosta e uno in Basilicata. Più consistenti i numeri per Lombardia (144), Piemonte (131), Toscana (69), Emilia Romagna (94) e, appunto, Friuli e Veneto. In Molise sono stati spenti 18 dispositivi, 6 in Sardegna, 16 in Liguria, tre in Umbria, nove in provincia di Trento, 4 in Calabria.
«Le misure varate dal Ministero danno solidità giuridico-amministrativa degli accertamenti», evidenzia Salvini. La validità delle multe è stata messa in discussione da molte sentenze per i casi in cui la velocità è stata rilevata da strumenti privi di una omologazione del ministero. In particolare, alcune pronunce della magistratura hanno evidenziato la differenza tra il semplice processo di approvazione tecnica e la vera e propria omologazione, aprendo la strada a migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti contro le amministrazioni locali che hanno continuato a utilizzare dispositivi approvati ma non omologati. Il decreto ora sgombera il campo dalle incertezze.
Lo scorso anno le multe tramite autovelox sono diminuite dell’8,9% rispetto all’anno precedente, con un incasso dei Comuni di 56,5 milioni. In testa alla classifica Firenze con 19,7 milioni, poi Bologna con 9,2 milioni, terza Milano con 6,9 milioni, seguita da Genova con 4,8 milioni e Palermo con 4,2 milioni.
ESPOSTO IN PROCURA
Ma Altvelox, l’associazione di tutela degli utenti della strada di Castelfranco Veneto (Treviso), ha presentato in Procura a Roma un esposto nei confronti del ministro Salvini proprio per il suo decreto sugli autovelox. L’esposto riguarda anche i vari dirigenti ministeriali che hanno firmato gli atti che hanno portato alla formazione dell’articolo 6 e dell’Allegato B del decreto, ossia quello che omologa i velox precedentemente muniti di soli decreti di approvazione.
Altvelox chiede che sia verificato «se la dichiarazione di conformità dei prototipi inseriti nell’allegato sia fondata su prove tecniche effettivamente eseguite». Secondo l’associazione i documenti richiesti «non hanno consentito di individuare i rapporti tecnici» sulla loro conformità. «Chiediamo di conoscere gli atti, le prove e i responsabili delle valutazioni tecniche. Se i test esistono, devono essere acquisiti e verificati. Se non esistono, occorre accertare come sia stato possibile dichiarare omologati dispositivi precedentemente soltanto approvati», dichiara il presidente di Altvelox, Gianantonio Sottile Cervini.