Viola il diritto di difesa ed il
diritto ad un reale contraddittorio ed è quindi illegittima la
norma che impedisce a un imputato di ascoltare intercettazioni
che lo riguardano: lo sostiene l'avvocato Dario Vannetiello,
cassazionista del Foro di Napoli, che ha sollevato la questione
di legittimità costituzionale dinnanzi alla Corte di cassazione
(quinta sezione) nell'ambito del processo sulle infiltrazioni
del clan dei Casalesi in Veneto e la decisione degli ermellini è
attesa per il 6 ottobre.
Vannetiello è l'avvocato difensore di Luciano Donadio,
imprenditore ritenuto dalla magistratura il referente numero uno
del clan e per questo motivo condannato per 63 reati alla pena
di 41 anni e 4 mesi di reclusione, ridotta a 30 anni per
l'applicazione del principio moderatore.
Gli articoli contro i quali il cassazionista punta il dito
sono gli articoli 268 comma 6 e 89 bis del codice di procedura
penale secondo i quali solo i difensori possono, recandosi negli
uffici delle Procure della Repubblica, ascoltare le
intercettazioni svolte durante le indagini.
La stessa questione di legittimità costituzionale è stata
sollevata anche dal gup di Trento nell'ambito di un procedimento
dove le intercettazioni riguardano conversazioni in lingua
straniera. La questione giuridica riguarda molti maxi processi
in cui ci sono migliaia e migliaia di intercettazioni in cui gli
interlocutori parlano in dialetto o in lingua straniera
utilizzando soprannomi ed espressioni gergali.
"Se la norma venisse dichiarata incostituzionale, - spiega
l'avvocato Dario Vannetiello - potrebbe finalmente aprirsi per
tutti gli imputati detenuti il diritto ad ascoltare
personalmente le intercettazioni direttamente nelle sale di
ascolto degli uffici giudiziari, quelle utilizzate contro di
loro, ma anche tutte le altre intercettazioni nelle quali
proprio l'imputato potrebbe intuirne l'utilità per difendersi
dalle accuse mosse".
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