Imola, 18 ottobre 2026 – E’ iniziato il conto alla rovescia per l’edizione 2026 del Baccanale che dal 24 ottobre al 15 novembre monopolizzerà la scena culturale e gastronomica del territorio. Trentadue ristoranti e locali della zona pronti a scendere in campo per declinare il tema della rassegna, che quest’anno è ‘Incontri: la cucina italiana senza confini’, nei menù del Baccanale. L’intento è quello di rappresentare al meglio la capacità della cucina del Belpaese di assorbire nel tempo ingredienti, tecniche e culture diverse. Una sorta di grande spugna che, impregnata dalle tradizioni culinarie segnate dallo scorrere del tempo e dalle distanze geografiche, rilascia nuove tendenze poi diventate profondamente italiane. Una sfida stimolante per chef coraggiosi pronti a tracciare rotte inedite fatte di fantasia, abilità, competenze e conoscenze.

Mattia Mezzetti del Ristorante Popeye
C’è chi parte dai grandi classici della gastronomia romagnola
Da un lato c’è chi sceglie di partire dai grandi classici della gastronomia romagnola per scoprire il fascino delle contaminazioni estere. Dall’altro, chi rilegge i piatti della memoria con un pizzico di originalità in arrivo da oltre confine. I più temerari? Quelli decisi a mettere a confronto i sapori italiani e le influenze internazionali nello stesso menu. Una cosa è certa: con il Baccanale, la ristorazione imolese conferma ancora una volta la sua innata capacità di unire gusto e cultura.

Marino Pasquali, guida della tenuta Poggio Pollino che proporrà ’Incontri... gli italiani lo fanno meglio!’
Una rassegna che cavalca i decenni
Il leitmotiv di una rassegna che cavalca i decenni senza perdere di attrattiva: “Per noi si tratta del terzo anno di Baccanale e abbiamo deciso di mescolare preparazioni nostrane con elementi inediti e forestieri – anticipa Alessandro Boldrin della Taverna San Pietro di Fontanelice –. Una bella modalità per rivisitare le contaminazioni che da sempre hanno portato la cucina italiana al livello attuale. Il piatto in cui crediamo di più? Il tortellino al mare, con una chiusura classica: brodo ristretto di scoglio e ripieno al tonno rosso”.

Taverna San Pietro con Alessandro Boldrin
Un itinerario del gusto che comincia dal piatto
Un itinerario del gusto che comincia dal piatto per andare lontano e abbracciare culture, storie e persone: “Il Baccanale da tanti anni racconta e valorizza la cultura gastronomica di Imola – analizza Daniele Masi dell’Osteria I Tri Scalen –. Cerchiamo di interpretare ogni giorno la cucina del territorio in chiave contemporanea. Questa volta ci divertiremo a esplorare nuove contaminazioni con l’obiettivo di offrire un’esperienza gastronomica appagante. La nostra idea? Valorizzare il dialogo tra cucina e mondo del vino”.
Un ventaglio di proposte
Un ventaglio completo di proposte da sviluppare attorno alla tavola per offrire ai commensali la possibilità di spaziare tra il fascino della novità, che attrae il pubblico deciso a mettersi un po’ in gioco, e le consolidate certezze. Innovare senza snaturare, più facile a dirsi che a farsi. Ma i positivi risultati, come emerge dalla lettura dei vari menù elaborati in queste settimane di preparativi, sono garantiti: “Interpreteremo il tema di questa edizione tenendo fede ai dogmi del ristorante e allargando i confini della nostra cucina al mondo intero, mica a solo all’Italia – svela Mattia Mezzetti del centralissimo Ristorante Popeye –. Credo che il dessert Cremoso allo squacquerone, pere, pan di Spagna al caramello e brandy di Jerez racchiuda bene lo spirito del nostro menu e il lavoro di ricerca che accompagna la sua ideazione”.
Tempo di aspettative della vigilia
Tempo di aspettative della vigilia anche per Marino Pasquali alla guida della Tenuta Poggio Pollino, a pochi passi dalla città: “Partecipo al Baccanale con entusiasmo fin dalle prime edizioni, anche attraverso le esperienze maturate in diversi ristoranti – sottolinea –. Quando il tema è ampio e lascia spazio a molteplici interpretazioni, come quello di questa edizione, prendo sempre un po’ più di tempo per sviluppare un’idea originale e non rischiare di cadere nel banale”. E ancora: “Svilupperemo una proposta dal titolo un po’ ironico come ‘Incontri… gli italiani lo fanno meglio!’ – confida –. Lo spunto arriva anche dalle sfide calcistiche dei Mondiali. Ogni piatto nasce dall’incontro tra la cucina italiana e quella di un altro Paese che la nostra Nazionale ha affrontato sul rettangolo di gioco conquistando la vittoria. La riproposizione, in chiave culinaria, di match sportivi. In campo, però, non ci sono atleti ma tradizioni e ingredienti che si incontrano e si contaminano per dare vita a nuove combinazioni”.