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Bambini e schermi, la dipendenza inizia presto. Gli esperti: niente digitale fino a tre anni d'età e massimo 2 ore al giorno dopo i cinque

July 30, 2026

Al giorno d’oggi, Tv, smartphone, social network e videogiochi sono diventati una presenza costante nella vita quotidiana delle famiglie. Tuttavia, secondo gli esperti europei, il rapporto tra bambini e tecnologia dovrebbe essere costruito con molta cautela, soprattutto nei primi anni di vita. A lanciare l’allarme è un documento ufficiale dell’Accademia Europea di Pediatria, pubblicato sulla rivista scientifica Acta Paediatrica, che invita a evitare l’esposizione agli schermi prima dei due anni e a limitarla fortemente durante l’infanzia.

Secondo il documento, ripreso dall’Ansa, l’utilizzo precoce di televisione, smartphone, tablet, social network e videogiochi potrebbe influire negativamente sullo sviluppo cognitivo, emotivo, sociale e fisico dei bambini. Gli specialisti raccomandano di introdurre il mondo digitale solo a partire dai tre anni, con un tempo massimo di esposizione pari a un’ora al giorno tra i tre e i cinque anni e inferiore alle due ore quotidiane dopo i cinque anni.

Il dossier è stato elaborato nell’ambito del progetto “Giovani, Salute e Sani Stili di Vita” ed è stato firmato, tra gli altri, da Lorenza Onorati dell’Università di Padova ed Eugenio Baraldi, direttore scientifico della Fondazione Città della Speranza: l’obiettivo è fornire indicazioni scientifiche a famiglie, pediatri, scuole e decisori politici per promuovere una vera e propria educazione alla salute digitale.

L’allarme degli esperti non riguarda soltanto il tempo trascorso davanti agli schermi, ma soprattutto le conseguenze che un utilizzo eccessivo può avere sul benessere complessivo dei più giovani. Tra i rischi individuati figurano una maggiore probabilità di sviluppare comportamenti di dipendenza dai dispositivi digitali, una riduzione della qualità del sonno, difficoltà di concentrazione, peggioramento delle relazioni sociali e familiari, minore attività fisica e possibili ripercussioni sul rendimento scolastico.

Le conclusioni degli specialisti europei trovano conferma anche nelle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: già nel 2019 l’OMS aveva raccomandato che i bambini sotto i cinque anni trascorressero meno tempo possibile davanti agli schermi, privilegiando invece il gioco attivo, la lettura e le interazioni con gli adulti. Per i bambini tra i tre e i quattro anni l’OMS suggerisce non più di un’ora al giorno di attività sedentaria davanti a uno schermo, sottolineando che “meno è meglio”.

Numerose ricerche internazionali del PGIMER(istituto medico internazionale d’eccellenza), stanno inoltre evidenziando possibili correlazioni tra esposizione precoce agli schermi e ritardi nello sviluppo. Nel 2026 si è rilevato che l’esposizione ai dispositivi digitali prima dei diciotto mesi può essere associata a maggiori difficoltà nello sviluppo motorio e sociale dei bambini piccoli.

Va detto, che secondo l’UNICEF, un utente Internet su tre nel mondo è minorenne, mentre milioni di bambini e adolescenti utilizzano quotidianamente piattaforme digitali per studiare, comunicare e intrattenersi.

Per questo motivo gli esperti UNICEF sottolineano che il problema non è eliminare la tecnologia dalla quotidianità: computer, Internet e strumenti digitali rappresentano oggi risorse fondamentali per l’apprendimento a scuola, l’accesso all’informazione e lo sviluppo di competenze che saranno sempre più richieste nel mondo del lavoro. La vera sfida consiste nel trovare un equilibrio tra opportunità e rischi, insegnando ai giovani un utilizzo consapevole e responsabile degli strumenti digitali.

Anche la scuola è chiamata a svolgere un ruolo centrale. Come sottolinea l’Accademia Europea di Pediatria, se da un lato la didattica digitale offre nuove possibilità educative, dall’altro è necessario promuovere percorsi di educazione digitale che aiutino gli studenti a comprendere l’importanza della gestione del tempo online, della tutela della privacy, della sicurezza in rete e del benessere psicologico. L’alfabetizzazione digitale non può infatti limitarsi all’uso degli strumenti tecnologici, ma deve includere la capacità di utilizzarli in modo equilibrato e critico.

Un altro aspetto evidenziato dal documento riguarda il ruolo delle famiglie. I genitori vengono considerati i primi educatori digitali dei figli: stabilire regole condivise, evitare l’uso degli schermi durante i pasti, proteggere le ore dedicate al sonno e favorire attività all’aperto rappresentano alcune delle strategie più efficaci per prevenire gli effetti negativi di un’esposizione eccessiva.

La questione della salute digitale appare quindi destinata a diventare una delle principali sfide educative dei prossimi anni. In una società sempre più connessa, l’obiettivo non è allontanare bambini e ragazzi dalla tecnologia, ma accompagnarli verso un utilizzo equilibrato, sicuro e consapevole. Come sottolineano gli esperti europei, promuovere sani stili di vita oggi significa anche insegnare a vivere correttamente il rapporto con il mondo digitale, fin dai primi anni di vita.