La nuova inchiesta della Procura di Bologna sui crimini della banda della Uno Bianca - che tra il 1987 e il 1994 seminò il terrore tra Emilia-Romagna e Marche con 23 morti e oltre cento feriti - aggiunge nuovi tasselli nella ricerca di mandanti ed eventuali complici. Nel mese di settembre sono stati ascoltati dagli inquirenti altri due componenti della banda, gli ex poliziotti Alberto Savi e Marino Occhipinti, che hanno scelto di rispondere alle domande dei pm.
Le origini dell'inchiesta
La nuova indagine è stata aperta nel 2023: si tratta di due fascicoli coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, in mano alla procuratrice aggiunta Lucia Russo e al pm Andrea De Feis. L'inchiesta nasce dall'esposto presentato dai familiari delle vittime, assistiti dagli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser, proprio per fare luce su possibili complici e mandanti mai individuati.
Ad Alberto Savi, 61 anni, il più piccolo dei fratelli ed ex poliziotto (assistito dall'avvocata Annamaria Marin), gli inquirenti - come riportato dal Resto del Carlino - avrebbero chiesto conto in particolare della strage del Pilastro del 4 gennaio 1991. In particolare, gli è stato chiesto di chiarire le dichiarazioni rese nel 1995 quando, confidandosi con alcuni compagni di cella, disse che il sodalizio godeva del supporto di «agenti di copertura». Alberto Savi, condannato all'ergastolo, si trova in semilibertà da diversi mesi nel carcere di Padova, dove da tempo ha intrapreso un percorso di reinserimento e dal 2017 usufruisce di permessi premio.
Le spaccature tra i fratelli Savi
Durante l'estate si erano riaccesi i riflettori e le polemiche anche a causa delle interviste rilasciate dagli altri due fratelli.
Fabio Savi, uno dei capi della banda ed ergastolano (l'unico a non indossare la divisa da poliziotto), a maggio aveva dichiarato a Quarto Grado che dietro la Uno Bianca c'erano solo «targa, fanale e paraurti». In questo modo aveva preso le distanze dal fratello Roberto, anch'egli ex poliziotto, il quale a Belve Crime aveva invece ipotizzato coperture da parte dei Servizi segreti e complicità mai svelate. Interrogato in seguito dai magistrati bolognesi, Roberto si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Fabio ha rilasciato alcune dichiarazioni. Entrambi i Savi sono stati ascoltati nella posizione di imputati in procedimento connesso.Analisi sui dispositivi e i legami interni Nell'ambito dell'inchiesta sono inoltre in corso accertamenti sui dispositivi informatici di Pietro Gugliotta, ex poliziotto e membro della banda, toltosi la vita a gennaio nella sua abitazione di Colle d'Arba (Pordenone). Nel frattempo, i legami personali tra i membri del gruppo emergono con sempre maggiore chiarezza, dimostrando che i rapporti andavano oltre l'ambito lavorativo e criminale. Sempre dal Resto del Carlino spunta una pagina dell'agenda del 1988 di Marino Occhipinti: compilando la lista degli invitati al proprio matrimonio, annotava i nomi di Savi, Gugliotta e Vallicelli. A quelle nozze, infatti, era presente quasi al completo la banda della Uno Bianca.
Ultimo aggiornamento: domenica 27 settembre 2026, 19:48
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