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Bari, edifici e tutela dell'ambiente insieme nel nuovo Pug: «Tempi e regole certe»

October 10, 2026

Tenere insieme esigenze e bisogni molto diversi tra di loro: da chi chiede regole stringenti per la tutela del paesaggio e dell'ambiente a chi invece punta a una maggiore flessibilità in ottica di sviluppo economico. È ancora lungo il percorso di genesi del nuovo Piano urbanistico generale della città di Bari arrivato alla terza fase di confronto, dopo gli Stati generali della rigenerazione urbana degli ultimi mesi in cui sono state illustrate le linee di indirizzo del Pug ai cittadini dei cinque Municipi raccogliendone suggerimenti e proposte.

Ieri l’aula Dalfino ha invece visto il confronto tra rappresentati istituzionali, addetti ai lavori, attori delle filiere coinvolte e dei vertici degli ordini e collegi professionali del territorio in occasione del convegno “Il nuovo PUG del Comune di Bari: l'atto di indirizzo”. Per il presidente della Fondazione Oiba (ordine degli ingegneri della provincia di Bari) Giuseppe Bruno l’auspicio è che «il nuovo piano si realizzi in tempi e con regole certe, condizione indispensabile per favorire nuovi investimenti sulla città. Le trasformazioni edilizie non sono solo una questione urbanistica, ma un vero e proprio asset economico per il territorio». La sfida, secondo il presidente, è costruire una strumentazione urbanistica dotata di regole flessibili, capaci di dialogare anche con le decisioni degli organismi sovraordinati.

Anche per il presidente dell’Ordine degli ingegneri Vitantonio Amoruso «Bari ha bisogno di essere rivista e noi ingegneri siamo pronti a mettere a disposizione la nostra competenza tecnica per arrivare, insieme alle istituzioni e alle altre professioni coinvolte, alle soluzioni più giuste per il futuro della città». Il nodo principale resta la conciliazione tra l’esigenza di nuove costruzioni e la salvaguardia dell’ambiente, riducendo la cementificazione anche in ottica di sostenibilità ambientale, come sottolineato dai rappresentanti dell’Ordine dei geologi della Puglia: «Leggendo l'atto di indirizzo ci sono dei rischi verso i quali dobbiamo porre particolare attenzione. Tra l'altro sono degli aspetti evidenziati anche dalla consulta dell’ambiente sul Pug nel documento inviato al Comune. Aspetti quali l’adeguamento agli obblighi normativi europei, la tutela ecosistemica e idrogeologica, il rischio di una flessibilità eccessiva perché i documenti di indirizzo puntando ad una generica flessibilità o rimandando ad accordi operativi successivi, rischiano di affievolire la forza prescrittiva del Pug nella gestione del consumo di suolo. Gli interventi urbanistici devono quindi prevedere la tutela dei geositi, delle emergenze geologiche per la conservazione, il contrasto al rischio idraulico e idrogeologico e valutate in funzione della loro capacità di ridurre la vulnerabilità della città dagli eventi agli eventi estremi. Ma la vulnerabilità va salvaguardata principalmente dai cambiamenti climatici promuovendo lo sviluppo sostenibile, individuando e contenendo le isole di calore, estendendo la permeabilità dei suoli, incentivando la riqualificazione energetica, incrementando il verde urbano, potenziando la resilienza dei luoghi più esposti e sostenendo la transizione verso edifici e costruzioni».

Il dibattito resta aperto e l’amministrazione comunale è pronta a portare avanti il confronto fino alla redazione del documento definitivo seguendo le linee di indirizzo già adottate, come ha spiegato la vicesindaca e assessora alla Rigenerazione urbana Giovanna Iacovone: «Dagli Stati generali della rigenerazione urbana sono emerse molte esigenze sintetizzate in un report corposo che è sfociato nell’atto di indirizzo approvato in Giunta. Quale futuro vogliamo per Bari, come possiamo migliorare la città che già viviamo? Il Pug vogliamo che risponda a questa domanda e che migliori la vita delle persone nell’ottica della democrazia e dell'uguaglianza, perché il piano urbanistico è un piano umanistico, tiene presenti le vite delle persone. Ed è per questo che abbiamo cercato di andare oltre la singola opera e il singolo quartiere e anche oltre il tema individualistico delle trasformazioni edilizie. Questo Pug non può più seguire la logica dei primi del 900 come il vecchio Piano Quaroni che rispondeva solo alla logica della conformazione dell'uso dei suoli sulla base dei diritti di proprietà».