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Basta trattare i calciatori del Milan come fossero dei campioni da compiacere e accontentare

August 13, 2026

Gli ultimi anni del Milan sono stati accompagnati da discorsi che avevano un unico sottotesto comune: i calciatori rossoneri sono dei poveri campioni incompresi, ostacolati da fattori esterni sempre più disparati. Si veda l'ultimo fatto di cronaca, riportato da Franco Ordine. Ovviamente, come sempre, ambasciator non porta pena: la cronaca, a prescindere da chi la faccia, è cronaca e basta. E quindi se il noto giornalista scrive determinate cose nell'editoriale per MilanNews (clicca QUI), quelle cose vanno intese come cronaca. Anche perché, e qui allarghiamo il campo, tra giocatori, dirigenti e allenatori sono tutti molto capaci nel far filtrare i propri malcontenti tra TV, giornali, siti e radio. Chi li riporta, ripetiamo, fa cronaca. La cronaca fatta da Ordine su Maignan è la seguente: "Mi dicono che Maignan non sarebbe per niente contento del cambio di preparatore dei portieri passando da quello di Max che è poi andato a Firenze, a quello non conosciuto di Amorim".

E dalla cronaca poi si può passare all'opinione e al commento, che ovviamente non va a toccare chi racconta. Ma da questo racconto Maignan - attuale capitano del Milan che non ha presenziato ai funerali di Franco Baresi e che ha chiesto ulteriori giorni di vacanza al club - ne esce ovviamente come scontento. Per l'ennesima volta. Come se potesse decidere lui un qualcosa che va decisamente al di sopra dei suoi compiti. Sembra quasi sciocco doverlo ribadire, ma è un calciatore che deve rispondere all'allenatore e al suo staff. Non solo il capitano rossonero ha prolungato la vacanza, rimandando il momento dell'incontro con il nuovo mister e i suoi collaboratori, ma per l'ennesima volta in questi anni fa filtrare insoddisfazione sul preparatore (che non ha ancora conosciuto). Parlassimo di Buffon, o Neuer o qualsiasi altro campione riconosciuto allora si potrebbe anche accettare un giudizio (o una preferenza) del genere. Ma nella rosa del Milan non esistono campioni. Altrimenti non parleremmo di ottavi posti, quinti posti, umiliazioni subite dal Sassuolo di turno, finali di Coppa Italia perse e via discorrendo. La storia recente rossonera sul campo non ha praticamente mai reso orgogliosi i tifosi. E per quanto, giustamente, si possa criticare società e dirigenza (e lo si è sempre fatto con puntualità quando c'era da farlo), non lasciare che chi va in campo si assuma le proprie responsabilità è uno dei motivi per cui le ultime stagioni del Milan siano state sempre fallimentari.

Ripetiamo: il Milan non ha campioni in rosa. Altrimenti non parleremmo di Champions mancata, zero trofei, quinti e ottavi posti. Quello che succede a livello dirigenziale e societario ha ovviamente un impatto, ma in questo sport la cosa che più determina è il campo. E in campo ci vanno i calciatori. E negli ultimi anni abbiamo visto chi si lamenta - per vie traverse - dello staff, chi dell'allenatore, chi della posizione in campo, chi del tempo di gioco, chi si ammutina in campo, chi litiga e via discorrendo. Ma non abbiamo mai visto calciatori prendersi le proprie responsabilità, mettersi veramente a disposizione del compagno e dell'allenatore - o almeno, non per periodi di tempo sufficientemente lunghi a raggiungere i risultati minimi prefissati.

Per tornare ad essere credibili, convincenti e - si spera - vincenti c'è bisogno di grandi cambiamenti. A livello societario e dirigenziale sicuramente, ma soprattutto in chi scende in campo. Che avvengano per un repentino cambiamento di mentalità e atteggiamento o tramite cessioni e rivoluzioni nella rosa non è importante. In questi anni si è capita benissimo una cosa: nessuno è indispensabile e nessuno ha un rendimento da campione tale che possa giustificare anche comportamenti che fanno storcere il naso. Anche se è bene sottolineare che i campioni sono tali anche perché non hanno comportamenti che fanno storcere il naso. Chi scende in campo con la maglia del Milan deve assumersi le proprie responsabilità, rispettare i ruoli e smetterla assolutamente di atteggiarsi da calciatore che può permettersi di tutto.