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Bcc Napoli: "Le filiali hanno un valore"

October 26, 2026

AMEDEO MANZO, presidente della Bcc Napoli, la prima e unica banca di credito cooperativo che ha sede nel capoluogo campano, è convinto di una cosa: per fare bene il lavoro del banchiere, dare credito alle persone e alle imprese, sostenerle e farle crescere, non basta guardare soltanto le dichiarazioni dei redditi o i bilanci. Certo, i numeri sono importanti ma c’è un fattore in più che Manzo chiama "rating umano", ed è la capacità di guardare i clienti negli occhi, conoscere la loro storia, il loro bisogni, le loro aspirazioni, valutare i loro progetti. È questa convinzione che spinse Manzo, più di 20 anni fa, a creare la Bcc Napoli, un istituto che oggi vuole allargare sempre più il proprio raggio di azione in Campania, partendo da un solido legame con il territorio in cui è nato.

Presidente Manzo,perché ha deciso di fondare una banca proprio a Napoli?"L’idea nacque nel 2005, dalla mia esperienza professionale nella finanza aziendale e da una constatazione: era scomparso il Banco di Napoli, uno degli istituti più antichi del mondo, che aveva accompagnato per generazioni lo sviluppo economico del Mezzogiorno. Era una banca che finanziava le grandi imprese, ma anche le famiglie, gli artigiani e i piccoli imprenditori. Con la sua scomparsa era venuto meno quel fondamentale sostegno per il territorio che anch’io avevo potuto apprezzare personalmente".

Come?"Quando aprii il mio studio professionale, negli anni Ottanta, il direttore di un’agenzia del Banco di Napoli venne a trovarmi. Non avevo ancora dichiarazioni dei redditi o bilanci da presentare. Guardò il mio curriculum universitario, verificò la mia iscrizione all’ordine professionale, volle conoscermi e mi concesse un finanziamento. Quella banca non si fermava ai documenti. Valutava anche la persona, la sua preparazione e le sue prospettive. È un modello che ho toccato con mano e che volevo far rinascere, in un momento in cui l’intero sistema bancario stava cambiando".

In che senso?"Venti anni fa stavano nascendo in Italia e nel mondo gruppi bancari sempre più grandi e sempre più lontani dall’economia reale. Fu allora che scoprii il mondo del credito cooperativo e capii che poteva essere la risposta per colmare questa lacuna. A Napoli non esisteva una Bcc. Di solito le banche di credito cooperativo nascono nei piccoli centri e soltanto dopo raggiungono le grandi città. Noi abbiamo fatto il percorso inverso, costituendo direttamente una banca cooperativa in una metropoli. Non è stato semplice. Abbiamo ricevuto il supporto del sistema del credito cooperativo attraverso Federcasse, grazie al presidente Azzi, della Bcc del Garda che ci ha affiancato con un’attività di tutoraggio nella fase iniziale, e del gruppo bancario Iccrea. Abbiamo aperto le attività nel maggio 2009, proprio mentre il mondo affrontava la crisi finanziaria causata dal crack della banca d’affari americana Lehman Brothers. Ricordo un titolo di giornale di quei giorni che sottolineava la portata della nostra sfida: mentre in America fallivano le grandi banche, a Napoli ne nasceva una piccola".

Quale modello di banca volevate far nascere a Napoli?"La città aveva bisogno di una banca che non lavorasse soltanto con gli algoritmi. Noi abbiamo costruito un modello di analisi fondato sulla relazione personale e sulla conoscenza diretta del cliente. Lo abbiamo chiamato "Rating Umano". È un sistema che affianca alle tradizionali valutazioni economiche e patrimoniali una serie di elementi qualitativi quali la situazione tributaria, previdenziale, assicurativa ed altro. Ciò non significa concedere finanziamenti a tutti, ma disporre di più informazioni per capire chi merita davvero credito".

Può farci un esempio concreto di come funziona questo rating umano?"Le racconto una vicenda legata agli artigiani di San Gregorio Armeno, famosi nel mondo per la produzione dei presepi. Nella loro attività custodiscono competenze tramandate da generazioni, spesso da secoli. Possiedono un patrimonio di conoscenze, di esperienza e di capacità artigianali che nei bilanci d’impresa non viene valorizzato. Un algoritmo difficilmente riesce a misurare questo asset che va ben al di là dei numeri dello stato patrimoniale. Per rendersene conto bisogna conoscere quelle persone, visitare le loro botteghe, capire il valore del loro lavoro e anche osservare come le nuove generazioni stanno innovando queste attività".

Cos’ha fatto per loro la Bcc Napoli?"Durante la pandemia del Covid, abbiamo finanziato molti artigiani di San Gregorio Armeno, contribuendo a salvaguardare attività che rischiavano di scomparire. C’era anche il pericolo che alcune botteghe storiche finissero nelle mani di investitori estranei al territorio. Abbiamo utilizzato gli strumenti di garanzia disponibili, ma abbiamo soprattutto valorizzato la storia professionale di queste persone. Il nostro compito è accompagnare i progetti imprenditoriali, le speranze e le aspirazioni dei clienti. Vale per gli artigiani come per i giovani che vogliono avviare una nuova attività".

Quali saranno le prossime tappe della vostra espansione?"Abbiamo già ottenuto l’autorizzazione per aprire una nuova filiale a Pozzuoli, una città che sta attraversando un momento particolarmente delicato a causa del bradisismo. Vogliamo dare un segnale concreto di fiducia a quella comunità. La nuova sede avrà una superficie di circa 400 metri quadrati e offrirà servizi alle famiglie, agli artigiani e alle imprese, oltre alla gestione del risparmio. Pozzuoli è anche il punto di riferimento di un’area economicamente importante, che comprende altri centri dei Campi Flegrei e le isole. Il nostro obiettivo è continuare a rafforzare la presenza sul territorio".

Mentre molte banche riducono la presenza sul territorio, voi continuate ad aprire sportelli. Perché?"Perché crediamo che la presenza fisica abbia ancora un grande valore. Recentemente abbiamo inaugurato una filiale a Napoli nei Decumani, in via Benedetto Croce, nel cuore del centro storico, in un’area dove mancava una banca da trent’anni. Abbiamo recuperato locali storici di un altro istituto che aveva chiuso da tempo e li abbiamo restituiti alla città. Oggi quella filiale è frequentata da artigiani, commercianti, famiglie e anche turisti. Naturalmente disponiamo di tutti gli strumenti digitali e dei servizi avanzati che ci mette a disposizione il gruppo Iccrea, al quale apparteniamo. Ma la tecnologia deve affiancare le persone, non sostituirle. L’intelligenza artificiale è uno strumento importante, che può liberare i dipendenti da molti adempimenti burocratici e consentire loro di dedicare più tempo ai clienti. Ma non potrà mai replicare la relazione umana".