Il sistema Italia si sta mostrando resiliente rispetto all'incertezza legata alla crisi mediorientale e ai costi di gas e petrolio. Anche se aumenta la pressione dell'inflazione. Sulla spinta della domanda interna e degli investimenti, l'Istat ha confermato che nel secondo trimestre dell'anno il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,2 per cento rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Allora il Pil era salito di tre decimali. Non si ferma, poi, il treno del lavoro: sempre secondo l'istituto di statistica, tra luglio di quest'anno e quello scorso si sono avuti 307mila occupati in più. In estrema sintesi la disoccupazione - «ai minimi», ricorsa il ministro Marina Calderone - è al 5,8 per cento, il tasso di occupazione invariato al 63,2.
A rovinare questo quadro all'insegna della stabilità c'è invece una fiammata dell'inflazione. Sempre l'Istat ha fatto sapere che ad agosto, mese nel quale benzina e diesel hanno sfondato la quota di due euro al litro, le stime preliminari ci dicono che «l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,5 per cento su base mensile e a +3,3 per cento su base annua (dal +2,9 per cento del mese precedente)».
VERSO FINE ANNO
Al momento la crescita acquisita per il Paese nell'anno in corso è dello 0,8 per cento, l'inflazione acquisita del 2,9 per cento. E in questo differenziale ci sono tutti i rischi - legati agli scenari internazionali - che il Paese può correre. Secondo Paolo Pizzoli, senior Economist di Ing, i trend registrati nel secondo trimestre potrebbero ripetersi nel terzo.
«Il Pil - ha spiegato - è cresciuto dello 0,2 per cento, sostenuto dalla domanda interna, mentre le esportazioni nette hanno rappresentato un fattore di frenata. Prevediamo una crescita simile nel terzo trimestre, ma l'accelerazione dell'inflazione, trainata dai prezzi dell'energia, aumenta il rischio di una delusione sul fronte dei consumi». Proprio per quanto riguarda il secondo periodo del 2026 Pizzoli parla di un'economia italiana «sorprendentemente resiliente agli sviluppi geopolitici e al loro impatto sui prezzi dell'energia». Per aggiungere che «la buona notizia è proprio che i consumi hanno tenuto nonostante un temporaneo deterioramento del reddito disponibile reale causato dall'accelerazione dell'inflazione» dopo la spinta delle quotazioni petrolifere.
Per capire le prospettive del sistema Italia da qui alla fine dell'anno è utile entrare nel merito delle ultime performance economiche. Tra il primo e il secondo trimestre, nota l'Istat, «tutti i principali aggregati della domanda interna presentano variazioni positive, con un aumento dello 0,3 per cento dei consumi finali nazionali e degli investimenti fissi lordi». Molto probabilmente quest'ultima voce ha beneficiato della chiusura dei cantieri finanziati dal Pnrr, arrivato a scadenza 48 ore fa. I riflessi della crisi mediorientale, invece, si vedono maggiormente sulla bilancia commerciale con l'estero. Sia le importazioni sia le esportazioni sono aumentate, ma le prime dell'1,7 per cento e le altre dello 0,8: molto probabilmente il conflitto ha sia congelato la penetrazione del Made in Italy in un quadrante dove è fortemente radicato come l'area del Golfo Persico sia indebolito nostri storici pagatori come l'America - Paese che sconta un'alta inflazione e una domanda interna penalizzata dal prezzo dei carburanti salito a quattro dollari al gallone - o la Francia, sempre più prossima alla recessione tecnica.
In questo scenario, «la domanda nazionale al netto delle scorte ha complessivamente contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. In particolare, la spesa per consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private ha contribuito per 0,2 punti percentuali e gli investimenti fissi lordi per 0,1, mentre è risultato nullo il contributo della spesa finale delle amministrazioni pubbliche». Dalle scorte poi una variazione positiva al Pil di due decimali, mentre la domanda estera è arretrata di tre. Guardando, poi, ai singoli settori, arretrano sia l'agricoltura (il valore aggiunto ha registrato un -0,2 per cento) e l'industria (-0,5), «più che compensati dalla dinamica positiva registrata nei servizi, cresciuti complessivamente dello 0,4 per cento». Proprio dai servizi è arrivata la maggiore spinta ai consumi.
Come detto, regge il mondo del lavoro, che conferma una tendenza - forse favorita dalla crisi demografica - positiva sul fronte delle stabilizzazioni. Ma rispetto alle ultime rilevazioni, va segnalata un'importante riduzione dei contrattisti. «A luglio 2026 - fa notare l'Istat - la stabilità congiunturale del numero di occupati (24,370 milioni) è sintesi dell'aumento dei dipendenti permanenti (+53mila rispetto a giugno e pari a un +0,3 per cento) e degli indipendenti (+13mila e +0,2 per cento) e del calo dei dipendenti a termine (-64mila e -2,5 per cento)». Migliori performance per gli uomini - soprattutto se dipendenti permanenti - gli autonomi e i 35- 49enni. In frenata le donne e i giovani: soltanto la disoccupazione giovanile è salita al 18,9 per cento (+0,2 per cento).
Maggiori rischi nel breve termine arrivano dal fronte dell'inflazione. Dietro il +3,3 per cento di agosto c'è l'andamento dei prezzi degli energetici (i non regolamentati sono passati da +11,4 a +16,9 per cento, i regolamentati da +14,8 a +18,8 per cento). Ma in quel mese non si è registrata ancora una trasmissione ai consumi. Infatti, «nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua ad essere moderata (stabile a +1,1 per cento)», con il "carrello della spesa", quello composto dai beni di necessità, che segna lo stesso trend (+1 per cento). Infatti «l'inflazione di fondo scende lievemente da +1,6 a +1,5 per cento.
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