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Benzina, cosa c'è dietro il tetto ai prezzi: cos'è il price cap, come funziona e quanto dura

September 27, 2026

Da lunedì 28 settembre, fare rifornimento nelle stazioni Eni costerà al massimo 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel. È la decisione annunciata dal gruppo energetico, che ha scelto di introdurre un price cap, cioè un tetto massimo al prezzo dei carburanti commercializzati attraverso la rete Enilive. Ma anche Ip calmiererà i prezzi.

La durata

La misura decisa da Eni durerà inizialmente 30 giorni, ma potrà essere prorogata fino alla fine dell’anno.

Quanto si risparmia

Eni parla di circa 17 centesimi al litro in meno rispetto ai livelli medi attuali. Ma attenzione: non significa che ogni automobilista risparmierà necessariamente questa cifra, perché il risparmio dipenderà dal prezzo che avrebbe pagato e dal distributore scelto.

In sostanza se il prezzo che avremmo pagato fosse superiore al tetto di 17 centesimi al litro, su un pieno da 50 litri la differenza sarebbe di 8 euro e 50 centesimi. Si tratta ovviamente di un esempio teorico, non di un risparmio garantito per tutti. Inoltre c'è un possibile rovescio della medaglia: un tetto può attirare più automobilisti verso le stazioni interessate. Se la domanda cresce rapidamente, può aumentare la pressione sulle scorte e sulla logistica, con il rischio di esaurimenti temporanei in alcuni impianti.

Come funziona 

La domanda, però, è un’altra. Come fa una compagnia petrolifera a mettere un tetto al prezzo della benzina mentre i costi internazionali continuano a salire? E perché questa decisione arriva proprio adesso?
Per capirlo, bisogna partire da un concetto fondamentale: il prezzo che paghiamo alla pompa non dipende soltanto dal costo del petrolio.

Entrano in gioco le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, i costi di trasporto e distribuzione, le imposte e i margini degli operatori.

Eni è riuscita a prendere questa decisione perche il gruppo non si limita a vendere carburante. È presente in diverse fasi della filiera energetica, dall’approvvigionamento alla raffinazione, fino alla distribuzione attraverso Enilive.

Questo significa che può gestire i costi e i margini su più livelli rispetto a un operatore che acquista il carburante già raffinato e lo rivende nelle proprie stazioni.

In concreto, se il costo di approvvigionamento aumenta, Eni può decidere di non trasferire interamente quel rincaro sul prezzo finale, assorbendone una parte attraverso i propri margini. Ed è proprio quello che l’azienda sostiene di aver fatto già dallo scorso marzo, trasferendo solo parzialmente sui prezzi consigliati gli aumenti delle quotazioni internazionali. Con il price cap, questa scelta viene tradotta in una soglia massima dichiarata: 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio. Ma perché intervenire proprio adesso?

Le ragioni

Nella sua comunicazione, Eni individua due fattori: le crisi geopolitiche in corso, che riducono l’offerta internazionale di prodotti raffinati, e la diminuzione della capacità di raffinazione in Europa. Secondo l’azienda, negli ultimi quindici anni avrebbero chiuso quasi trenta raffinerie europee. Un elemento che contribuisce a rendere più fragile l’equilibrio tra domanda e offerta. Quando i prodotti raffinati scarseggiano, i prezzi possono aumentare anche indipendentemente dalle oscillazioni del prezzo del petrolio greggio.

Il diesel

Ma c’è un altro elemento, molto concreto, che riguarda soprattutto chi guida un’auto diesel. Dal 26 settembre al 5 ottobre, il taglio delle accise sul gasolio è stato ridotto a 6,1 centesimi al litro. È un dimezzamento rispetto ai 12,2 centesimi precedenti. Tradotto: una parte del beneficio fiscale che contribuiva a contenere il prezzo del diesel viene meno, proprio mentre i carburanti sono sotto pressione. È in questo contesto che arriva l’iniziativa di Eni, che lega esplicitamente il proprio price cap all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore.

Gli altri casi

Un esempio non ottimistico ci arriva dalla Francia dove il gruppo Total ha introdotto dall'inizio dell'anno limiti simili, ma oltre ad avere avuto problemi con esaurimenti temporanei in alcuni distributori, la maggior parte degli altri operatori non hanno seguito l'esempio. Non a caso, Eni ha previsto una durata iniziale di 30 giorni, con la possibilità di prorogare la misura fino alla fine dell’anno in funzione del mercato e degli approvvigionamenti.

Cosa cambia

E per gli automobilisti, che cosa cambia concretamente? Il tetto entrerà in vigore lunedì 28 settembre nella rete italiana Eni ed Enilive, che conta oltre quattromila stazioni di servizio. Sono comprese anche quelle autostradali.
Per individuare il distributore più vicino, è possibile consultare il sito e l’app di Enilive oppure utilizzare le mappe dei punti vendita pubblicate dalle testate che hanno seguito la notizia. Il consiglio è confrontare sempre il prezzo esposto, verificando anche la modalità di rifornimento: self-service o servito. Non bisogna infatti dare per scontato che le condizioni siano identiche in ogni situazione. Alla fine, il vero banco di prova non sarà soltanto il prezzo esposto lunedì alla pompa, ma quanto a lungo sarà possibile mantenerlo senza che i rincari internazionali tornino a scaricarsi sugli automobilisti.

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