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Beretta: «Attacchi cyber in tutta Europa da intelligence straniere»

October 17, 2026

Difesa

Il presidente e ad di Beretta Holding investe per proteggere le aziende dalla cyber war. Negli Usa conclusa l’Opa per rilevare il 25% della Sturm, Ruger quotata a Wall Street

Stabilimento nel Tennessee

La cyber war avanza e l’Europa, un fronte sempre più critico con attacchi in crescita su scala globale mentre le guerre in Ucrania e nel Medio Oriente sono ancora in corso. Operare in settori delicati come armi, munizioni dispositivi di sicurezza può comportare dovere difendersi dagli attacchi di questa guerra ibrida.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Per un gruppo come Beretta Holding, basata in Lussemburgo, con società partecipate in tutto il mondo, collaborazioni con numerosi governi europei e una posizione di leadership mondiale nelle armi portatili leggere, nei prodotti ottici e nelle munizioni, le incursoni informatiche sono un esempio su come le tensioni geopolitiche si traducano in pressioni sulle organizzazioni. «È un momento molto delicato. Quello che posso dire è che abbiamo ricevuto segnalazioni da parte di più di un Paese europeo nei quali abbiamo stabilimenti - ha ammesso Pietro Gussalli Beretta, presidente e amministratore delegato della Beretta Holding in una intervista a «Il Sole 24 ore» -. Sì, abbiamo avuto problemi sia di cyber security sia di interferenze di altra natura, diciamo di intelligence straniera. Anche in Italia ma in questo caso solo di cyber security. Stiamo collaborando con le autorità di questi Paesi. Da parte nostra dobbiamo cercare di fare il meglio per proteggerci; il resto spetta alle autorità preposte».

Beretta Holding ha appena concluso l’Opa da 107 milioni di dollari per acquisire un ulteriore 15% di Sturm, Ruger & Company, portando la partecipazione al 25% nella società americana quotata al New York Stock Exchange. «Un’operazione strategica che aumenta le nostre opportunità di crescita negli Stati Uniti, mentre continueremo a valutare possibili acquisizioni nei settori in cui operiamo a livello mondiale» ha aggiunto Gussalli Beretta.

Dottor Gussalli Beretta, non è stata un’operazione facile. Quali sono adesso i vostri piani?

«Mi sento di dire che si tratta di un’operazione industriale, non finanziaria, per le grandi opportunità che offre a entrambe le parti, sia dal punto di vista commerciale sia da quello produttivo. Al momento non posso svelare nulla: i progetti verranno approfonditi nei prossimi mesi con i partner. Posso ritenermi soddisfatto perché i rapporti con la società, nati in un clima di ostilità, negli ultimi mesi si sono evoluti in una direzione più distesa e pacifica. Sono certo che collaboreremo per lo sviluppo di nuovi progetti industriali con il management e il board, nel quale nomineremo due rappresentanti indipendenti».

Beretta Holding, che nel 2026 celebra 500 anni dalla fondazione, avvenuta nel 1526, è una società con solide radici in Italia. Negli anni ha realizzato decine di acquisizioni nel mondo e oggi ha un portafoglio di oltre 50 società. Questa operazione potrebbe essere la premessa per una quotazione della holding a Wall Street?

«Guardi, al momento non è un argomento sul tavolo. Quello che posso dire è che prenderemo in considerazione qualunque operazione dovesse presentarsi e fosse in grado di creare valore per Beretta Holding e, quindi, anche per la famiglia Beretta. Siamo in una fase di espansione: nel 2026 prevediamo un fatturato di 1,8 miliardi di euro e un Ebitda superiore a 300 milioni di euro. Nel 2025 il fatturato si è attestato a 1,68 miliardi di euro, con un Ebitda di 254 milioni di euro con oltre 6mila dipendenti».

Tornando all’operazione appena conclusa, Ruger è uno dei principali gruppi statunitensi nella produzione di armi portatili leggere, con una capitalizzazione di oltre 600 milioni di dollari e circa 2mila dipendenti. Nel 2025 ha fatturato 546 milioni di dollari. Voi avevate già il 10%: come cambia il vostro approccio al mercato con questo ulteriore 15%?

«Cambia moltissimo. Avere una partecipazione significativa in una delle più importanti società americane del settore, quotata a New York, apre un nuovo capitolo nello sviluppo industriale e finanziario del gruppo. Oggi siamo il primo azionista, con il 25%; il secondo è il fondo BlackRock, con circa l’8%. Questo significa instaurare relazioni costanti e intense con i principali attori del mercato dei capitali più importante del mondo. Implicherà anche un nuovo approccio mentale e culturale per tutto il gruppo, con un effetto di stimolo per gli amministratori, gli azionisti e il management di tutte le società».

Il settore della difesa vale circa il 40% del fatturato di Beretta Holding. In una fase di forti turbolenze geopolitiche cresce l’interesse dei Paesi di tutto il mondo a rafforzare le proprie capacità. Che ruolo avrà questo settore nella crescita del gruppo negli Stati Uniti?

«Beretta Holding è presente negli Stati Uniti da oltre 40 anni, con nove società controllate e cinque impianti, di cui quattro operativi e uno in costruzione. Gli Stati Uniti sono il Paese più avanzato nel settore della difesa e investono di gran lunga più di tutti gli altri (954 miliardi di dollari nel 2025, ndr). La difesa ha quindi un ruolo molto significativo. Forse sarebbe il momento di mettere da parte la demagogia che ha sempre caratterizzato l’approccio a questo settore, anche in Italia».

In Europa puntate a stringere accordi diretti con i governi?

«Abbiamo in corso diversi rapporti con molti Paesi europei, con i quali stiamo dialogando su vari progetti. Nel Regno Unito è in corso una trattativa per una fornitura militare. Abbiamo opportunità che stiamo esaminando nel Nord Europa, dove siamo già presenti, e anche in Germania. Di recente abbiamo firmato un accordo con il governo della Repubblica di Croazia per costruire una fabbrica di munizioni (vedi Il Sole 24 Ore del 30 luglio 2026, ndr), nella quale Beretta deterrà il 50% più un’azione. L’investimento ammonta a 130 milioni di euro. In Europa gli investimenti stanno aumentando e si sta cercando di migliorare il coordinamento fra i principali Paesi. La Germania, ad esempio, è il Paese che sta procedendo più rapidamente sul fronte degli investimenti».

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