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Blocco Diesel Euro 5, dal 1° ottobre cambia tutto: dove scatta e quali auto dovranno fermarsi

September 15, 2026

Dal 1° ottobre 2026 torna a far discutere il blocco delle auto diesel Euro 5. La norma nazionale riguarda il Bacino Padano e nasce dall'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti nelle aree maggiormente esposte allo smog.

Ma, a poche settimane dall'entrata in vigore, la situazione è tutt'altro che uniforme: le Regioni stanno scegliendo strade diverse per evitare che centinaia di migliaia di automobilisti si ritrovino con l'auto inutilizzabile.

La novità più importante riguarda la Lombardia, che ha confermato il divieto.

Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, invece, hanno scelto di ricorrere a misure compensative o stanno ancora definendo gli interventi necessari per evitare il blocco strutturale.

Dove scatterà davvero il blocco

La misura interessa in particolare i Comuni con più di 100.000 abitanti delle quattro Regioni del Bacino Padano: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Il quadro, però, è cambiato rispetto alle previsioni iniziali.

La Lombardia è al momento l'unica Regione ad aver confermato senza modifiche sostanziali lo stop alle diesel Euro 5. Il provvedimento riguarda i giorni feriali e le aree urbane dei Comuni interessati. Tra le città coinvolte ci sono Milano, Brescia, Monza e Bergamo.

In Piemonte, invece, il blocco strutturale è stato superato attraverso un sistema di misure alternative per la riduzione delle emissioni. La Regione ha quindi scelto di non fermare automaticamente le diesel Euro 5.

Piemonte, niente stop alle Euro 5

Il Piemonte rappresenta il primo caso in cui la Regione ha scelto di evitare il blocco attraverso interventi alternativi inseriti nel piano per la qualità dell'aria.

Questo significa che gli automobilisti piemontesi con una diesel Euro 5 non saranno automaticamente costretti a lasciare l'auto in garage dal 1° ottobre.

La scelta è particolarmente rilevante per l'area di Torino e Novara, dove il provvedimento avrebbe interessato un numero molto elevato di vetture.

Emilia-Romagna, il blocco è ancora in bilico

Anche in Emilia-Romagna la situazione è cambiata rispetto al piano originario. La Regione sta predisponendo misure alternative per evitare lo stop alle Euro 5, così da raggiungere comunque gli obiettivi di riduzione dell'inquinamento senza scaricare tutto il peso del provvedimento sugli automobilisti.

Il blocco previsto dalla normativa avrebbe interessato, tra gli altri, i principali centri urbani della regione, con limitazioni nei giorni feriali durante il periodo invernale. La decisione finale sulle misure alternative è quindi determinante per capire se le diesel Euro 5 potranno continuare a circolare.

Veneto, decisione ancora da definire

Anche il Veneto è alle prese con la ricerca di una soluzione alternativa. Il quadro previsto dalla normativa nazionale comprende anche questa Regione, ma l'obiettivo dell'amministrazione è evitare un blocco generalizzato delle Euro 5 attraverso interventi compensativi.

Per gli automobilisti veneti, dunque, il quadro non è ancora definitivo e bisognerà attendere le decisioni regionali per conoscere nel dettaglio città, orari e categorie di veicoli interessate.

Quali auto sono coinvolte

Il provvedimento riguarda le autovetture diesel omologate Euro 5, una categoria che comprende molte vetture immatricolate nella prima metà degli anni 2010.

Non significa però che dal 1° ottobre tutte le diesel Euro 5 d'Italia saranno automaticamente ferme. Il provvedimento è legato alle Regioni del Bacino Padano e alle specifiche ordinanze locali, con differenze importanti tra un territorio e l'altro.

Anche all'interno delle stesse Regioni possono inoltre esserci deroghe, fasce orarie e categorie di veicoli escluse dalle limitazioni.

Perché è stato introdotto il blocco

Alla base della misura ci sono le politiche di contenimento dell'inquinamento atmosferico, in particolare delle emissioni di PM10 e ossidi di azoto.

Il blocco delle diesel Euro 5 era stato rinviato e la sua entrata in vigore è stata fissata al 1° ottobre 2026. La normativa consente tuttavia alle Regioni di evitare il divieto strutturale se adottano misure alternative in grado di ottenere una riduzione equivalente delle emissioni.

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