Oltre 400 milioni di euro di danni già stimati, di cui 300 milioni soltanto in Campania, con il conto finale che quasi sicuramente andrà oltre il miliardo. È il bilancio tracciato informalmente dalle categorie produttive sulla base delle prime stime delle perdite provocate dalla protesta dei Tir contro il caro carburante. Protesta partita a metà ottobre e rapidamente estesa a tutto il Mezzogiorno. Mentre si ripristinano le forniture tra distributori a secco, supermercati da rifornire e produzioni agricole compromesse, si apre un'altra vertenza: quella dei taxi, pronti a scendere in piazza contro il caro carburanti. I camion ieri sono tornati a circolare dopo la rimozione dei presidi nella notte tra giovedì e venerdì in Campania e Calabria, ma la ripartenza è lenta. A Napoli e provincia, ieri mattina, si sono formate code ai distributori e il riassortimento dei prodotti freschi è ripreso gradualmente. Federdistribuzione prevede cinque-sette giorni per ripristinare le scorte. Nel Sud restano poi diversi impianti senza carburante e scaffali incompleti. Per il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, la fase più critica è superata, ma serviranno ancora giorni per tornare alla normalità.
LE CONSEGUENZE
Le conseguenze più pesanti riguardano l'agroalimentare. Secondo Coldiretti, in Puglia sono ripresi i ritiri di latte e fiori, in Sicilia le consegne di ortofrutta, carne e latte, in Calabria i trasporti di kiwi e mangimi. In Campania circolano nuovamente uva, clementine, limoni e mozzarella di bufala. Tonnellate di prodotti freschi e ittici sono però andate perdute, lasciate nei campi o finite al macero. Per compensare le mancate consegne, i mercati all'ingrosso hanno aumentato gli acquisti da Spagna, Grecia, Albania e Turchia. Italmercati, rete di 22 mercati, segnala meno arrivi da Sicilia e Calabria. Le difficoltà hanno raggiunto Roma e il sud del Lazio: al Centro Agroalimentare i pomodori siciliani ciliegini e Piccadilly hanno superato i cinque euro al chilo, i datterini rossi 7,50 euro, contro i circa due euro dei pomodori a grappolo albanesi. L'allarme riguarda anche i servizi essenziali.
Le difficoltà di approvvigionamento hanno coinvolto le farmacie e rallentato i cantieri della rete elettrica. E-distribuzione ha segnalato ai prefetti rischi per le riparazioni dei guasti, anche per la scarsità di carburante dei mezzi di servizio. In Campania sono finiti sotto pressione gli spostamenti di medici e ambulanze, la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico. Sono state ridotte anche alcune corse verso le isole del Golfo di Napoli. Durante l'emergenza, venti persone si sono rivolte al Centro Antiveleni del Cardarelli dopo aver ingerito piccole quantità di carburante, probabilmente durante travasi improvvisati dalle taniche alle auto. Quanto alle fabbriche, si ferma per tutta la settimana il reparto motori Gse dello stabilimento Stellantis di Termoli. Sul fronte dell'ordine pubblico, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha comunicato che nel Sud sono state identificate 2.065 persone, 79 denunciate e 242 sanzionate. In Campania sono stati organizzati 500 servizi di scorta agli autotrasportatori. Le forze dell'ordine puntano, ha spiegato il ministro, a garantire la libera circolazione e individuare i responsabili dei blocchi illegali. La vertenza resta aperta sulle misure di sostegno. Il Consiglio dei ministri ha stanziato 105 milioni di euro, dopo l'annuncio del ministro dei Trasporti Matteo Salvini di 480 milioni di aiuti immediati e altri 590 milioni per rinnovare i mezzi. Martedì prossimo le associazioni degli autotrasportatori incontreranno Salvini al ministero. Sulle misure concordate si apre anche il fronte dei consumatori. L'Unione Nazionale Consumatori, che aveva sollevato la questione già prima dell'arrivo del decreto aiuti del governo, contesta la modifica dell'articolo 83-bis del decreto-legge 112 del 2008. La norma già prevede, per i contratti di trasporto superiori a trenta giorni, l'adeguamento della componente carburante se il prezzo del gasolio varia di oltre il 2% rispetto al valore di riferimento. La modifica punta a rendere automatico il meccanismo e a introdurre parametri specifici anche per i contratti non scritti.
IL FRONTE
Per il presidente dell'Unc, Massimiliano Dona, il rischio è accelerare il trasferimento dei rincari dal trasportatore al committente e quindi ai prezzi finali. I maggiori costi potrebbero ricadere sulle famiglie, a partire dalla spesa alimentare, alimentando l'inflazione. L'associazione chiede al governo di consultare i consumatori e ridurre le accise per tutti. Intanto si apre il fronte dei taxi. Lunedì itTaxi, Uri e Unicoop hanno annunciato un presidio a Roma davanti al ministero dei Trasporti, dalle 10 alle 13. Martedì prossimo altre 27 sigle si riuniranno a Firenze per valutare nuove iniziative, con la partecipazione anche dei noleggi con conducente. «Lo sciopero è un'opzione in campo, ed è quanto mai probabile», ha dichiarato Carlo Di Alessandro di Federtaxi Cisal. Il presidente di itTaxi, Loreno Bittarelli, denuncia margini azzerati dai rincari, che i tassisti non possono trasferire sui clienti perché le tariffe sono stabilite dai Comuni. Le richieste comprendono l'estensione del Gasolio Professionale, un fondo straordinario di compensazione e incentivi per la transizione ecologica. Le altre sigle chiedono sostegni e l'applicazione delle misure anti-abusivismo previste dalla legge.
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