MONTEBELLUNA - Poco più di 28 euro di consumi effettivi nel giro di sei mesi. Accompagnati però da oltre 864 euro di costi fissi. È il conto totale delle ultime tre bollette della luce che Sergio Furlan, residente a Montebelluna, si è visto recapitare da Enel per il suo cantiere. Le voci sono dettagliate. Tra marzo e aprile la quota consumi si era fermata a 7,72 euro. Ma la parte fissa e la quota potenza (15,0 kW) sono arrivate a 143 euro. Più 191 euro per le attività di preventivo, cioè il sopralluogo per l'allacciamento, e oltre 75 euro di accise e Iva. Stessa musica per quanto riguarda maggio e giugno. A fronte di 12,90 euro di consumi, ci sono stati 170 euro di quota fissa e di quota potenza e 41 euro di accise e Iva. A chiudere, almeno per ora, tra luglio e agosto i consumi sono rimasti sotto la soglia degli 8 euro. Ma anche qui si sono sommati ai 174 euro di quota fissa e quota potenza e ai 40 euro di accise e Iva.
«Questa è la realtà dei fatti - spiega Furlan - guardando le bollette del mio cantiere è subito spiegata: a fronte di consumi per 28,49 euro, ho pagato 864,39 euro a causa di costi fissi, accise, Iva e tasse varie».
Nelle scorse ore il diretto interessato ha preso carta e penna e spedito tutto anche a Raffaele Speranzon, senatore di Fratelli d'Italia ed ex consigliere regionale. «Una miriade di piccoli imprenditori quotidianamente chiudono bottega a causa di questi "espropri"», sottolinea Furlan nella lettera aperta.
Alberghi e ristoranti
Un altro allarme è arrivato nei giorni scorsi dalla Confimprenditori. L'associazione ha puntato il dito su bollette energetiche più care fino al 48,5% per gli alberghi e fino al 47,6% per la ristorazione, con aumenti medi per il comparto turistico intorno al 40% e punte superiori al 50%. Stando ai dati dell'osservatorio, a pagare il conto più salato sono gli alberghi: per una struttura tipo da 45 camere, la spesa energetica del trimestre estivo è passata da 8.250 a 12.250 euro, con un aggravio di 4mila euro, pari al 48,5%. Non va meglio per la ristorazione, dove l'utilizzo continuo di cucine elettriche, celle frigorifere e impianti di climatizzazione ha fatto salire la spesa trimestrale da 2.100 a circa 3.100 euro: mille euro in più, pari al 47,6%.
Per Confimprenditori alla base della dinamica c'è una criticità strutturale: la forte dipendenza dal gas per la produzione elettrica espone l'Italia a prezzi più alti rispetto a Francia e Spagna. «Il problema diventa evidente nelle ore serali - specificano - quando diminuisce la produzione da fonti rinnovabili e la rete ricorre maggiormente alle centrali a gas, proprio mentre alberghi e ristoranti registrano elevati consumi per luce, climatizzazione e servizi». Da qui la proposta: introdurre un credito d'imposta sulle spese energetiche delle imprese turistiche, pari ad almeno il 30% degli extra costi sostenuti nel trimestre giugno-agosto rispetto allo stesso periodo del 2025, sul modello dei crediti d'imposta energetici già utilizzati in passato.
«Le imprese stanno sostenendo un aggravio di costi non sempre giustificato dal reale andamento dei prezzi - spiega Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori - lo Stato, attraverso l'Iva e le partecipazioni nelle grandi aziende energetiche, beneficia a sua volta dell'aumento della spesa sostenuta da famiglie e imprese. Per questo chiediamo un intervento immediato prima che i rincari si scarichino sui prezzi al consumo o, peggio, mettano a rischio la tenuta delle imprese più piccole».