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Bonus caldaia 2026, cambiano gli incentivi: stop a stufe a pellet e legna

August 13, 2026

Al via nuove regole: niente agevolazioni per stufe, caminetti e termocamini se prendono il posto di una caldaia a gas. Restano i bonus per pompe di calore, sistemi ibridi e solare termico. Ecco come non perdere il bonus caldaia se si vuole cambiare l’impianto di riscaldamento.

Cambia il bonus caldaia 2026. Con il D.Lgs. 5/2026, che recepisce la direttiva europea RED III, l’Italia stringe le regole sugli incentivi per il riscaldamento di casa: standard più severi, meno margini, obiettivi ambientali più ambiziosi. In linea con le richieste di Bruxelles l’obiettivo è spingere le famiglie ad abbandonare le vecchie tecnologie a combustione e a passare a sistemi più efficienti e a basso impatto. La conseguenza più concreta riguarda chi aveva in mente di sostituire la caldaia a gas con una stufa a pellet, a legna o un caminetto: da ora, nella maggior parte dei casi, questa scelta non dà più diritto a nessun incentivo. Resta invece tutto confermato per chi punta su pompe di calore, sistemi ibridi certificati “factory made” e impianti solari termici.

Stop agli incentivi per stufe e biomasse: chi resta escluso

Dal 3 agosto le stufe a pellet, le stufe a legna, i termocamini e i caminetti perdono totalmente l’accesso a qualsiasi forma di agevolazione economica quando sostituiscono un impianto a gas. Non è più possibile richiedere né la detrazione fiscale IRPEF al 50% (tramite Ecobonus o Bonus Ristrutturazione), né eventuali voucher o contributi stanziati da bandi regionali, provinciali o comunali. Dietro lo stop non c’è un motivo economico, ma soprattutto ambientale: limitare la produzione di particolato fine. C’è comunque un margine, seppur ristretto: la direttiva introduce anche il principio del cosiddetto “uso a cascata” della biomassa, secondo cui il legno dovrebbe essere destinato prioritariamente ad altri impieghi e solo in ultima battuta alla combustione per il riscaldamento.

L’eccezione per la biomassa di ultima generazione

Chi possiede già un vecchio impianto a biomassa e vuole rinnovarlo oppure chi dismette una caldaia a carbone o a gasolio, può ancora accedere agli incentivi. Ma servono requisiti tecnici stringenti: certificazione a 5 stelle secondo il DM 186/2017, rendimento termico almeno all’87%, accumulo termico da 20 litri per ogni kW di potenza installata (una soglia prima non richiesta) ed emissioni di particolato sotto 1 mg/Nm³ nei casi di deroga dal gas o GPL, un limite che seleziona solo gli apparecchi più avanzati. Conta anche il combustibile: l’incentivo spetta solo con pellet certificato ENplus A1, la classe più alta, e bisogna conservare le fatture d’acquisto per eventuali controlli. Chi viene trovato con pellet non certificato o senza fatture in regola perde il bonus e rischia anche multe. Le stufe per il riscaldamento di un solo ambiente, invece, restano fuori da questi vincoli.

Le agevolazioni confermate: pompe di calore, sistemi ibridi e solare termico

La stretta riguarda solo la biomassa: chi punta su tecnologie elettriche e a basso impatto trova il bonus caldaia 2026 pienamente confermato. Le pompe di calore elettriche continuano ad accedere all’Ecobonus al 50% per l’abitazione principale (36% per le seconde case), al Bonus Casa per le ristrutturazioni e al Conto Termico 3.0. Lo stesso vale per i sistemi ibridi “factory made”, le unità che integrano una caldaia a condensazione ad alta efficienza con una pompa di calore elettrica: solo se certificati come tali dal produttore, accedono alle medesime agevolazioni delle pompe di calore. Gli incentivi restano confermati anche per il solare termico, destinato alla produzione di acqua calda sanitaria e all’integrazione del riscaldamento.

Cos’è il Conto Termico 3.0 e come funziona

Tra queste agevolazioni c’è il Conto Termico 3.0, che funziona in modo diverso dagli altri bonus. A differenza di Ecobonus e Bonus Casa, non passa attraverso la detrazione fiscale ma dà un rimborso diretto sul conto corrente entro pochi mesi dall’approvazione della pratica. Può coprire fino al 65% delle spese ammissibili per interventi di risparmio energetico e produzione di calore da fonti rinnovabili: è spesso la via più rapida e conveniente per chi installa una pompa di calore o un sistema ibrido certificato.

Come non perdere il bonus caldaia

In concreto da agosto non è più possibile presentare un progetto che preveda la semplice installazione di una caldaia a condensazione a gas stand-alone, senza alcuna integrazione rinnovabile. Una via d’uscita esiste, ma è stretta: la deroga è ammessa solo se il termotecnico abilitato dimostra, nella relazione tecnica di progetto, un’impossibilità tecnica o economica reale e documentata a installare soluzioni alternative. Non basta preferirla o volerla per risparmiare. Per questo motivo, chi sta pensando di cambiare caldaia dovrebbe muoversi con anticipo. Meglio decidere il tipo di impianto fin dall’inizio del progetto, perché intervenire a cantiere già avviato rischia di bloccare l’iter edilizio e di far perdere il bonus. È importante anche controllare la data di avvio dei lavori, dato che è quella a stabilire se si applica il regime valido fino al 2 agosto o quello entrato in vigore dal 3 agosto 2026. E infine, farsi seguire da un termotecnico abilitato resta il modo più sicuro per scegliere tra pompa di calore, sistema ibrido factory made o solare termico, e per preparare per tempo la relazione tecnica se serve una deroga.