Pubblicato il: 26/10/2026 – 7:04
ROMA Lula ha trionfato alle elezioni brasiliane. Dopo una rimonta epocale, l’ultima icona della sinistra mondiale ha vinto il ballottaggio contro il candidato trumpiano Flavio Bolsonaro, confermandosi per la quarta volta presidente del Brasile. Alla fine ha conquistato il 51,74% dei voti, contro il 48,2% di Flavio, uno scarto netto, ben superiore a quello previsto alla vigilia. Un trionfo che lancia un segnale forte anche al mondo: a pochi giorni dal voto di midterm, la sua affermazione ferma l’avanzata sinora inarrestabile della destra trumpiana in America Latina. Ma Lula, che ha ammesso di non avere mai avuto uno smartphone, ha battuto anche Meta, accusato da più parti di aver tentato invano di frenare la diffusione dei suoi contenuti suoi social. Una buona notizia anche per la comunità Lgbt, per i i difensori dei diritti delle minoranze, degli indigeni, degli ultimi che dipendono dalle politiche sociali pubbliche. E anche per le politiche ambientali a difesa dell’Amazzonia, il polmone del mondo. La sua vittoria è storica anche per il modo in cui è arrivata: mai nella storia della politica brasiliana un candidato uscito sconfitto dal primo turno era riuscito a ribaltare il risultato nel secondo. E mai un candidato ha conquistato tanti voti, oltre 64 milioni. Dietro la vittoria di questo highlander del progressismo mondiale c’è certamente il boom della partecipazione: l’astensione è crollata di due punti, segno che è stato votato anche da chi è rimasto a casa il primo turno. Ma stavolta è andato alle urne forse spinto dalla paura di un altro Bolsonaro alla presidenza. E grazie a loro il Paese più cattolico al mondo non sarà guidato per la prima volta da un evangelico. In tre settimane, grazie a una mobilitazione popolare nelle strade come in rete – fondamentale il contributo del suo “esercito” online – Lula è riuscito a recuperare una situazione che sembrava assolutamente proibitiva: la notte del primo turno era indietro di circa due milioni di voti rispetto al suo avversario, consapevole di avere la vittoria in tasca anche perché convinto di incassare i nove milioni di voti dei candidati esclusi, tutti di centrodestra. Ma anche stavolta, l’anziano leader (compirà 81 anni tra qualche giorno), come quattro anni fa con Jair, ha battuto un altro Bolsonaro. Un risultato talmente netto che dovrebbe scongiurare possibili ricorsi da parte della destra dopo il caos alle urne di questa concitata domenica elettorale in cui è stato prorogata di due ore la chiusura dei seggi. Ma questa è storia di domani. Ora e nei prossimi giorni milioni di brasiliani festeggeranno nelle strade del Brasile il presidente operaio, che perse un dito della mano a 17 anni schiacciato da una pressa. Invaderanno Copacabana come la Avenida Paulista di San Paolo con loro magliette rosse, come se il Brasile avesse vinto la sesta coppa del Mondo, felici e orgogliosi, facendo la L con la mano, simbolo del loro leader, ancora in sella. Il loro lavoro, il loro affetto ha sbaragliato di colpo tutti quelli che lo davano già politicamente morto: chi era pronto a relegarlo come una delle tante figure del Novecento, vecchio e stanco, da collocare nel dimenticatoio della storia stavolta s’è sbagliato di grosso. (Ansa)
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