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Brindisi, caos in consiglio sulle case popolari: il sindaco Marchionna minaccia le dimissioni. Strappo nella Lega

July 11, 2026

Una libertà di voto concessa «in via del tutto eccezionale, ma unica e non ripetibile», ma se queste situazioni dovessero ripresentarsi «non potrei far altro che prendere le dovute azioni consequenziali». Il sindaco Giuseppe Marchionna, nel corso dell’ultimo consiglio comunale, è arrivato anche a prospettare possibili dimissioni nel caso di nuove frammentazioni tra le forze al governo della città dopo l’ordine del giorno di Futuro nazionale sui criteri per l’assegnazione degli alloggi popolari: «Le case prima agli italiani», la proposta. 
Un documento che è bastato a far deflagrare una situazione interna di maggioranza che già di suo è piuttosto precaria quotidianamente e che adesso sta toccando, mi si permetta di dirlo in maniera molto chiara, punte assolutamente parossistiche. Marchionna, che poi ha scelto comunque di astenersi, aveva anche preso atto che sul punto non c’era una maggioranza precisa, ma è stato proprio Nicola Di Donna, ora in Futuro nazionale e quindi fuori dalla coalizione di governo, a parlare già in consiglio di una maggioranza numerica ma non politica. 
Su questi temi, l’opposizione attacca. Diego Rachiero (Attiva Brindisi) già nei giorni scorsi aveva posto il tema della legittimità dell’ordine del giorno, perché la mozione originaria «prevedeva una premialità nelle graduatorie delle case popolari in base alla residenza continuativa e al radicamento territoriale». Tutto questo, anche alla luce di una sentenza della Corte costituzionale che andava contro il criterio di un “radicamento” basato sulla nazionalità. Per Rachiero, la nuova proposta che è stata poi presentata, rivisitandola, rappresenterebbe «una scatola vuota, in sostanza, che demandava agli uffici comunali la ricerca di 'strade alternative' per favorire comunque la territorialità». Il tutto, quindi, avrebbe un’impraticabilità «tecnica e normativa». 
Il consigliere, poi, incalza sulla coesione della maggioranza: «Le spaccature emerse in aula – con Fratelli d’Italia in linea con Futuro nazionale, Forza Italia che ha votato contro insieme alle opposizioni e il sindaco Marchionna costretto ad astenersi e a minacciare le dimissioni di fronte a una maggioranza ormai implosa – dimostrano che propaganda ed estremismo ideologico servono solo a distruggere, non a governare». Dai social l’ex sindaco Riccardo Rossi, molto critico sulla mozione, attacca proprio le parole di Marchionna che «si lamenta, sbotta sulla maggioranza che sbatte contro un muro. E da professore incavolato con gli alunni li ammonisce: che sia solo per questa volta! E poi per non scontentare nessuno, tra chi vota sì e chi vota no dei suoi, si astiene. Pur di sopravvivere». Una situazione, quindi, dalla quale traspare una tensione molto forte all’interno dello schieramento di governo, nel quale però, almeno ufficialmente, si prova nuovamente a gettare acqua sul fuoco. 
Per Teodoro Pierri, capogruppo di Forza Italia, «all’interno della maggioranza non sussiste alcuna frattura politica. Il confronto tra i consiglieri e la presenza di differenti sensibilità costituiscono un elemento naturale e fisiologico del percorso amministrativo. Tale circostanza è stata ulteriormente evidenziata dall’intervento della consigliera Sicilia, la quale ha richiamato il principio del voto di coscienza, ribadendo come ciascun consigliere abbia esercitato le proprie prerogative con autonomia, senso di responsabilità e nel pieno rispetto del proprio ruolo istituzionale». Secondo l’azzurro «le interpretazioni volte a rappresentare il confronto interno come una situazione di contrapposizione o di crisi non trovano pertanto riscontro nella realtà dei fatti». L’intenzione, perciò, sarebbe quella di proseguire nel solco del programma che è stato stilato assieme a Marchionna.

Il caso Lega

Il consiglio comunale di giovedì agita le acque e ridisegna nuovi equilibri all’interno della maggioranza. In questo clima pesa il voto sull’ordine del giorno di Futuro nazionale che ha spaccato la coalizione: l'istanza mirava a rivedere i criteri per l’assegnazione delle case popolari introducendo la prolungata permanenza nelle graduatorie. Un argomento che, anche per il tema trattato, ha chiamato in causa la Lega, visto che l’assessore di riferimento è Ercole Saponaro. Proprio nell’ultima seduta, però, il Carroccio ha perso una dei suoi due consiglieri, Lidia Penta, passata al gruppo misto: quest’ultima ha poi votato contro l’ordine del giorno, mentre il componente rimasto nel gruppo, Alessandro Miceli, ha votato a favore. 
Un quadro complicato, sul quale lo stesso Saponaro fornisce la sua spiegazione, a partire dal merito della mozione e delle recenti pronunce della Corte costituzionale: «In commissione abbiamo spiegato perché la sentenza del 1° gennaio sul bando della Regione Toscana non c'entrava nulla con l'impostazione dell'ordine del giorno. Quindi, la Lega con Miceli ha votato coerentemente”. Secondo l’assessore il merito della mozione non riguardava la nazionalità dei possibili richiedenti: “L'hanno impostata così nel dibattito in aula ma non c'entrava niente, perché nel momento in cui si parlava di territorialità, se uno straniero abitava a Brindisi 10 o 5 anni, nessuno ha detto che non poteva partecipare».  Per l’esponente della giunta, quindi, l’impostazione dell’ordine del giorno terrebbe conto dei criteri indicati dalla Consulta «perché anche l'essere rimasti per tanti anni nelle liste delle case popolari senza aver ottenuto l'alloggio crea un disagio sociale forte. Per fare un esempio, se io ho una famiglia con 3 bambini arrivata adesso a Brindisi e una con 3 bambini che ha partecipato a 10 bandi ma non è mai rientrata, a parità di punteggio, a chi do la casa? Noi intendevamo che in quel caso va premiata la territorialità, che non c'entra niente con la nazionalità di provenienza né con la sentenza che ha riguardato la Regione Toscana».
Saponaro ha spiegato che, probabilmente, l’ideale sarebbe stato chiarire questo aspetto in consiglio, ma poi «il dibattito è naufragato su una cosa che non c’entra nulla».