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«Bruciamo tutto: portate fumogeni, qualcosa per coprire la faccia e una pistola Beretta»: la chat degli studenti ribelli fermati dalla polizia

October 16, 2026

PADOVA - Otto perquisizioni all'alba, quattordici misure di prevenzione tra dacur (divieto di accesso alle aree urbane), daspo e diffide, ma soprattutto una chat con oltre mille iscritti minorenni che pianificava (almeno sulla carta) un vero e proprio assalto in centro, dopo l'antipasto di venerdì scorso davanti alla scuola Marconi, dove gli studenti hanno aggiunto alle proteste un lancio di pietre e di cestini dei rifiuti.

La Digos della Questura di Padova è riuscita ad intercettare le conversazioni degli studenti proprio alla vigilia del corteo di oggi, organizzato per contestare le condizioni delle strutture scolastiche, dei programmi e in generale della salute della scuola. Padova come Parigi, dove da settimane va avanti la protesta.


I MESSAGGI

Sono tutti minorenni, tra i 15 e i 17 anni, studenti dell'istituto tecnico Marconi e del professionale Bernardi. Stando alle chat scambiate nei giorni scorsi, sembravano pronti a trasformare il centro storico in un campo di battaglia durante il corteo di oggi. Nei messaggi captati dalla Digos si passava con un'agghiacciante leggerezza dall'organizzazione dei cori studenteschi alle istruzioni e le direttive sul look da tenere in piazza chiare e tassative: «tutti a volto coperto e tutti vestiti di nero», con l'invito a «portare fumogeni, petardi, costumi, e qualcosa per coprirsi la faccia».

I piani del gruppo nato su WhatsApp andavano però ben oltre l'organizzazione di un corteo: «Blocchiamo il traffico utilizzando gli autobus» e «incendiamo i cassonetti e bruciamo tutto» si legge. Fino alle derive più pericolose: da un lato la pianificazione dei saccheggi, con l'indicazione di un obiettivo specifico: «blitz Foot Locker» si legge (il riferimento è al negozio di articoli sportivi in piazza Garibaldi, in centro a Padova). Dall'altro, addirittura l'accettazione e la ricerca di armi da fuoco, con un iscritto che evidenzia esplicitamente: «Se si porta una Beretta va bene». L'obiettivo finale della frangia considerata più radicale era lo scontro frontale con lo Stato, incitando il gruppo alla rivolta e all'attacco verso le forze dell'ordine: «Se siamo di più ci ribelliamo e andiamo contro», fino al piano più eclatante: «Entriamo in Questura e prendiamo tutto quello che hanno sequestrato».


LE INDAGINI

I poliziotti sono risaliti alle conversazioni anche grazie ad alcuni genitori di compagni di classe e d'istituto di quelli coinvolti. Già da qualche giorno infatti avevano percepito il rischio che quelle chat potessero trasformarsi in qualcosa di più di uno scherzo tra adolescenti, decidendo quindi di segnalarle alle forze dell'ordine. Poi sono partite le indagini e l'inchiesta per istigazione a delinquere aggravata dall'uso di internet, che ha di fatto ha scoperchiato il vaso di Pandora. La sveglia ieri è scattata all'alba per otto famiglie del Padovano. Poliziotti in casa, decreti di perquisizione sul tavolo e lo stupore di genitori tra città, Abano Terme, Selvazzano Dentro e Montegrotto Terme, che fino a 24 ore fa credevano di avere in camera dei semplici adolescenti. Invece attraverso delle schede sim intestate proprio a papà e mamma, stavano organizzando online una contestazione pesante.


SEQUESTRI

Gli investigatori hanno isolato il gruppo su WhatsApp denominata "16/10", capace di raccogliere in pochissimo tempo il numero massimo di 1025 partecipanti. Al termine delle perquisizioni, gli agenti hanno proceduto al sequestro dei telefoni cellulari e al rinvenimento di un vero e proprio kit da guerriglia urbana, che comprendeva un passamontagna e una bomboletta spray urticante. Il bilancio giudiziario è pesante: otto ragazzi tra i 15 e i 17 anni sono stati segnalati alla Procura della Repubblica per i minorenni di Venezia, mentre il Questore di Padova Marco Odorisio, attivando la divisione polizia anticrimine, ha firmato ben 14 provvedimenti di prevenzione tra dacur, daspo, avvisi orali e diffide, colpendo sia i giovani perquisiti sia altri sei ragazzi convocati d'urgenza insieme ai genitori.

Un blitz che non può essere considerato un fatto isolato, considerato il clima in mezza Europa. Il termometro delle piazze padovane però oggi segna una temperatura, tant'è che l'operazione ha segnato anche le distanze tra le scuole coinvolte e quelle che invece sarebbero scese in piazza pacificamente. Molte di queste, infatti, hanno scelto di rinunciare e non partecipare ai cortei.